Augusto Majani (Nasìca) ILLUSTRATORE


Augusto Majani (Nasìca)

ILLUSTRATORE

Erinnofilo Esposizione Nazionale di Caricature
Collezione personale -Erinnofilo Esposizione Nazionale di Caricature – NASICA 1916

Augusto Majani (Budrio, Bologna 1867 – Buttrio, Udine 1959) è stato un artista poliedrico, non ancora sufficientemente noto ai più come meriterebbero la sua produzione di artista e la sua figura di uomo di spirito e di eccelso caricaturista.
Conosciuto anche con lo pseudonimo di Nasìca ha attraversato il mondo della cultura bolognese sotto varie sfaccettature: pittore e docente dell’Accademia di Belle Arti; ottimo e sagace illustratore, fu anche giornalista e scrittore.
Frequentatore di Carducci, Pascoli, Testoni, Guerrini, Oriani, Panzacchi,Trilussa, Ojetti e d’Annunzio, collaborò a lungo con Il Resto del Carlino, con le maggiori riviste italiane e con periodici umoristici bolognesi come Il fittone, Ehi! ch’al scusa e Bologna che dorme, solo per citarne qualcuno….

LEGGI

testoni-nasica
Collezione Personale – LA SGNERA CATTAREINA A L’ESPUSIZION sonetti di A. Testoni, illustrazione Augusto Majani (NASICA)

vedi link alla Mostra di Bologna, all’Archiginnasio

Archiginnasio Bologna

Pdf sulla vita

LA LETTURA, CORRIERE DELLA SERA, ANNATA 1922, MARZO,APRILE,MAGGIO


LA LETTURA

CORRIERE DELLA SERA, ANNATA 1922, MARZO,APRILE,MAGGIO

 La Lettura, periodico del Corriere della Sera, annata del 1922, Marzo, Aprile, Maggio – Anno I del Ventennio

@kolonistuga www.tarabaralla.net

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La Lettura anni ’20

CRONOSTORIA

Muore papa Benedetto XV
Muore papa Benedetto XV (vedi 22 gennaio) • Si apre a Bologna il Congresso delle organizzazioni sindacali legate al Partito nazionale fascista. Nasce la Confederazione nazionale delle corporazioni sindacali (vedi 24 gennaio)Mussolinifonda e dirige la rivista mensile di cultura fascista «Gerarchia», supplemento de «Il Popolo d’Italia» (vedi 25 gennaio) • Muore a Catania (dove era nato il 31 agosto 1840) Giovanni Verga (vedi 27 gennaio) • Si conclude la conferenza navale di Washington, con la quale le potenze vincitrici della guerra mondiale definiscono la consistenza delle rispettive flotte (vedi 6 febbraio) • Piero Gobetti fonda a Torino la rivista settimanale di cultura e politica «La rivoluzione liberale» (vedi 12 febbraio) • Va in scena alteatro Costanzi di Roma Giulietta e Romeo di Riccardo Zandonai, su libretto di Arturo Rossato tratto dall’omonima tragedia di William Shakespeare (vedi 14 febbraio) • Alteatro Manzoni di Milano si rappresenta Enrico IV di Luigi Pirandello (vedi 24 febbraio) • Si apre a Roma il II Congresso del Partito comunista d’Italia. Approvate le cosiddette Tesi di Roma, che escludono la possibilità di qualunque alleanza con altri partiti in funzione antifascista (vedi 1 marzo) • Un gruppo di nazionalisti prende d’assalto il palazzo del governo di Fiume e proclama l’annessione della città all’Italia. Per ristabilire l’ordine, ilgoverno italiano affida pieni poteri a un comando militare (vedi 3 marzo) • A Milano grande adunata fascista con la partecipazione di oltre 20.000 camicie nere (vedi 26 marzo) • Si apre a Genova la conferenza economica europea, a cui partecipano anche le nazioni sconfitte dalla guerra (vedi 10 aprile): Russia (che rifiuta di riconoscere il suo debito prebellico e non ottiene quindi crediti) eGermania (a cui è concessa una dilazione nel pagamento dei danni di guerra). • Al teatro Odescalchi di Roma va in scenaLa bella addormentata nel bosco di Ottorino Respighi, su testo di Gian Bistolfi tratto dalla fiaba di Charles Perrault (vedi 12 aprile) • In margine ai lavori della conferenza economica europea, le delegazioni russa e tedesca siglano il trattato di Rapallo, con cui rinunciano alle rispettive riparazioni belliche e ristabiliscono normali relazioni diplomatiche (vedi 16 aprile) • A Bologna grande adunata fascista per chiedere la rimozione del prefetto Cesare Mori, accusato di avere un atteggiamento repressivo nei confronti del fenomeno squadristico (vedi 26 maggio). La città viene presidiata fino al 1° giugno, quando l’autorità militare a cui ilgoverno affida i pieni poteri garantisce il trasferimento del prefetto •

