Il prompt come domanda viva –  Sull’uso dialogico dell’intelligenza artificiale


Il prompt come domanda viva

Sull’uso dialogico dell’intelligenza artificiale



Scuola di Atene –

Raffaello Sanzio, Stanza della Segnatura, Scuola di Atene, 1509-1511, Musei Vaticani




*”Ma perché questi creator che parlano dell’intelligenza artificiale snobbano l’uso diciamo basico delle varie intelligenze — tra cui anche Claude — e parlano solo degli agenti AI? Capisco che a certi livelli di professione, se sei inquadrato in un’azienda, tu abbia necessità di creare un agente AI. Ma se l’uso dell’intelligenza artificiale deve raggiungere la massa, la maggioranza della popolazione, questo è anche dovuto al fatto che sia estremamente fattibile e semplice l’utilizzo attraverso la versione base. E quindi non vedo perché una persona si debba sentire — arrancando — costretta a studiare chissà quali sviluppi e debba sentirsi inadeguata. Perché tutto verte su un discorso di performance, di prestazione. Quando invece ci può essere anche un uso più semplice, ma come esigenza di conoscenza: prompt inseriti come se fossero un dialogo comprensibile ai più.”*

Questa è la domanda da cui parto. Orale, ragionante, onesta. E già nel suo farsi contiene la risposta.



L’inadeguatezza come prodotto

C’è un’industria dell’attenzione che si è costruita attorno all’intelligenza artificiale, e come ogni industria dell’attenzione premia la complessità performativa sopra tutto il resto. Gli agenti AI, i workflow automatizzati, i “10x developer”, le pipeline di automazione aziendale: tutto questo genera contenuti che *sembrano* avanzati, esclusivi, monetizzabili. È un posizionamento, non una pedagogia.

Il meccanismo è preciso: chi non sa cos’è un agente AI si sente già indietro, come se stesse perdendo un treno. Ma il treno che descrivono loro è un treno aziendale — o più spesso, il treno di chi vende corsi su come prendere quel treno.

Neil Postman aveva già visto questa dinamica con lucidità. In *Technopoly* (1992) descriveva una cultura in cui la tecnologia non è più uno strumento *dentro* la cultura, ma è diventata la cultura stessa: le decisioni morali, politiche, persino estetiche vengono cedute a esperti, statistiche e macchine. I creator AI di oggi sono, in questo senso, i nuovi sacerdoti di quella tecnocrazia — non perché mentano, ma perché il sistema in cui operano non prevede spazio per un uso della conoscenza che non sia misurabile in termini di produttività.

📚 Neil Postman, [*Technopoly: The Surrender of Culture to Technology*] (1992)
🌐 [Neil Postman e la media literacy nel 2025]



La soglia artificiale — e Illich

Ivan Illich nel 1973 pubblicò *Tools for Conviviality*, un libro che oggi risuona con una precisione quasi imbarazzante. Illich distingueva tra strumenti che amplificano l’autonomia umana e strumenti che la sottraggono, trasformandosi in monopolio di élite professionali. Chiamava “conviviali” gli strumenti che chiunque può usare liberamente, per obiettivi scelti da sé, senza dover esibire certificazioni preventive — una patente, una laurea, un attestato — per poterli maneggiare.

L’esempio che portava era il telefono: chiunque può dire ciò che vuole a chi vuole, senza passare per un gatekeeper. La televisione no — quella è uno strumento non conviviale, perché chi trasmette e chi riceve non sono intercambiabili.

La domanda da porre all’intelligenza artificiale — e ai suoi evangelizzatori — è esattamente questa: *lo strumento che ci state descrivendo è conviviale o no? Chi può usarlo, e a quali condizioni?*

Perché l’uso dialogico di un LLM — una domanda posta con cura, una risposta letta criticamente, una nuova domanda che affina — è straordinariamente conviviale. Non richiede nulla di più che la capacità di formulare un pensiero. L’agente AI aziendale, invece, richiede infrastrutture, competenze tecniche, accesso a API, e spesso un budget. È uno strumento per chi è già dentro un sistema produttivo. Non è democratizzazione: è una nuova gerarchia con una vernice di accessibilità.

