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IL BACO DA SETA – R. GRANDORI 1936 – Agricoltura


IL BACO DA SETA – R. GRANDORI 1936

Ramo Editoriale Degli Agricoltori – Roma

Biblioteca Per L’insegnamento Agrario Professionale

1936

Il Baco da Seta 1936 Copertina e IV
Il Baco da Seta – 1936

Dal seguente link, la citazione sottostante

LA COLTIVAZIONE DEL BACO DA SETA A BOLOGNA

Questo verme, chiamato anche flugello o verme da seta, allorché è arrivato alla giusta grandezza, viene dalla grossezza di una penna di cigno, e di 2 once di lunghezza. Chiamasi semenza le uova.. le semenze di Spagna, Bologna e di Bergamo sono le migliori, quando non se ne potessero avere di quelle di Sicilia… Quando nasce il feto, grosso come una semenza di papavero, tiene colore grigio ed a misura si ingrandisce e si allunga, diviene sempre più chiaro di colore e dopo quattro differenti mutazioni, nelle quali si cangia di pelle, viene al suo colore naturale, che è bianchiccio un po’ tirante al giallo. Consiste il suo nutrimento in foglie di gelso bianco, che gli si somministrano più volte al giorno, finché lavora nel suo bozzolo. Egli è di estrema delicatezza, e i cattivi odori, lo strepito grande, principalmente quello dei tuoni, l’umidità e il fiato delle persone che si avvicinano, sono bastevoli a farlo ammalare o morire. Sei settimane dopo il nascimento comincia a lavorare il suo bozzolo… allorché sono rinchiusi l’opra è finita, si mutano di natura e diventano farfalle. Per moltiplicarli ed averne la semenza si scelgono i pezzi più belli, tanti di maschi che di femmine, cosa che si riconosce dalla forma essendo quello del maschio meno liscio e puntito nelle due estremità e quello della femmina all’incontro puntito da una parte e rotondo dalla altra… -. Dopo questa bizzarra esposizione forse qualcuno ricorderà che fino a non troppo tempo fa, 30 o 40 anni al massimo, anche nelle nostre campagne la coltivazione del baco da seta era ancora diffusa; molte persone forse ricorderanno di stanze adibite a questa attività dove i bachi appena raccolti, venivano posti su erba secca e distesi nelle «arlén» (arelle) che erano grandi ripiani di canna sovrapposti, e qui nutriti con foglie di gelso fino alla loro maturità.

(«Nuovo Dizionario Scientifico» di Giovanni Francesco Pivati (1786)

 

 

Indice Il Baco da Seta 1936
INDICE

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Bologna capitale della seta

“A scuola riscopriamo Bologna città della seta, tra bachi ‘adottati’ in classe e camminate”

 

a seguire un post su:

La Calciocianamide 1926

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ANNA MARIA ORTESE – L’ALBERO


ANNA MARIA ORTESE – L’ALBERO

[…] “Spariti” era la parola che fissavo più di ogni altra, abbagliata. Essa svegliava degli echi e dei sospetti così profondi nel mio cuore, che un vero terrore succhiò il caldo della mia fronte, e per un attimo, l’immobilità stessa e io ci abbracciammo. Anna Maria Ortese, da “I giorni del cielo”, Mondadori, Milano 1958

@kolonistuga

Anna Maria Ortese, collezione Simona Rinaldi

Collezione Personale

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MUNI – DI ZOLAPREDOSA 1810 – RARISSIMA PREFILATELICA, filigrana – Bologna Governo Provvisorio del 1831


MUNI – DI ZOLAPREDOSA 1810

 

RARISSIMA PREFILATELICA DELLO STESSO ANNO DI

COSTITUZIONE DEL COMUNE DI ZOLA PREDOSA, 3 MESI PRIMA

vedi al link:

http://www.comune.zolapredosa.bo.it/gallery/pagina100-201.html

PREFILATELICA RARSSIMA DELL'ANNO DI COSTITUZIONE DEL COMUNE DI ZOLA PREDOSA 1810
PREFILATELICA RARSSIMA DELL’ANNO DI COSTITUZIONE DEL COMUNE DI ZOLA PREDOSA 1810
PREFILATELICA APERTA
PREFILATELICA APERTA
DETTAGLIO FREGIO FILIGRANA
DETTAGLIO FREGIO FILIGRANA