Fonte:

1922

Bolli Erinnofili Bologna – Chiudilettera Ricordo


Bolli Erinnofili

Bologna

Esposizione Nazionale di Caricature Bologna 1926
Esposizione Nazionale di Caricature Bologna 1926

http://www.erinnofilia.com/

Vittorio De Silva

Link Utili:
da Wikipedia:
L’erinnofilia è il collezionismo di bolli chiudilettera del tutto simili ai francobolli tranne per il fatto che non hanno, di solito, valore né postale né fiscale.
Molto probabilmente la loro origine si deve all’uso di applicare sul lembo della lettera un’etichetta chiudilettera, sistema che alla metà dell’800 cominciò a sostituire i sigilli di ceralacca.
Ma il termine “bollo chiudilettera” appare limitativo nel descrivere un oggetto che per quasi 100 anni è stato un importante veicolo di storia, cultura, arte e tradizioni in tutti i Paesi del Mondo. Non è un caso che il termine “erinnofilia” derivi dal tedesco “Erinne (rungsmarke)” che significa “ricordo (francobollo)”.[1] Quello di ricordare è stata infatti la vocazione principale dei “bolli chiudilettera”: commemorare un evento passato, annunciare un evento futuro, o anche ricordare come propaganda.
Sotto questo profilo i “bolli chiudilettera” piuttosto che i francobolli o le cartoline postali, sono assimilabili ai manifesti (significativamente gli anglosassoni li chiamano “poster stamps” letteralmente “francobolli manifesto”) e come questi dovevano avere la capacità di catturare subito l’attenzione anche con un’occhiata fuggevole e distratta.
Per questo motivo i “bolli chiudilettera” hanno sviluppato un elevato livello di raffinatezza e di essenzialità grafica che ha anticipato fin dai primi anni del ‘900 i concetti moderni di pubblicità.
A seconda delle diverse finalità per cui venivano prodotti, i “bolli chiudilettera” possono essere divisi in categorie:
Bolli commemorativi realizzati con lo scopo di pubblicizzare o ricordare un avvenimento
Bolli di propaganda tra cui: propaganda autarchicamilitarepoliticareligiosa
Bolli Reggimentali o militari (prodotti quasi tutti in occasione della prima guerra mondiale)
Bolli di assistenza e beneficenza tra cui comitati di preparazione alla guerraCroce RossaTBC
Bolli pubblicitari e turistici
Scorrendo le pagine del “Catalogo degli Erinnofili Italiani dal 1860 al 1945” se ne possono apprezzare i tanti motivi di interesse di questo particolare tipo di collezionismo a partire da quello storico legato alle vicende del risorgimento italiano, della prima e della seconda guerra mondiale e del fascismo, per continuare con l’interesse artistico con tutti i più importanti autori del panorama grafico italiano dall’Art Nouveau al Futurismo, per finire con gli aspetti economici e sociali con riferimento a centinaia di fiere ed eventi che coprono tutto il territorio italiano da Merano a Palermo.

Fotografie all’Albumina – Cartolina Postale Gruppo di Anatomia


Cartolina Postale

fine 800 inizio 900? Gruppo al tavolo di anatomia

“Tutta la produzione artistica è il prodotto del lavoro dell’intera creatura vivente, corpo e anima, e principalmente dell’anima”

John Ruskin

CARTOLINA POSTALE – FOTO all’ALBUMINA

Retro delle Cartoline Postali
Sulla Cartolina Postale
dal seguente link:

 La popolarità della cartolina, inventata da H. Hermann nel 1869 è andata continuamente aumentando dal 1894. La cartolina fu introdotta per la prima volta in Austria nel 1868 e già nel 1900 era già molto diffusa.