📚 Ivan Illich, [*Tools for Conviviality*](1973) — libero su Internet Archive
🌐 Tiziano Bonini, [*Possono esistere delle (nuove) tecnologie conviviali?*]  — Doppiozero



Il prompt come maieutica

C’è un’analogia antica e molto più precisa di quanto sembri.

Socrate non insegnava — accompagnava. La maieutica, l’arte della levatrice applicata alle idee, partiva dall’assunto che la conoscenza risieda già nell’individuo, e che il ruolo dell’interlocutore sia di aiutarla a emergere attraverso domande. Non riempire la testa altrui, ma tenere per mano nel percorso. *”La verità è una conquista personale”* — e non si conquista se qualcuno ti porta già il risultato preconfezionato.

Il prompt ben formulato funziona esattamente così. Non è un comando a una macchina. È una domanda viva — e richiede già, nel momento in cui viene formulata, una certa chiarezza interiore. Chi si avvicina all’AI con curiosità conoscitiva, non con l’urgenza di automatizzare un processo, sta facendo qualcosa di più somigliante al dialogo socratico che a qualsiasi workflow aziendale.

E non è un caso che Socrate non abbia mai scritto nulla. La conoscenza che conta si muove nel dialogo, non nelle istruzioni.

📹 [Socrate: il dialogo, la maieutica e la virtù come conoscenza] —


📹 [Il dialogo socratico — seconda lezione: la maieutica]


🌐 [La maieutica oggi: dall’educazione scolastica alla psicoterapia]



L’uso “basico” che basico non è

La maggior parte delle persone non ha bisogno di automatizzare processi aziendali. Ha bisogno di capire una cosa difficile, ragionare su una decisione, scrivere qualcosa di importante, esplorare un’idea che ancora non ha forma, trovare la parola giusta per un dolore che non riesce a nominare.

Per tutto questo, l’uso dialogico dell’AI è già straordinariamente potente — e non è affatto “basico” nel senso di limitato o insufficiente. È basico nel senso di *fondamentale*. È la base. È il livello in cui la tecnologia smette di essere uno spettacolo e diventa uno strumento al servizio del pensiero.

Chi studia chissà quali sviluppi per non sentirsi inadeguato sta inseguendo un’inadeguatezza che qualcuno ha costruito apposta per lui. L’inadeguatezza, in questo ecosistema, è il prodotto principale — più degli agenti stessi.

Usare l’AI per conoscere, per dialogare, per ragionare: non è meno nobile dell’automazione aziendale. Per certi versi è più umano.



*Simona Rinaldi — La Dimora del Tempo Circolare*



#intelligenza artificiale #filosofia della tecnologia, maieutica, Ivan Illich, Neil Postman, uso dialogico, AI literacy, conoscenza, Socrate, tecnopolia


Laboratorio di Etica – Il Negativo e le sue Forme


Laboratorio di Etica – VIII Edizione – MAST Bologna

Parteciperò al mio ottavo laboratorio, vedi altri post sul mio blog

🎙️ LABORATORIO DI ETICA – VIII EDIZIONE
IL NEGATIVO E LE SUE FORME
di e con @vito.mancuso

📅 26 gennaio 2026 | ore 18.30
📍 MAST.Auditorium, Bologna
Ospite: @paolo.nori



Il negativo, in particolare il male morale che chiamiamo malvagità, suscita da sempre non solo paura, ma anche attrazione e fascino. Perché il male ci riguarda così da vicino? Perché continua a interrogarci, a inquietarci, a sedurci?

Nessuno più di Dostoevskij ha esplorato questo abisso dell’animo umano. E nessuno più di Paolo Nori, scrittore e profondo conoscitore della letteratura russa, è in grado di restituirne oggi la lezione con lucidità, ironia e passione.



Un incontro per attraversare il negativo come domanda radicale sull’uomo, sulla responsabilità e sulla libertà.

