Il terremoto di Casamicciola del 28 Luglio 1883 Libretto Funebre CLEMENTINA De RISEIS

Il terremoto di Casamicciola del 28 Luglio 1883

 Libretto Funebre CLEMENTINA De RISEIS


ANDINA


Libretto Funebre

28 Luglio 1883

CLEMENTINA DE RISEIS

detta ANDINA

Ahi! tu passasti, eterno

Sospiro mio: passasti; e fia campagna

D’ogni mio vago immaginar, di tutti

I miei teneri sensi, i tristi e cari

Moti del cor, la rimembranza acerba!

Leopardi



Andina fu il nome che ella diede a sè stessa.

Era Clementina e chiamò sè stessa

medesima Andina. (fiore o dolce fiore).

Parve sì dolce quel caro nomignolo

balbettato da due labbruzze di paradiso,

che non fu mai chiamata in altra guisa.[…]

[…]Infranta che fu per pochi istanti – e che istanti crudeli!-

l’armonia della natura, ella morì, e la sua morte

fu un volo rapidissimo verso l’eterna

bellezza, l’eterna armonia dell’amore.

Andina!Andina!, diletta nostra, ora che vivi

fra i beati, prega per coloro

che oggi piangono nell’umano dolore,

le perdute speranze della tua vita.

LA ZIA TERESA

Pagg. 50 e 51

§

[…] In una chiesetta, tra i pochi edifici risparmiati

dall’orribile flagello, nell’angolo vicino la porta giaceva

la piccola ANDINA.

Tremante sollevai la bianca coverta che l’avvolgeva.

Attorno attorno il silenzio e lo squallore della morte-

qua e là lenzuoli funerari covrivano altri cadaveri- tutto

era solenne e sacro.

Immobile, io rimasi lungamente a contemplare

quel caro corpicciuolo, senza poterlo

baciare nemmeno.

§

La testa mollemente reclinata sul guanciale,

poggiando la bianca manina sul mento bellissimo,

col sorriso che le sfiorava le labbra,

dormiva la povera ANDINA.

Allora allora la mamma sua amorosa, baciandola,

l’aveva benedetta, quando il terreno dell’isola

d’ISCHIA tremò tutto, sprofondò, e nella ruina

sua spense l’angiolo che dormiva.

Fu si rapida la sua fine, che non potè

dire nemmeno  mamma – la morte, nella

sua crudeltà, pietosa, non volle

che soffrisse un istante solo.

E lei, la sventurata madre, a pochi passi di distanza

dall’amor suo, vederlo morire, essere impotente

a soccorrerlo, sprofondata pur essa nell’abisso,

e non avere il conforto crudele di

carezzarlo morto………………….

……………………………

[…]

CARLO ALTOBELLI

Sul terremoto di Casamicciola

Il terremoto di Casamicciola fu un sisma che colpì l’omonima località dell’isola d’Ischia e i territori circostanti, alle ore 21:30 del 28 luglio 1883.

Dati Storici

Alle 21.30 circa del 28 luglio 1883 un violento terremoto colpì la località di Casamicciola, nell’isola d’Ischia, e i comuni limitrofi, soprattuttoLacco Ameno e Forio. La scossa tellurica, di tipo sussultorio e ondulatorio[2], durò 13 secondi e fu valutata, nell’epicentro, del X grado dellascala Mercalli[1]; la magnitudo, espressa secondo la scala Richter, è stata successivamente calcolata pari a 5,8[1]: l’apparente discrepanza pare dovuta alla superficialità dell’ipocentro.[3]

Le vittime furono 2.313, di cui la maggior parte a Casamicciola (1.784), Lacco Ameno (146) e Forio (345); altre vittime a Barano (10) e Serrara Fontana (28). I feriti furono complessivamente 762. A Casamicciola, che all’epoca contava 4.300 abitanti, la maggior parte delle abitazioni crollò (79,9%), le rimanenti furono danneggiate (19,9%), una sola restò illesa. Il terremoto fu avvertito con intensità molto diverse in tutta l’isola e anche nella vicina isola di Procida, inoltre a Pozzuoli e a Napoli (IV grado Mercalli).[4]

Le prime notizie del disastro giunsero a Napoli verso la mezzanotte del giorno stesso, ma la macchina dei soccorsi (anche a causa delle difficoltà nelle comunicazioni, non funzionando più il telegrafo), si mosse con una certa lentezza, riscattata dall’eroismo dei singoli.[5]

Le scosse di assestamento furono parecchie, la più forte fu avvertita il 3 agosto. Il sisma era stato preceduto da un fenomeno di minore intensità, dell’ordine di IX gradi della scala Mercalli, il 4 marzo 1881; le località maggiormente colpite erano state Casamicciola e Lacco Ameno; la scossa, durata sette secondi, aveva provocato 126 morti e un numero imprecisato di feriti.[6]

Tra le vittime del terremoto vi furono anche i genitori e la sorella del futuro filosofo Benedetto Croce, il quale – allora diciassettenne – fu estratto vivo dalle macerie.

Per la sua violenza e drammaticità, il terremoto entrò in locuzioni come “Qui succede Casamicciola”, per dire che succede un putiferio.

Link utili:

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