Cartoline fotografiche presensibilizzate furono prodotte dall’industria fotografica in svariati processi, anche se la collotipia è stato il processo per eccellenza per la produzione fotomeccanica di cartoline.

Procedimento all’albumina

Utilizzato prevalentemente per la preparazione di lastre fotografiche negative su vetro.

Il procedimento, dovuto a Abel Niépce de Saint-Victor nel 1848, basa le sue caratteristiche su alcune proprietà dell’albumina, una sostanza proteica costituente fondamentale delle cellule e di altri tessuti vegetali. Per l’utilizzazione in fotografia viene estratta dal bianco d’uovo. Usata dapprima come mezzo per il mantenimento dei sali d’argento nella fabbricazione di negativi su lastra di vetro e poi nella fabbricazione di carta albuminata, secondo la tecnica inventata da Louis Desiré Blanquart-Evrard nel 1850.

Si ricopriva la carta con bianco d’uovo nel quale erano sciolti bromuro di potassio e acido acetico. Una volta asciutta la carta veniva agitata leggermente sulla superficie di una soluzione di nitrato d’argento, poi di nuovo asciugata. La carta sensibilizzata era messa a contatto con il negativo in un telaio di vetro, ed esposta alla luce del sole per diversi minuti, talvolta anche per ore, finché appariva un’immagine. Poi la stampa veniva messa in una soluzione di cloruro d’oro che le dava una sfumatura di un marrone intenso, fissata in iposolfito di sodio, lavata completamente e asciugata.

Fonte

 

Altri link utili:

Cartolina Postale per le Forze Armate – Biglietto Ferroviario Edmonson Piacenza Biana


CARTOLINA POSTALE e

BIGLIETTO FERROVIARIO EDMONSON

Collezione Personale

Tarabaralla

CARTOLINA POSTALE (non viaggiata) PER LE FORZE ARMATE

IL NEMICO VA COMBATTUTO

CON TUTTE LE ARMI.

RICORDA CHE è UN’ ARMA ANCHE IL

SEGRETO MILITARE.

Tarabaralla

1947 – Appunti sul retro della Cartolina Postale delle Forze Armate, riguardanti

la proprietà agricola del Sig. Vicinelli Otello

BIGLIETTO FERROVIARIO EDMONSON

Così chiamati in onore di quel ferroviere inglese che ebbe l’idea di sostituire ai primi ingombranti biglietti dei piccoli cartoncini sui quali cercò di inserire tutte le informazioni relative al viaggio dei passeggeri.

Il cartoncino vergine veniva personalizzato da ogni Azienda tramite stampigliatura di tutti i dati che i regolamenti richiedevano che fossero evidenziati:nome dell’Azienda ; stazione di origine e destinazione ;costo ;tipo di classe ; tipo di biglietto ( ordinario, settimanale ,mensile ,….).Per gli abbonamenti era da inserire il n° della tessera.

l biglietto a cartoncino Edmonson dal formato standard 3 x 5,6 ha rappresentato fin dalle origini delle Ferrovie l’emblema stesso del viaggio ferroviario .Era conosciuto e diffusissimo perchè semplice,chiaro ,piccolo ,non sgualcibile e di facile conservazione. Era fornito alle stazioni di vendita prestampato e l’unica incombenza richiesta era quella di imprimere a secco la data di emissione tramite gli appositi datari che si trovavano negli sportelli delle biglietterie e di facilissimo utilizzo. Il foro centrale, almeno nella versione Ferrovie Nord , serviva per l’infilaggio della corda che raccoglieva un certo numero di biglietti e che veniva piombata ai capi prima dell’inoltro alle stazioni richiedenti. La sempre maggiore diffusione dell’uso del trasporto ferroviario ha causato,come contrappunto, il superamento dell’uso di tale biglietto.  Lo stesso richiedeva un notevole dispendio di lavoro a monte, non solo di tipo tecnico ma anche di tipo amministrativo.