🎟 Biglietti su Vivaticket (in vendita da sabato 10 gennaio ore 10.00)
👉 https://www.vivaticket.com/it/venue/auditorium-mast/514145063

📌 Prossimi incontri – ore 18.30

26 Gennaio 2026, ore 18.30

Paolo Nori


▪ 2 febbraio – Giovanni Allevi


▪ 9 febbraio – Roberta De Monticelli


▪ 16 febbraio – Vito Mancuso (incontro conclusivo)

Si è conclusa questa sera l’ottava edizione del Laboratorio di Etica presso il Mast di Bologna. Dopo un breve riassunto dei contributi dei relatori dei primi tre incontri (Paolo Nori, Giovanni Allevi, Roberta De Monticelli), Vito Mancuso ha proposto la sua visione sul tema “Il negativo e le sue forme”, analizzando le modalità con cui si presenta il male, la sua possibile origine, e la grande domanda inevasa sul coinvolgimento di Dio.

Dalla consapevolezza che in noi stessi alberga il Negativo, sorge la necessità di suscitare e alimentare nella nostra interiorità una sorgente di Bene, a cui attingere per poter immettere energia positiva nel sistema mondo.
#VitoMancuso #Mast #Mismaonda

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Conclusioni

🎙️Eventi e Festival | LABORATORIO DI ETICA – VIII EDIZIONE
IL NEGATIVO E LE SUE FORME di e con #VitoMancuso
📍 MAST.Auditorium, Bologna

Dal 26 gennaio al 16 febbraio 2026 torna il Laboratorio di Etica: un ciclo di quattro lezioni con ospiti dedicato al Negativo e alle sue molteplici forme – dolore, malattia, morte, odio, colpa – come origine delle più profonde domande etiche e spirituali del nostro tempo.


Festival della Mente 2025 – INVISIBILE


Festival della mente

Programma

«Forse tutta la saggezza, tutta la verità, tutta la sincerità si trovano concentrate in quell’imponderabile momento del tempo in cui varchiamo la soglia dell’invisibile», scrive Joseph Conrad in Cuore di tenebra. L’invisibile, nel pensiero di Marlow, protagonista insieme a Kurtz del romanzo capolavoro del grande scrittore polacco, naturalizzato britannico, rappresenta il limite tra conosciuto e ignoto, conscio e inconscio, apparenza e verità, razionalità e follia, bene e male. È un confine sottile e misterioso che ci fa precipitare nell’abisso e per questo ci salva, grazie alla conoscenza di quell’abisso: è solo da lì che può scaturire la luce.

Podcast Cuore di Tenebra

E proprio il concetto di invisibile è il filo conduttore della XXII edizione del Festival della Mente, il primo festival europeo dedicato alla creatività e alla nascita delle idee. Varcare la soglia dell’invisibile, attraverso le parole delle relatrici e dei relatori che ci guidano nel cammino della conoscenza, significa anche andare oltre le apparenze, infrangere il velo dell’abitudine e dell’indifferenza: da una parte esplorare con occhi nuovi la realtà che ci circonda per coglierne il significato, dall’altra guardare dentro noi stessi, compiere un viaggio interiore per arrivare all’essenza delle cose.

Varcare quella soglia diventa così un gesto sovversivo e un atto di responsabilità, di ascolto, di empatia, di apertura verso l’altro e verso il mistero. Chi si avvicina all’invisibile, infatti, non può più ignorarlo.


Il mio augurio è che lo svelamento dei tanti mondi invisibili – che nei tre giorni del festival percorreremo grazie all’aiuto della scienza e della tecnologia, delle arti e della letteratura – spinga tutti noi, e soprattutto le nuove generazioni, a acquisire uno sguardo più consapevole e più umano. Spetta a noi, infatti, imparare a vedere l’invisibile: al di fuori di noi, nel mondo che ci circonda e negli altri, vicini o lontani, ma anche all’interno di ognuno di noi, «nell’inconcepibile mistero di un’anima che lotta ciecamente con sé stessa».