COLLEZIONISMO-ZOLAPREDOSA

COLLEZIONISMO-ZOLAPREDOSA1-2014-12-03 12.56.56

SI VEDANO ALTRE MIE PREFILATELICHE DI ZOLA PREDOSA

http://www.tarabaralla.net/2010/01/pre-filatelia.html

LINK UTILI

http://www.comune.zolapredosa.bo.it/binary/

comune_zola_predosa/bicentenario/800_belletti_scan.1268652365.pdf

http://www.comune.zolapredosa.bo.it/bicentenario/pagina23.html

http://www.comune.zolapredosa.bo.it/gallery/pagina103-201.html

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Governo Provvisorio 1831

1831

(Data e periodo storico importantissimo per Bologna)

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– FILATELIA – Erinnofilia – Erinnofili Bologna – Chiudilettera Ricordo


Bolli Erinnofili

Bologna

Bolli Erinnofili Bologna - Collezionismo

Erinnofili Bologna
Bolli Erinnofili Bologna
erinnofili 1 - bologna

http://www.erinnofilia.com/

Vittorio De Silva

Link Utili:
da Wikipedia:
L’erinnofilia è il collezionismo di bolli chiudilettera del tutto simili ai francobolli tranne per il fatto che non hanno, di solito, valore né postale né fiscale.
Molto probabilmente la loro origine si deve all’uso di applicare sul lembo della lettera un’etichetta chiudilettera, sistema che alla metà dell’800 cominciò a sostituire i sigilli di ceralacca.
Ma il termine “bollo chiudilettera” appare limitativo nel descrivere un oggetto che per quasi 100 anni è stato un importante veicolo di storia, cultura, arte e tradizioni in tutti i Paesi del Mondo. Non è un caso che il termine “erinnofilia” derivi dal tedesco “Erinne (rungsmarke)” che significa “ricordo (francobollo)”.[1] Quello di ricordare è stata infatti la vocazione principale dei “bolli chiudilettera”: commemorare un evento passato, annunciare un evento futuro, o anche ricordare come propaganda.
Sotto questo profilo i “bolli chiudilettera” piuttosto che i francobolli o le cartoline postali, sono assimilabili ai manifesti (significativamente gli anglosassoni li chiamano “poster stamps” letteralmente “francobolli manifesto”) e come questi dovevano avere la capacità di catturare subito l’attenzione anche con un’occhiata fuggevole e distratta.
Per questo motivo i “bolli chiudilettera” hanno sviluppato un elevato livello di raffinatezza e di essenzialità grafica che ha anticipato fin dai primi anni del ‘900 i concetti moderni di pubblicità.
A seconda delle diverse finalità per cui venivano prodotti, i “bolli chiudilettera” possono essere divisi in categorie:
Bolli commemorativi realizzati con lo scopo di pubblicizzare o ricordare un avvenimento
Bolli di propaganda tra cui: propaganda autarchicamilitarepoliticareligiosa
Bolli Reggimentali o militari (prodotti quasi tutti in occasione della prima guerra mondiale)
Bolli di assistenza e beneficenza tra cui comitati di preparazione alla guerraCroce RossaTBC
Bolli pubblicitari e turistici
Scorrendo le pagine del “Catalogo degli Erinnofili Italiani dal 1860 al 1945” se ne possono apprezzare i tanti motivi di interesse di questo particolare tipo di collezionismo a partire da quello storico legato alle vicende del risorgimento italiano, della prima e della seconda guerra mondiale e del fascismo, per continuare con l’interesse artistico con tutti i più importanti autori del panorama grafico italiano dall’Art Nouveau al Futurismo, per finire con gli aspetti economici e sociali con riferimento a centinaia di fiere ed eventi che coprono tutto il territorio italiano da Merano a Palermo.
BolliErinnofiliBologna
Bolli Erinnofili Bologna

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BAMBOLA di CELLULOIDE, LA BAMBOLA da boudoir Furga, 1920\30c.