Questo si verificava soprattutto in Aziende con notevole numero di stazioni e notevole varietà di tipi di recapiti. Ogni stazione richiedeva di disporre prestampati quasi la totalità di quelli richiesti dai viaggiatori per destinazione e per tipo di biglietto.

I biglietti Edmonson sono scomparsi improvvisamente dalla rete FS nel giugno 1995, quando venne sancito l’obbligo di obliterare ogni biglietto. Il loro cartoncino di elevato spessore non passava nelle obliteratrici e ne venne pertanto sospesa la vendita.
Parecchi armadi Edmonson vennero riconvertiti per ospitare i nuovi biglietti a fasce kilometriche.

Fronte  – Biglietto Ferroviario Edmonson con foro centrale

PIACENZA – BIANA

L.180

Otello Vicinelli

Collezione Personale

La ferrovia Piacenza–Bettola era una ferrovia in concessione a trazione elettrica alimentata a 3000 V cc a binario unico a scartamento normale che collegavaPiacenza con Bettola, percorrendo la bassa Val Nure.

La linea fu inaugurata nel 1932, in sostituzione di una precedente tranviainterurbana a vapore. Simbolo e maggiore opera d’arte della ferrovie era il ponte in curva sul torrente Nure realizzato presso Ponte dell’Olio.

La ferrovia fu soppressa nel 1967, a causa della crescita del traffico automobilistico. Fra Ponte dell’Olio e Bettola la sede è stata riutilizzata per creare il nuovo tracciato della strada statale 654.

Sulla ferrovia la SIFT mise in servizio delle elettromotrici, classificate M 51–54, e delle locomotive elettriche.

http://it.wikipedia.org/wiki/Ferrovia_Piacenza-Bettola


RETRO FERROVIARIO

timbro con firma Vicinelli Otello

Link utili in riferimento al testo

http://trenoregionale.altervista.org/biglietti_edmonson.html

http://www.miol.it/stagniweb/edm00.htm

http://www.museomils.it/index.php?it/96/collezioni/143/biglietto-edmonson-ridotto

Il Romanzo Mensile – Agosto 1930 – Giacinto Innamorato Profumo – Illustrazione di LUCIO VENNA


Il Romanzo Mensile – Agosto 1930

La Signorina Dattilografa

di Marcello Idiers

La Signorina dattilografa di Marcello Idiers

§

 Il mondo nel 2030

Lord Birkenhead, il ben noto uomo di stato inglese, ha pubblicato sotto il titolo “Il mondo nel 2030” una serie di bozzetti. Per lui, fra cent’anni , la telegrafia senza fili e la televisione stereoscopica avranno sconvolto completamente le consuetudini sociali.  Nel 2030 gli oratori indicati da ogni partito politico potranno parlare ad ogni elettore in modo tanto efficace come ora al Parlamento. In venti minuti, una volta pronunciato l’ultimo discorso, sarà possibile conoscere e pubblicare la volontà d’una giuria nazionale su qualsiasi soggetto. Ma gli elettori avranno piacere di partecipare alle discussioni politiche?  “Sì, – afferma Lord Birkenhead, – perché allora le macchine avranno fatto tale progresso che nelle officine si lavorerà soltanto sedici ore alla settimana, e ci sarà tempo a sufficienza per lo studio, la ricreazione e le occupazioni politiche.”

§

Illustrazione di Lucio Venna
Giacinto Innamorato Profumo

Splendida illustrazione in IV di copertina di LUCIO VENNA

Lucio Venna, pseudonimo di Giuseppe Landsmann, (Venezia28 dicembre 1897 – Firenze4 settembre 1974), è stato un pittore italiano, esponente del movimento futurista.