Benedetta Marietti
Direttrice del Festival della Mente

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Da Pagina Fb

Alessandro Barbero

🔴 L’essenziale è invisibile agli algoritmi | Chiara Giaccardi ⚫️                        

📌 Viviamo nell’era dell’invisibilità algoritmica: dietro l’apparente comodità si nasconde un’anestesia del pensiero critico. Vanno in crisi desiderio autentico e philìa sociale e si generano società disaffette, in cerca di capri espiatori o asservite al digitale. Ma lo spirito resta riserva di libertà e creatività per affrontare questa crisi di civiltà.                                                                                                              

👤 Chiara Giaccardi, laureata in Filosofia e con un PhD. in Social Sciences alla University of Kent (UK), insegna Sociologia e antropologia della comunicazione all’Università Cattolica di Milano, dove dirige anche la rivista Comunicazioni sociali. Lavora da anni sul concetto di generatività sociale come paradigma di critica al capitalismo e di cambiamento sociale. Il suo libro più recente è “Generare libertà” (Il Mulino, 2024).

#festivaldellamente #Sarzana #festivalculturali #Fdm25


Karl R. POPPER – Le fonti della Conoscenza e dell’Ignoranza


Karl R. POPPER – Le fonti della Conoscenza e dell’Ignoranza, ed.Mulino

Introduzione di DARIO ANTISERI

Tutta la nostra conoscenza è resta fallibile

Dario Antiseri

Chi è la persona liberale?

La persona consapevole della propria e dell’altrui fallibilità e della propria e dell’altrui ignoranza.

Lei ha fallito?

Certo che ho fatto degli errori scrivendo e pensando, e sono stato grato quando qualcuno è riuscito a farmi vedere dove sbagliavo.

E nella vita?

Se non le dispiace, di questo preferirei parlare con il mio confessore. (Dario Antiseri)

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Annie Besant – Teosofia


ANNIE BESANT

Link ad altri mie post sulla Besant, YOGA

Arriva la Teosofia

Si preparava intanto una nuova vita della Besant. Nel 1889 le venne chiesto di scrivere una recensione a un libro, La dottrina segreta, della nobildonna di origine russa Helena Petrovna Blavatsky (1831-1891). Il libro le fece una notevole impressione inducendola a cercare un incontro con la Blavatsky a Parigi, dal quale scaturì la sua conversione alla Teosofia. La Blavatsky si era già interessata da giovane in Russia ad alcuni principi di questa disciplina. Più tardi, nel 1875 a New York, aveva fondato la Società Teosofica Internazionale insieme a un colonnello americano che condivideva la sue idee, Henry Steel Olcott. Spiritualista, veggente, affascinata dalle arti occulte, la Blavatsky univa alcuni lodevoli intenti (la fratellanza universale, la diffusione dei testi buddisti e induisti e in generale l’instaurazione di rapporti di conoscenza reciproca tra le diverse religioni) ad alcune stranezze come i suoi rapporti a grande distanza con dei Maestri occulti conosciuti in un suo ipotetico viaggio in Tibet, i quali le dettavano da lì idee e consigli, fungendo da suoi ispiratori. Questo strano miscuglio di ragionevolezza e di scopi meritori da un lato, di stravaganze dall’altro, suscitava in alcuni ironie o peggio. Edward Carpenter, pur esperto e ammiratore di cose indiane, ironizzava volentieri sulla “confusione mentale” di Madame Blavatsky.