La #bambola da boudoir #Furga 1920\30c.

collezione personale, esemplare numerato con timbro.

FURGA – BAMBOLA BOUDOIR

Ditta Furga

In alcuni documenti datati al primo ventennio del Novecento, la Furga, nota azienda di bambole e giocattoli, veniva citata con queste parole: “Produce in ispecie bambole di cera e biscuit che sono molto ricercate in commercio per la loro ottima fabbricazione”
La famosa azienda italiana Luigi Furga & C. nacque, nel1870, grazie all’intuizione di Luigi Furga Gornini, un nobiluomo di Mantova che a Canneto sull’Oglio aveva la sua residenza estiva e vari possedimenti terrieri. Luigi Furga era un uomo intraprendente, lungimirante e temerario che, scommettendo tutte le sue carte e le sue iniziative nel campo delle bambole e del giocattolo, in pochissimi anni trasformò un piccolo paese, come Canneto, in un centro universalmente noto come uno dei più importanti distretti industriali del Made in Italy. Inizialmente, Furga impiantò nel suo palazzo un laboratorio per la fabbricazione di maschere carnevalesche, in cartapesta. Ma dopo cinque anni, decise di effettuare un cambio di rotta e sfruttando l’esperienza ormai acquisita nella lavorazione della cartapesta diede vita alla prima fabbrica italiana di bambole. Quello che a molti era sembrato un salto nel buio si rivelò un’idea vincente e da lì il problema di Luigi Furga Gornini fu solo quello di imparare a diventare “grande”.
Inizialmente Luigi Furga importava le teste in biscuit dalla Germania; ciò è confermato dal ritrovamento, nelle cantine del Palazzo Furga, di numerose teste dell’azienda tedesca Heubach di Köppelsdorf. Ma dal 1922, decise di produrle in proprio senza l’ausilio di nessuna altra azienda…A questo punto vi invito ad approfondire la storia dell’azienda Furga, attraverso un articolo, arricchito da immagini e molto dettagliato, dal titolo Cent’anni di storia (e oltre) della bambola italiana:la Furga
Ma purtroppo, tutti i sogni sono destinati a finire.
Dal 1970 in poi, l’azienda, che aveva dato vita ad Andrea, Poldina, Giacomino, Ambrogino, Ninì e Nanà, alcune tra “le piu’ belle bambole del mondo”, così come recitava il famoso slogan pubblicitario che le accompagnava, iniziò ad affrontare un lento ma ineluttabile declino. Malgrado, un’indiscutibile esperienza, proveniente da passione e ricerca, ed un altissimo livello d’immagine e di qualità raggiunto in tutto il mondo, l’azienda venne investita dalla grave crisi economico-finanziaria del giocattolo tradizionale e dalle forti turbolenze politiche in atto. Nel 1993, il crollo: la Famiglia Furga perse definitivamente il controllo dell’azienda. La linea di produzione venne assorbita da una nota azienda di giocattoli, situata a Canneto s/Oglio:la Grazioli spa. Tuttora , la Grazioli che ha cambiato nome in Grand Soleil, si occupa di una piccola produzione di bambole e bèbès contrassegnati Furga. Nel sito dell’azienda troverete una pagina di presentazione dedicata agli ultimi modelli delle linee Furga Boutique e Furga Clan.
Per ricordare quanta parte, la Luigi Furga & C., ha avuto nella storia del giocattolo italiano, nelle ottocentesche sale del Centro Sociale di Canneto sull’Oglio, è nata laRaccolta del Giocattolo, intitolata a Giulio Superti Furga, ultimo ad aver ereditato l’azienda. Il museo, arricchito, nel corso degli anni, grazie anche alle generose donazioni da parte di singoli collezionisti, è dedicato interamente alle bambole prodotte dalla storica Furga.
Bambola Furga da Boudoir – C.p
[…]”Per cercare di contrastarne la concorrenza Lenci,la Furga avviò una produzione di bambole in cartone pressato ricoperto di feltro che durò per una ventina d´anni.I soggetti erano bambole-bambine e bebè destinati al gioco e bambole da boudoir dall´espressione altera e l´abbigliamento sfarzoso.In queste bambole i lineamenti del viso erano dipinti a mano.La costruzione si faceva inumidendo con una miscela di acqua e sapone del cartoncino che in seguito veniva stampato con presse e bilanceri in due metà che venivano successivamente incollate.”[…]
dal sito:
dettagli
Vedi informazioni ulteriori al sito: Museo Furga
— Museo del giocattolo “Giulio Superti Furga” —

