Félicien Rops (1833-1898) e il Simbolismo Belga


#FélicienRops

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“Uno dei contributi più originali del simbolismo che scompagina l’ordine di ogni scansione disciplinare, scaturisce dall’incontro, nel 1864 di Baudelaire con Félicien Rops. Per il poeta, Rops disegnerà il frontespizio di Les Epaves, dove una donna vestita secondo i canoni del café chantant ha un teschio per testa con gran cappello e un corpo scheletrico. I due amici dialogano, riflettono sulla relazione che corre tra visibile e leggibile, Rops giunge a configurare un’immagine che sia riflesso del testo e non illustrazione banale d’esso.”
Vedi il testo di JOSEPHIN PELADAN,


DELL’ANDROGINO.

Teoria plastica.

A cura di Adriano Marchetti.

Pàtron Editore, Bologna, 1996
Josephin Aimé Péladan
Nato a Lione il 28 marzo 1859, morto a Neully sur Seine il 27 giugno 1918. Si faceva chiamare Sâr Merodak, dal nome di un personaggio principale di una delle sue novelle, o Sâr Peladan. Sâr è una parola assira che signidfica Re. Personaggio eccentrico dell’epoca simbolista, poeta, scrittore, drammaturgo, fu amico di Stanislas de Guaita (con cui saltuariamente rompeva, per rivalità in questioni di donne) di Gabriele D’Annunzio, che era un suo estimatore, di Eric Satie, il musicista e compositore che scrisse la musica per i suoi drammi e fu il musicista ufficiale dell’Ordine Cabbalistico della Rosa+Croce, di Debussy, di Gerard Encausse (Papus). il personaggio più importante dell’esoterismo europeo della sua epoca e di molti degli intellettuali della sua epoca. Nella galleria Durand-Ruel, Peladan organizzò un importante evento artistico della vita parigina, il Salon des Rose+Croix. Nel 1893, dal 38 marzo al 30 aprile, vi si tennero numerose tenute artistiche e che fu visitato da 23.000 persone. Il Salon fu ripetuto anche nel 1897.
Vedi anche: L’Opera Teatrale di Joséphin Péladan
Esoterismo e Magia nel Dramma Simbolista
di Marisa Verna

 

Le cause


Da: Jorge Luis Borges “Conversazioni Americane” a cura di Willis Barnstone, 1984
cit. pag. 70

Le cause
Tramonti e generazioni,
giorni di cui nessuno fu primo.
Freschezza dell’acqua nella gola 
di Adamo. L’ordinato paradiso.
L’occhio decifrante le tenebre.
All’alba, l’amore dei lupi.
La parola. L’esametro. Lo specchio.
La torre di Babele e la superbia.
La luna osservata dai Cadei.
Le sabbie innumerevoli del Gange.
Zhuang-zi e la farfalla che lo sogna.
Le mele d’oro delle isole.
I passi del labirinto errante.
La tela infinita di Penelope.
Il tempo circolare degli stoici.
La moneta in bocca dell’uomo morto.
Il peso della spada sulla bilancia.
Ogni goccia d’acqua nella clessidra.
Le aquile, i fasti, le legioni.
Cesare nel mattino di Farsalia.
L’ombre delle croci sulla terra.
Gli scacchi e l’algebra del persa.
Le tracce delle lunghe migrazioni.
I regni conquistati a suon di spada.
La bussola incessante. Il mare aperto.
L’eco dell’orologio nella memoria.
Il re giustiziato con un ascia.
L’incalcolabile polvere che fu eserciti.
La voce dell’usignolo in Danimarca.
La scrupolosa linea del calligrafo.
Il volto del suicida nello specchio.
La carta del baro. L’oro avido.
Le forme della nube nel deserto.
Ogni arabesco del caleidoscopio.
Ogni rimorso e ogni lacrima.
Occorsero tutte quelle cose
affinché le nostre mani si incontrassero.
“Le nostre mani si erano finalmente incontrate, e io ero conscio del fatto che, perché possano accadere queste cose era necessario tutto il passato. Quando avviene qualcosa, questo qualcosa è stato 
provocato dal profondo e insondabile passato, dalla catena di cause ed effetti,
e ovviamente non esiste una prima causa. Ogni causa è l’effetto di un altra.
Tutte le cause si espandono all’infinito…questa poesia dice il vero: e cioè che tutto il passato,
tutto l’insondabile passato è servito per giungere a questo particolare momento. Quindi il passato viene giustificato. Se c’è un momento di felicità, di umana felicità, questo è dovuto alle numerose e terribili cose precedenti, ma anche alle molte cose belle.
Il passato ci forma, lo fa continuamente. Io penso al passato non come a qualcosa di spaventoso,
ma come a una specie di sorgente.
E tutte le cose nascono da questa sorgente.”
Des Caresses – 1896 – F.Khnopff

Joanna Chrobak


Walt Whitman


La Chimera


La Chimera

La prima  notizia della Chimera si trova nel sesto libro dell’Iliade. Vi sta scritto che era di stirpe divina
e che davanti era leone, nel mezzo capra e alla fine serpente; mandava fuoco dalla bocca e venne uccisa dal 
bellissimo figlio di Glauco, Bellerofonte, come avevano predetto gli dèi.
Testa di Leone, ventre di capra e coda di serpente è l’interpretazione più naturale delle parole di Omero,
ma la Tegonia di Esiodo la descrive con tre teste, 
e così appare raffigurata nel famoso bronzo di Arezzo, che risale al V secolo. 
A metà del dorso c’è la testa di capra, a una estremità la testa di serpente. all’altra quella di leone.
Nel sesto libro dell’Eneide ricompare la Chimera “armata di fiamme”; il commentatore Servio Onorato osservò che, secondo tutte le autorità, il mostro era originario della Licia e che in quella regione
c’è un vulcano con lo stesso nome. Ai piedi è infestato dai serpenti, sulle pendici ci sono pascoli e capre, e verso la cima, che manda fiamme, hanno la loro tana i leoni; 
la Chimera sarebbe una metafora di questa curiosa montagna. In precedenza, Plutarco aveva suggerito che Chimera fosse il nome di un capitano dalle inclinazioni piratesche, che aveva fatto dipingere sulla sua nave un leone, una capra e una serpe.
Queste assurde congetture provano che la Chimera stava già stancando la gente. Più che immaginarla, 
meglio tradurla in qualsiasi altra cosa. Era troppo eterogenea: il leone, la capra e il serpente
(in alcuni testi, il drago) mal si prestavano a formare un solo animale.
Con il tempo, la Chimera tende a diventare “il chimerico”; un famoso scherzo di Rabelais (“Se una chimera, penzolando nel vuoto, possa mangiare intenzioni seconde” ) segna benissimo la transizione. La forma incoerente scompare resta la parola, a indicare l’impossibile. “Idea falsa, vana immaginazione” è la definizione che ne dà oggi il dizionario.
Da “Il Libro degli Esseri Immaginari“, 1957 di Jorge Luis Borges, pag. 66
Ed: Adelphi

Il libro che mi ha cambiato l’estate – Quando incontrai Borges, anche in un gatto – [ Il Foglio.it › Cronachette ]


Il libro che mi ha cambiato l’estate – Quando incontrai Borges, anche in un gatto – [ Il Foglio.it › Cronachette ]

Il Sogno di Rousseau


Il Sogno di Rousseau – 1910
L’ultimo quadro che dipinse
Dipinge le porte verso il mistero, i giardini, il trasferimento, il passaggio!