Periodo Cartellonistica

Nel 1922 l’artista ha già abbandonato la pittura; deluso e avvilito per le sorti del sogno futurista, ormai pressato dai venti del ritorno all’ordine, inizia a disegnare i primi cartelli pubblicitari sollecitato – sembra – dall’amico Emilio Notte. Rientra a Firenze ed apre uno studio pubblicitario in Borgo Albizi dedicandosi a tempo pieno all’arte cartellonistica. In quindici anni di lavoro (1922-1937) disegnerà un centinaio di manifesti e moltissime locandine; pieghevoli, copertine per riviste, calendari, numerosi marchi aziendali, ecc., apportando anche in questa attività l’esperienza futurista e trasferendola con una prestigiosa qualità creativa e formale nelle Creazioni Venna. Insieme ad altri protagonisti degli anni ’20, quali SepoNizzoliDeperoCassandre, contribuirà al rinnovamento del cartellone pubblicitario europeo. Alla fine del 1937 interrompe il mestiere di cartellonista, riprendendolo solo occasionalmente negli anni successivi, per ritornare qualche anno dopo alla pittura. Fra il 1938 ed i primi anni Quaranta, Lucio Venna assume la direzione tecnico-artistica della “Scena Illustrata” (antica rivista fiorentina fondata da Pilade Pollazzi) e realizza una serie di copertine per il mensile e l’annuario dell’Almanacco e per alcuni libri. La ripresa della pittura è definitiva fino all’anno della sua scomparsa (avvenuta a Firenze il 4 settembre del 1974); ma l’ultimo ventennio dell’artista si concentrerà soprattutto sulle pietre e sugli zinchi litografici dello studio di piazza Savonarola e sulle lezioni cartellonistiche all’Istituto d’Arte fiorentino.

Link utili su LUCIO VENNA

OPERA FUTURISTA E OPERE INEDITE

http://www.fidolini.it/pdf/lucio_venna_10_disegni_inediti.pdf

http://www.fidolini.it/pdf/opera_futurista_di_lucio_venna.pdf

Il terremoto di Casamicciola del 28 Luglio 1883 Libretto Funebre CLEMENTINA De RISEIS


Il terremoto di Casamicciola del 28 Luglio 1883

 Libretto Funebre CLEMENTINA De RISEIS


ANDINA


Libretto Funebre

28 Luglio 1883

CLEMENTINA DE RISEIS

detta ANDINA

Ahi! tu passasti, eterno

Sospiro mio: passasti; e fia campagna

D’ogni mio vago immaginar, di tutti

I miei teneri sensi, i tristi e cari

Moti del cor, la rimembranza acerba!

Leopardi



Andina fu il nome che ella diede a sè stessa.

Era Clementina e chiamò sè stessa

medesima Andina. (fiore o dolce fiore).

Parve sì dolce quel caro nomignolo

balbettato da due labbruzze di paradiso,

che non fu mai chiamata in altra guisa.[…]

[…]Infranta che fu per pochi istanti – e che istanti crudeli!-

l’armonia della natura, ella morì, e la sua morte

fu un volo rapidissimo verso l’eterna

bellezza, l’eterna armonia dell’amore.

Andina!Andina!, diletta nostra, ora che vivi

fra i beati, prega per coloro

che oggi piangono nell’umano dolore,

le perdute speranze della tua vita.

LA ZIA TERESA

Pagg. 50 e 51

§

[…] In una chiesetta, tra i pochi edifici risparmiati

dall’orribile flagello, nell’angolo vicino la porta giaceva

la piccola ANDINA.

Tremante sollevai la bianca coverta che l’avvolgeva.

Attorno attorno il silenzio e lo squallore della morte-

qua e là lenzuoli funerari covrivano altri cadaveri- tutto

era solenne e sacro.

Immobile, io rimasi lungamente a contemplare

quel caro corpicciuolo, senza poterlo

baciare nemmeno.

§

La testa mollemente reclinata sul guanciale,

poggiando la bianca manina sul mento bellissimo,

col sorriso che le sfiorava le labbra,

dormiva la povera ANDINA.

Allora allora la mamma sua amorosa, baciandola,

l’aveva benedetta, quando il terreno dell’isola

d’ISCHIA tremò tutto, sprofondò, e nella ruina

sua spense l’angiolo che dormiva.

Fu si rapida la sua fine, che non potè

dire nemmeno  mamma – la morte, nella

sua crudeltà, pietosa, non volle

che soffrisse un istante solo.

E lei, la sventurata madre, a pochi passi di distanza

dall’amor suo, vederlo morire, essere impotente

a soccorrerlo, sprofondata pur essa nell’abisso,

e non avere il conforto crudele di

carezzarlo morto………………….