Per ricordare quanta parte, la Luigi Furga & C., ha avuto nella storia del giocattolo italiano, nelle ottocentesche sale del Centro Sociale di Canneto sull’Oglio, è nata laRaccolta del Giocattolo, intitolata a Giulio Superti Furga, ultimo ad aver ereditato l’azienda. Il museo, arricchito, nel corso degli anni, grazie anche alle generose donazioni da parte di singoli collezionisti, è dedicato interamente alle bambole prodotte dalla storica Furga.

 

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Bolognesi! Proclama Patriottico, Moti del 1848, Bologna Risorgimentale


Bolognesi! #Proclama Patriottico #1848, #Bologna Risorgimentale, #Moti

 

Proclama Patriottico
BOLOGNESI 1848
Documento originale – collezione personale
BOLOGNESI!
Firmato e autografato da Cesare Bianchetti
CESARE BIANCHETTI
IL PRO-LEGATO PROVVISORIO CESARE BIANCHETTI
Cardinale Luigi Amat
Retro Proclama

Cesare Bianchetti (1775-1849), ricopre cariche pubbliche in epoca napoleonica e durante la rivoluzione del 1831. Costretto per questo all’esilio, ritorna a Bologna solo nel 1846. Il 27 luglio 1848 è nominato Pro-legato in sostituzione del cardinal legato Luigi Amat.

Retro Proclama

 

Vedi per approfondimenti

Storia e Memoria di Bologna

Risorgimento

Battaglia della Montagnola

LEGATI E GOVERNATORI DELLO STATO PONTIFICIO (1550-1809). – Direzione Generale Archivi
http://www.archivi.beniculturali.it

 

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L’Eco – Giornale Risorgimentale di Bologna 1848


L’Eco – Giornale Risorgimentale di Bologna

1848

L'Eco - Giornale Risorgimentale di Bologna
Serie di periodici – Collezione Personale
 “L’ ECO” di Bologna del  1848 NUMERI 47 – 48 – 54 (FEBBRAIO – MARZO ) Giornale POPOLARE DELL’EMILIA. BOLOGNA.

Splendida testimonianza del Periodo Risorgimentale

 

Praticamente introvabile, uscito solo per due annate 1847 e 1848
L’ECO. Giornale popolare dell’Emilia. Bologna, 1847-1848.
1(1847/48). Collocazione 17-CIV.POL.GIORNALI BOL.1,3
Tutti scompleti. Poi: Unità.
collezionismo1
Periodici Risorgimentali, Bologna, Collezione Personale
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The Studio, London, Art Nouveau, Rivista di Arti Applicate, Arts&Crafts


The Studio, London, #ArtNouveau, Rivista di #ArtiApplicate

 

The Studio
An Illustrated Magazine of Fine & Applied Art

#THESTUDIO

The Studio fu uno dei più longevi periodici dedicati all’Art Nouveau, con un attenzione particolare alle Arti Applicate e all’Architettura, nonchè alle Esposizioni Universali.
Primo numero Aprile 1893, copertina A. Beardslay

Dalla mia Collezione Privata

(Vedi altri periodici nella mia collezione)

 

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Serie di numeri di The Studio

 

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IV di copertina, numero Gen. ’98

 

Vedi Arts & Crafts 

 

 

 

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Le scatole di latta – Pasticca del Re Sole – Pastiglie Madonna della Salute – Gazzoni e Alberani Bologna