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Bibliografia

La fonte principale sulla Besant è l’Autobiografia, trad. it., Torino, Bocca, 1912, poi Trieste, Sirio, 1955. Una ristampa della stessa traduzione è stata pubblicata a Firenze (Le Lettere) nel 2002, con una Prefazione di L. Scaraffia. La biografia in due volumi citata qui sopra è quella di A. H. Nethercot, The First Five Lives of Annie Besant, Londra-Chicago, Hart-Davis, 1961, seguita da The Last Four Lives of A. B., Londra-Chicago, Hart-Davis, 1963. Più recente (e anche più sobrio): A. Taylor, Annie Besant. A Biography, Oxford-New York, Oxford U. P., 1992. Su Bradlough: B.Niblett, Dare to stand alone: The Story of Charles Bradlaugh, Oxford, Kramedart Press, 2011. Si vedano anche: G. D. H. Cole, Storia del pensiero socialista, trad. it., II, 1850-1890, Marxismo e anarchismo, Bari, Laterza, 1951, pp. 449 e ss., 469 e ss.; III, 1889-1914, La seconda Internazionale, 1, ivi, 1967, pp. 13, 127 e ss., 171 e ss.; E. Grendi, L’avvento del laburismo. Il movimento operaio inglese dal 1880 al 1920, Milano, Feltrinelli, 1964, passim; M.Torri, Storia dell’India, Bari, Laterza, 2000, part. pp. 514-519 e passim; M.Lutyens, Krishnamurti. Gli anni del risveglio, Milano, Armenia, 1979; R.Guénon, Il teosofismo, a cura di C.Cammarata, 2 voll., Torino, Delta Arktos, 1987. Immagine di apertura: “Small portraits of six theosophs”.

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Annie Besant e Krishnamurti. Due grandi anime alla ricerca della Verità

Logica Circolare – Diallele


Pensi che riusciresti ad uscire con una persona che crede nelle teorie complottiste?

Logica circolare

Logica Circolare, Diallele

Il diallele o ragionamento circolare è un termine di derivazione greca (diállēlos, “ragionamento reciproco”), usato nella logica classica per indicare un ragionamento logico fallace in cui le premesse derivano dalle conseguenze e queste da quelle, realizzando così un circolo vizioso dove la dimostrazione è solo apparente. Si tratta di una particolare forma di petitio principii, la più comune.

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Laboratorio di Etica 2022 _ Guerra e Pace_ Vito Mancuso


Laboratorio di Etica 2022 _ Guerra e Pace_ Vito Mancuso _ MAST

Vedi #LaboratoriodiEtica

MAST

Il Laboratorio di Etica di Vito Mancuso nasce dal bisogno oggi più che mai attuale di comprendere la realtà nella quale viviamo.

Dopo Le Virtù nel 2019, I Maestri Spirituali nel 2020, La Pandemia nel 2021, torna a Bologna negli spazi dell’Auditorium della Fondazione MAST con un ciclo di quattro lezioni che non poteva non essere dedicato al tema che incombe sulle nostre menti, lacera le nostre coscienze e spaventa i nostri cuori: la realtà della guerra e la speranza della pace.

“Credo che mai come a questo riguardo sia appropriato parlare di laboratorio, visto che nessuno, nella misura in cui sia dotato di adeguata conoscenza della realtà e di onestà intellettuale, si ritrova oggi ad avere certezze granitiche su come interpretare la tragedia e ricette sicure su come uscirne. Una cosa però possiamo farla: capire.

Capire come mai il fenomeno guerra accompagna “da sempre” l’avventura umana; capire la lezione su guerra e pace dell’antica saggezza cinese per provare a pensare la realtà con una mentalità così diversa dalla nostra; capire cosa succede all’etica quando si confronta con la geopolitica e l’economia. E poi tirare le fila, non certo con la pretesa di trovare la chiave universale, ma almeno per cercare di mettere un po’ di ordine dentro di noi e ricevere quel severo conforto che proviene dalla luce della conoscenza.”

Vito Mancuso

Organizzatore

Laboratorio di Etica 2019, Le Virtù

Stefano Bolognini, psicoanalista, membro della Società Psicoanalitica Italiana, Le radici psichiche della guerra e della pace

Luigi Manconi, senatore e presidente della Commissione per la tutela dei diritti umani del Senato, e l’artista Alessandro Bergonzoni

Cosa preparare per ottenere la pace? La guerra o la pace o tutte e due?

Vito Mancuso

Sintesi e rilancio

Mie considerazioni Link

Laboratorio di Etica – Le Virtù