Discorso sulla poesia, Tutte le poesie


#Quasimodo

@kolonistuga

Nel 1959 Salvatore Quasimodo (Modica 1901 – Amalfi 1968) vince il premio Nobel per la letteratura. Il giorno in cui ne riceve la comunicazione una troupe televisiva lo accompagna in diversi momenti. Il giornalista sottolinea l’atteggiamento imperturbabile mantenuto dal poeta di origine siciliana anche in questa solenne occasione: la sua sobrietà richiama la misura classica dei suoi versi. Le telecamere seguono Quasimodo al conservatorio dove insegna, il Giuseppe Verdi di Milano, sua città d’adozione, poi nel suo appartamento di Corso Garibaldi, dove il poeta legge la sua Lettera alla madre e risponde ad alcune domande sulle ragioni dell’attribuzione del Nobel. Immagini della spiaggia di Roccalumera mostrano uno dei luoghi più cari al poeta da giovane.

ANNA MARIA ORTESE – L’ALBERO


ANNA MARIA ORTESE – L’ALBERO

[…] “Spariti” era la parola che fissavo più di ogni altra, abbagliata. Essa svegliava degli echi e dei sospetti così profondi nel mio cuore, che un vero terrore succhiò il caldo della mia fronte, e per un attimo, l’immobilità stessa e io ci abbracciammo. Anna Maria Ortese, da “I giorni del cielo”, Mondadori, Milano 1958

@kolonistuga

Anna Maria Ortese, collezione Simona Rinaldi

Collezione Personale

POESIA DEL PANE – Opera Italiana Pro Oriente


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Collezione personale
Acquisto di giornata, Opera Italiana Pro Oriente
Temi Premiati per il Concorso Nazionale Celebrazione del Pane
1928

Edizione originale e d’epoca,
opera impressa in epoca fascista, e contrassegnata da un motto di Mussolini su come amare il pane (motto citato sia in copertina che sul frontespizio), con all’interno la
RELAZIONE DELLA COMMISSIONE GIUDICATRICE

e i vari temi premiati, temi di studenti di varie scuole italiane tra cui

Tadini (Brescia), Salvini (Roma), Pazzaglia (Bologna), Caruso (Trieste), Lagonigro (Campobasso), Bobbio (Roma), Pratesi (Firenze), Cornacchia (Ravenna), Astorino (Catanzaro), Calderini (Milano);

ma ottennero anche “menzione onorevole” gli studenti

Bruni (Roma), Prato (Mondovì), Cobianchi (Fiume), Demma (Salerno), Cocito (Cuneo), Teodori (Firenze), Lambranzi (Verona), Calleri (Torino), Bottau (Bologna), Vigna (Torino), Marziali (Assisi), Mura (Cagliari).

BELLA CORNICE ARTISTICA E ALLEGORICA, CON INSERITI I SIMBOLI DEL FASCIO, AD ILLUSTRAZIONE DELLA COPERTINA, A FIRMA DELL’ARTISTA
Della stessa Opera Nazionale il manifesto sotto, acquistato tempo fa:

CollagePoesiadelPane

Collezione Personale

Bibliografia:

La battaglia del grano : depressione economica e politica cerealicola fascista, di Luciano Segre – CLESAV, Milano 1984
Il Fascismo rurale. Arrigo Serpieri e la bonifica integrale, di Fabrizio Marasti – Edizioni Settimo Sigillo, Roma 2001
La Battaglia del grano: costi e ricavi, di Pier Luigi Profumieri – “Rivista di storia dell’agricoltura”, giugno 1971, n. 2.



Sulla Battaglia del grano
vedi documentari e immagini al seguente link:
http://www.archivioluce.com/archivio/
Altri link:
http://digilander.libero.it/trombealvento/vari/grano.htm
http://it.wikipedia.org/wiki/Battaglia_del_grano

Sito di Antiquariato con valutazioni:
http://www.cosevecchie.com/mussolini7.htm
http://www.scaffaleantico.com/futurismo.htm

Canto del Fiore


 Poesia ritrovata, uscita da un libro, con un fiore, e una lettera di compianto, un dono: 1917.
Parole di sogni: Aprile, Firenze, Parigi, Abbandono, Morte, e Viaggio
Richiami di un passato, evento sincronistico
che si infrange sul tuo corpo e ti pervade di luce abbagliante:
soluzioni!
(altri occhi l’hanno letta e capita ed ora da me copiata e donata)
Sotto il bel cielo d’Aprile
Che allieta Firenze Gentile
l’April in Fior
parlò d’amor
e Mario e Lidia univa.
Egli vendeva statuette
Ed ella vendeva violette,
felici i dì,
vivean così
assortiti in un sogno gentil
L’anni poveri, e ver
dicevan talor
ma ciò che val
se c’è l’amor?!
Biondina,
Piccina,
Carina
via ti stringi a me
Mio fiore
mio amore
mio ardore
io non ho che te
Lidiuccia mia gaia fioraia
dammi un po d’amor
la reginetta tu sei del mio cuore
Baciami Baciami ancor
Stanca di baci e carezze,
un giorno anelò le ricchezze
Lidia perciò
più non tornò
lassù nella soffitta.
Mario l’attese, poi pianse
e il sogno d’amore, si infranse,
le sue statuette
e le violette
con sprezzo e furor calpestò,
finchè s’ammalò
e ancor l’invocò
nel suo soffrir
nel suo dolor
Biondina ecc.
Lenti passarono gli anni,
ed ei per guarire gli affanni
lungi emigrò
per il mondo andò
Finchè a Parigi giunse.
Sul boulevards ci sostava
le belle statuette allineava,
e un dì passò
e sussultò,
una donna in landreau.
Oh Mario  mio amor 
la donna esclamò
ci si voltò
si scolorò
Biondina piccina
carina via ti strinsi a me