La pasticca del Re Sole e l’Idrolitina di Arturo Gazzoni

L’imprenditore Arturo Gazzoni, già autore dell’Antinevrotico De Giovanni (1907) e della polvere Idrolitina per l’acqua “pizzichina”, lancia le sue famose pasticche del Re Sole contro la tosse, accompagnate da un sonetto di Trilussa: “Il pappagallo raffreddato”. Durante il fascismo il cavalier Gazzoni sarà noto, oltre che come teorico della pubblicità, anche come produttore dell’Oleoricina, purgante in polvere senza odore e sapore a base di olio di ricino. Sarà a partire dalla commessa di Arturo Gazzoni al socio Gaetano Barbieri per una macchina imbustatrice della polvere Idrolitina, che nel 1924 verrà lanciato a Bologna il promettente settore delle macchine di confezionamento (packaging).

Le Pastiglie della Madonna della Salute della Ditta Farmaceutica Alberani

Vedi link sui manifesti e inserzioni d’epoca.


Le scatole di mia Nonna Anna e il loro contenuto (1950~)

Palazzo Alberani

AVVISO DI FIERA – STATO PONTIFICIO- ZOLA PREDOSA 1838


AVVISO DI FIERA – STATO PONTIFICIO- #ZOLAPREDOSA #1838

16 17 18 Agosto

Il mio trisavolo Rinaldi Luigi nel corso degli ultimi due decenni dell’800 partecipava a questa fiera come proprietario di numerosi capi di bestiame(buoi bianchi) da tiro.

Certamente nulla a che vedere con l’attuale Fiera di paese “Fira ‘d Zola” che presenta pseudo caratteri folkloristici lontani dall’anima antica e dall’origine.

Documento Originale http://www.simonarinaldi.com

31 Luglio 1838 G.Isolani

Si legga il volume del Belletti su Zola Predosa per maggiori dettagli e gli altri miei post con Zola Predosa, Prefilateliche

LA SCATOLA DI LATTA – DITTA PASSERINI BOLOGNA, CONO DELIZIA


L’INSUPERABILE E CROCCANTE #CONO DELIZIA

DITTA PASSERINI #BOLOGNA

Chiedete sempre l’insuperabile e croccante Cono Delizia
Scatola Pubblicitaria, collezione di famiglia 49x30x34

Storia delle scatole di latta

Museo del Gelato

 

RICORDO DELLA PRIMA COMUNIONE – NONNO RINALDI RENATO 9 GIUGNO 1935 – RICORDO CRESIMA


Ricordo della Prima Comunione, nonno paterno

RICORDO DELLA CRESIMA di mio Padre

Cresima Papà, Rinaldi Graziano, 1954
Esterno Ricordo
Interno Ricordo 1954
RicordoCresimaRinaldiGrazianojpg
Ricordo Cresima 1954
RicordoComunione.jpg
Comunione SimonaRinaldi 1979

Comunione SimonaRinaldi 1979

RocchiFrancaComunione.jpg
Prima Comunione Rocchi Franca 1958

NEL REGNO DELLA CARICATURA – LA LETTURA Novembre 1907 n.11


NEL REGNO DELLA #CARICATURA – #LALETTURA 

Novembre #1907 n.11

Copertina 1907 Novembre Collezione personale

IV di Copertina Collezione personale

Definizione, dal Fernando Palazzi Casa Editrice Ceschina Milano 1943

IL RESTO DEL CARLINO – ANNO I N.1 – 20 Marzo 1885


Il Resto del Carlino

Numero originale @simonarinaldi.kolonistuga

Primo numero 20 Marzo 1885

http://www.modernariatoarte.com/il-resto-del-carlino-numero-1.html

Nasce “Il Resto del Carlino”