……………………………

[…]

CARLO ALTOBELLI

Sul terremoto di Casamicciola

Il terremoto di Casamicciola fu un sisma che colpì l’omonima località dell’isola d’Ischia e i territori circostanti, alle ore 21:30 del 28 luglio 1883.

Dati Storici

Alle 21.30 circa del 28 luglio 1883 un violento terremoto colpì la località di Casamicciola, nell’isola d’Ischia, e i comuni limitrofi, soprattuttoLacco Ameno e Forio. La scossa tellurica, di tipo sussultorio e ondulatorio[2], durò 13 secondi e fu valutata, nell’epicentro, del X grado dellascala Mercalli[1]; la magnitudo, espressa secondo la scala Richter, è stata successivamente calcolata pari a 5,8[1]: l’apparente discrepanza pare dovuta alla superficialità dell’ipocentro.[3]

Le vittime furono 2.313, di cui la maggior parte a Casamicciola (1.784), Lacco Ameno (146) e Forio (345); altre vittime a Barano (10) e Serrara Fontana (28). I feriti furono complessivamente 762. A Casamicciola, che all’epoca contava 4.300 abitanti, la maggior parte delle abitazioni crollò (79,9%), le rimanenti furono danneggiate (19,9%), una sola restò illesa. Il terremoto fu avvertito con intensità molto diverse in tutta l’isola e anche nella vicina isola di Procida, inoltre a Pozzuoli e a Napoli (IV grado Mercalli).[4]

Le prime notizie del disastro giunsero a Napoli verso la mezzanotte del giorno stesso, ma la macchina dei soccorsi (anche a causa delle difficoltà nelle comunicazioni, non funzionando più il telegrafo), si mosse con una certa lentezza, riscattata dall’eroismo dei singoli.[5]

Le scosse di assestamento furono parecchie, la più forte fu avvertita il 3 agosto. Il sisma era stato preceduto da un fenomeno di minore intensità, dell’ordine di IX gradi della scala Mercalli, il 4 marzo 1881; le località maggiormente colpite erano state Casamicciola e Lacco Ameno; la scossa, durata sette secondi, aveva provocato 126 morti e un numero imprecisato di feriti.[6]

Tra le vittime del terremoto vi furono anche i genitori e la sorella del futuro filosofo Benedetto Croce, il quale – allora diciassettenne – fu estratto vivo dalle macerie.

Per la sua violenza e drammaticità, il terremoto entrò in locuzioni come “Qui succede Casamicciola”, per dire che succede un putiferio.

Link utili:

Rivista SFERA – sigma-tau 37,38,39,40,41,42,43 – 1994-1995


 Una rivista a me molto cara che ha saputo e sa donarmi

continue occasioni di riflessioni di intelletto ed estetiche; un omaggio.

Tengo tantissimo a questi numeri  del periodico, che custodisco gelosamente e

con devozione, dal 1994.

Normale e Patologico

01/11/1993

Novembre/Dicembre 1993

I PROGENITORI ASESSUATI (Lynn Margulis e Dorion Sagan)
LE VIE DEL CONTAGIO E DEL COMMERCIO (Patrice Bourdolais)
DIALOGO SULL’IMMORTALITÀ (Maurizio Bettini)
LA BIOLOGIA DELL’INVECCHIAMENTO (Richard G. Cutler)
SENESCENZA E CREATIVITÀ (Bernard Goldman)
BIBLIOGRAFIA RAGIONATA (Ugo Volli)

Eros e Ethos
01/01/1994

Gennaio/Febbraio 1994

TRADIMENTI SENZA ESTRO (Sarah Blaffer Hrdy)
QUANTO COSTA LA SESSUALITÀ (Claudio Franceschini)
ISTINTI SELVAGGI E LETTERARI (Guido Almanasi)
SECONDO GRADO DELL’INCESTO (François Héritier-Augé)
LA NOTTE OSCURA DI EROS (Remo Bodei)