Il 21 marzo esce il primo numero del “Resto del Carlino”, giornale fondato con 400 lire da un gruppo di giovani laureati in legge di idee liberali: Cesare Chiusoli, Alberto Carboni, Giulio Padovani e Francesco Tonolla, “i quattro moschettieri”. Viene stampato in formato “notarile” (19×29 cm) nella tipografia Azzoguidi, presso palazzo Barbazzi, in via Garibaldi n. 3. Costa due centesimi, il resto della moneta di rame da dieci centesimi (detta “carlein”) necessaria per l’acquisto di un sigaro toscano. “Dare il resto del carlino” è anche in gergo promettere il seguito di una punizione o di un rimprovero, quindi per estensione strigliare, sferzare. Il nuovo foglio, pensato come giornale “di concetto” più che di informazione, vuole essere un pezzo di pane quotidiano “a prezzo minimo”, una sorta di concentrato Liebig applicato al giornalismo. Nei primi tempi il “Carlino” appoggia l’Associazione democratica bolognese e i socialisti dell’avv. Giuseppe Barbanti Brodano. In seguito abbandona le posizioni radicali e aderisce alla svolta liberale filo-crispina. Il successo delle vendite ne renderà presto difficile la gestione amministrativa: nel 1886 i fondatori cederanno le proprie quote a Amilcare Zamorani. Dal 1889 avrà una propria tipografia, primo tra i giornali bolognesi.

Fonti:

Biblioteca SalaBorsa

Storia e Memoria di Bologna

 

 

Torre della Garisenda – Bologna 


No me poriano giamai fare menda

SONETTO –  DANTE – 1287

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Fonte

Non mi poriano già mai fare ammenda– Sonetto (Rime LI) adespoto nel Memoriale bolognese del notaio trecentesco Enrichetto delle Querce, da cui fu trascritto primieramente nel 1869 da Giovanni Gozzadini, attribuito invece a D. in diversi manoscritti, per es. Chigiano L VIII 305 (c. 59v), Bartoliniano (c. 2v), Trivulziano 1058 (già Bossi 36: c. 41j), cod. 820 (già 824) della biblioteca Capitolare di Verona (c. 102d), cod. II II 144 della biblioteca Nazionale di Firenze (c. 28v) e cod. 2448 dell’università di Bologna (c. 1r).

Edito per la prima volta nel 1874 da Angelo Gualandi, che lo attribuì a Enrichetto delle Querce, fu ristampato l’anno dopo dal Gozzadini, e nel 1876 dal Carducci (che già l’aveva comunicato nel 1872 alla Deputazione di Storia patria per le province di Romagna), come di autore incerto. Nel biennio successivo, invece, apparve ne ” Il Propugnatore ” (voli. X-XII), con la paternità di D., nell’edizione diplomatica del ” Canzoniere Chigiano ” fatta dal Monaci e dal Molteni; e nel 1879 fu ripubblicato dal Witte, nelle Dante Forschungen, fra le rime attribuite all’Alighieri, ma con l’esplicita attestazione che esso ” di certo non gli sembrava fattura di Dante “. Flaminio Pellegrini lo dette nuovamente in luce nel 1890, tentandone una ricostituzione critica, nell’opuscolo Di un sonetto sopra la torre Garisenda attribuito a D., e, pur non esprimendo alcun parere sull’autore, si dimostrò incerto nell’assegnarlo a D., non essendo convinto che egli fosse stato a Bologna, per lo studio del diritto, nella sua giovinezza. Anche il Sighinolfi non credette alla sua autenticità, e asserì che ” l’attribuzione a Dante è pura supposizione erudita della seconda metà del sec. XIV “. Successivamente il Barbi, sul fondamento della comune concordanza dei codici, che lo ascrivono all’Alighieri, lo ristampò con le altre rime dantesche nelle sue Opere, e lo incluse fra quelle del tempo della Vita Nuova, considerando che esso è senza dubbio anteriore al 1287, quando fu compilato appunto il Memoriale in cui è contenuto. Dopo di lui nessuna incertezza è più sorta, fra gli studiosi, sull’autenticità del componimento.

Varie, e spesso discordi sono state le interpretazioni del sonetto. Alcuni, infatti, hanno creduto che il poeta si mostri sdegnatissimo e minacci i suoi occhi di accecamento per aver mirato con diletto solo la torre della Garisenda, senza porre attenzione a quella degli Asinelli, che è tanto famosa in ogni luogo per la sua altezza (Ricci, Torraca, Pellegrini, Zingarelli). Altri, al contrario, hanno supposto che la maggior de la qual si favelli sia una gentildonna, molto celebrata a Bologna per la sua avvenenza (Carducci, Barbi). Certuni, inoltre, sono stati di opinione che quella contrapposta alla Garisenda / torre sia probabilmente una donna della famiglia dei Garisendi, la maggiore, cioè ” la più alta “, se il paragone fra le due s’intende in senso scherzoso (Lovarini); ” la più illustre “, se invece si giudica scevro di ogni intento satirico (Mazzoni). Qualcuno, infine (e tralasciamo, fra l’altro, le ingegnose spiegazioni del Gualandi, del Bilancioni, dello Zenatti, del Parodi, del Filippini), ha addirittura congetturato che la prima è ‛ senhal ‘ di una donna, per il cui vagheggiamento gli occhi del poeta non conobbero ” nel suo valore ” la maggiore di tutte le altre lodate, cioè ” Beatrice lontana ” (Salvadori, Bertoni).

Il senso del sonetto, che, come afferma il Confini, è in generale ” una divertita iperbole di scuola “, non è molto evidente: per questo talune espressioni, come risguardi (v. 4), con elli (v. 8) – che nel Memoriale si leggono, rispettivamente, ” cum li sguardi “, ” sonelli ” -, poi tanto furo (v. 9), sono state argomento di varie chiose e supposizioni allo scopo di poter dare un significato possibile a lle frasi Il Carducci, ad esempio, propose di correggere belli in felli, cioè traditori, e poi in rei; il Pellegrini furo in feron, secondo la variante del cod. 820 della Capitolare di Verona; il Lovarini soneli in reveli, cioè ribelli, o in sonnelli, cioè sonnacchiosi, considerando il termine come aggettivo da unire sintatticamente col v. 9; e così via. Ci sembra a ogni modo che, fra le interpretazioni suggerite, le più logiche e conformi al senso letterale di esso restino ancora quelle del Ricci e del Carducci.

Fonte

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Cartolina Postale di Bologna 1905 – COLLEZIONEsimonarinaldi@
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Retro Cartolina Postale Bologna 1905 – COLLEZIONEsimonarinaldi@

DONAZIONE 27 AGOSTO 1904

Dall’Archivio Storico del Comune di Bologna

 Pagina Fb dell’Archivio di Bologna

Approfondimenti:

Tiziano Costa, Bologna ‘900. Vita di un secolo, 2. ed., Bologna, Costa, 2008, p. 31


Tiziano Costa, Il grande libro delle torri bolognesi, Bologna, Costa, 2011, p. 48

Leggende


Donazione al comune della torre Garisenda

Il barone Raimondo Franchetti dona al Comune la torre Garisenda, da lui comprata dagli eredi Malvezzi Campeggi.

 Il nobiluomo si propone “di fare cosa gradita alla cittadinanza” e di garantire la conservazione perpetua del monumento.

L’amministrazione si impegna ad effettuare la manutenzione necessaria.

Fonte

L’HORLA – MAUPASSANT – RACCONTI E NOVELLE


L’HORLA – MAUPASSANT – RACCONTI E NOVELLE 

Non è forse vero che vediamo solo la centomillesima parte di quello che esiste?

Edizione numerata di 1000 copie

LA HORLA
La Horla

8 Maggio – Che stupenda giornata! Ho trascorso l’intera mattina disteso sull’erba, davanti alla mia casa, sotto l’enorme platano che la protegge e la ricopre completamente con la sua ombra. Amo questo paese e amo viverci perché qui ho le mie radici, queste profonde e delicate radici, che legano un uomo alla terra in cui sono nati e morti i suoi antenati, che lo legano a quel che si pensa e a quel che si mangia, ai costumi come ai nutrimenti, ai modi di dire locali, alla cadenza dialettale dei contadini, agli odori del suolo, dei villaggi e dell’aria stessa.
Amo la casa in cui sono cresciuto. Dalle mie finestre vedo la Senna che scivola, lungo il mio giardino, dietro la strada, e pare quasi entrare dentro la mia casa, la grande e larga Senna che va da Rouen a Le Havre, coperta di battelli che passano.
A sinistra, laggiù, Rouen, l’ampia città dai tetti azzurri, sotto una quantità di appuntiti campanili gotici. Sono innumerevoli, fragili o massicci, dominati dalla guglia di bronzo della cattedrale, e pieni di campane che suonano nell’aria azzurra delle belle mattine, scagliando fino a me il loro dolce e lontano brontolio di ferro, il loro canto di bronzo che la brezza mi porge, tanto più forte o fievole secondo che si risvegli o si assopisca.
Come era bella la mattina!
Verso le undici, un lungo convoglio di battelli, trainati da un rimorchiatore, grosso come una mosca e che rantolava di fatica vomitando un fumo denso, sfilò davanti alla mia inferriata.
Dopo due golette inglesi, il cui stendardo rosso ondeggiava contro il cielo, veniva un superbo tre alberi brasiliano, tutto bianco, mirabilmente lustro e sfavillante. Lo salutai, non so perché, tanto mi fece piacere vederlo.