Piacere e Dolore
01/03/1994

Marzo/Aprile 1994

LE TEMPESTE NEL CORPO (Alberto Oliviero)
IL SENSO DELLA SOFFERENZA (Remo Bodei)
IL MILLENNIO DEI VINTI (Georges Duby)
IL PALCOSCENICO DEI SENSI (Alfonso M. di Nola)
NELLA RETE DEI SEGNALI (Ronald Melzack)
LA DIAGNOSI DEL DOLORE (Stefano Rodotà)
UNO SCACCO A PROMETEO (Michel Maffesoli)
EX LIBRIS (Franco Marcoaldi)
VERSO LA PROSSIMA SFERA (Franco Prattico)

Memoria e Identità
01/08/1994

Agosto/Ottobre 1994

AL SETACCIO DELLA STORIA (Franco Ferrarotti)
IL CANTIERE DEI RICORDI (Israel Rosenfield)
LE PAROLE DELLA DIFFERENZA (Jorge Lozano)
IL RITORNO DELL’ANTICO (Claudio Strinati)
UN FANTASMA COMUNE (Eugenio Gaburri)
LA MEMORIA FOSSILE (George O. Poinar)
GLI DEI DI PIETRA (Emmanuel Anati)
VERSO LA PROSSIMA SFERA (Franco Prattico)

Zero e Infinito
01/05/1994

Maggio/Luglio 1994

GRANDE QUANTO BASTA (John D. Barrow)
LA SAPIENZA DEL NULLA (Giorgio Israel)
LE COMBINAZIONI VIVENTI (Ernesto di Mauro)
L’ORIZZONTE CHE FUGGE (Paolo Zellini)
UN DECLINO ANNUNCIATO (Jay M. Winter)
LE ASTUZIE DEL NARRARE (Beniamino Placido)
A DUE PASSI DAL CIELO (Cesare de Seta)
VERSO LA PROSSIMA SFERA (Franco Prattico)

Molecole e Società
01/01/1995

Gennaio/Febbraio 1995

MOLECOLE E SOCIETÀ
IL POTERE DEL PROGETTO (Richard C. Lewontin)
NEI FERMENTI DELLA VITA (Arturo Falaschi)
LE TERAPIE GENICHE (Menotti Calvani e Giulio Giorello)
UNA CATENA DI SPECCHI (Giulio Giorello)
IL TIPO E LA METAMORFOSI (Paolo Chiarini)
NELLO SPAZIO INSEDIATO (Paul-Henry Chombart de Lauwen)
LE GIOIE DELLA SINCRONIA (Ruggero Pierantoni)
DAL QUARK AL GIAGUARO (Murray Gell-Mann)
EDITORIALE (Giulio Macchi)

Quarantatre fascicoli in otto anni, dal primo numero del novembre 1988 al febbraio 1995, l’ultimo prima di una sospensione delle pubblicazioni che ci ostiniamo a non considerare definitiva. Quarantatre dicotomie, da “Luce e Ombra” a “Molecole e Società”, passando per alcune opposizioni canoniche e disgiuntive come “Giovane e Vecchio” o “Grande e Piccolo” ma anche per la verifica di possibili complementarietà come “Uomo e Macchina” o “Eros e Ethos”. Un direttore, Giulio Macchi, pioniere della diffusione della cultura scientifica, inventore visionario di quegli “Orizzonti della scienza e della tecnica” che è, a tutti gli effetti, il padre di Quark e il nonno di tutti i progetti di divulgazione scientifica televisiva; un grafico con il gusto della sperimentazione, Piergiorgio Maoloni; una redazione giovane, prevalentemente al femminile con a capo, quasi fino alla fine, Maria Vitale e via via composta da Alessandra Mauro, Adele Gerardi, Marina Marrazzi senza dimenticare l’infaticabile Renata Durante; una seconda fase del progetto, quando si è aggiunta la consulenza e l’esperienza di Gianfranco Bangone, di Menotti Calvani e di Franco Pratico, ispiratore, quest’ultimo, e autore delle monografie che introducevano ogni volume. Un progetto editoriale talmente innovativo da meritare due premi, il Galileo, in Italia, nel 1989 e il Prix Camerà a Parigi, nel 1991.

Link al testo:

http://www.sigma-tau.it/sfera/index.asp