12 maggio – Ho un po’ di febbre da qualche giorno; mi sento sofferente, o piuttosto mi sento triste.
Da dove provengono quegli influssi misteriosi che cambiano in scoramento il nostro buonumore e la nostra serenità in angoscia? Si direbbe che l’aria, l’aria invisibile, sia piena di inconoscibili Forze, di cui subiamo la misteriosa vicinanza. Mi sveglio pieno di allegria, con la voglia di cantare nella gola. – Perché? – Scendo lungo la riva del fiume e subito, dopo una breve passeggiata, rientro desolato, come se qualche disgrazia mi aspettasse a casa.
Perché? – È forse un brivido di freddo che, sfiorando la mia pelle, ha scosso i miei nervi e rabbuiato la mia anima? È forse la forma delle nuvole, o il colore del giorno, il colore delle cose, così mutevole, che, attraversando i miei occhi ha sconvolto il mio pensiero? Chissà, tutto quello che ci avvolge, quello che vediamo senza guardarlo, quello che sfioriamo senza riconoscerlo, quello che tocchiamo senza percepirlo, tutto quello in cui c’imbattiamo senza distinguerlo ha su di noi, sui nostri organi e, attraverso di loro, sulle nostre idee, sul nostro stesso cuore, effetti rapidi, sorprendenti e inesplicabili.
Com’è profondo il mistero dell’Invisibile! Non possiamo sondarlo con i nostri sensi miserevoli, con i nostri occhi che non sanno scorgere né il troppo piccolo, né il troppo grande, né il troppo vicino, né il troppo lontano, né gli abitatori di una stella né quelli di una goccia d’acqua… con le nostre orecchie che ci ingannano, perché ci trasmettono le vibrazioni dell’aria come note sonore. Sono delle fate che fanno il miracolo di cambiare in rumore il movimento e mediante questa metamorfosi danno origine alla musica, che trasforma in canto l’agitazione muta della natura… col nostro odorato, più debole di quello del cane… con il nostro gusto, che può a mala pena distinguere l’età di un vino!
Ah! Se avessimo altri organi che realizzassero in nostro favore altri miracoli, quante cose nuove potremmo scoprire intorno a noi!

Tutto il racconto al seguente Link

TAV XVIII FORAIN

WILLOW PATTERN, COLANDINE S.RICHARD


http://www.simonarinaldi.net

Willow Pattern

http://www.simonarinaldi.com WILLOW PATTERN
http://www.simonarinaldi.net – willow pattern retro

Questo famosissimo decoro, denominato “willow pattern” (motivo del salice), fu disegnato da Thomas Minton nel 1790 circa sulla base di un antico decoro cinese detto “Mandarino” e da quel momento ebbe una larga diffusione per un secolo e mezzo e oltre, copiato dalle principali manifatture europee e realizzato nei colori blu (il più frequente), rosa, verde o marrone. In particolare sembra che il presente disegno segua fedelmente il modello della manifattura inglese Spode: i suoi elementi caratterizzanti sono il ponte con tre cinesi che lo attraversano, il salice, la barca, una casa da thè principale, due uccelli e un recinto di un giardino in primo piano. Motivi geometrici a losanghe, cerchi e linee spezzate caratterizzano le due fasce sulla tesa e sul bordo del cavetto.