Un pensiero a chi, come me soffre di emicrania con aura, di qualsiasi emicrania..a chi fa uso di frovatriptan, imigran, antinfiammatori, antidolorifici, a chi vorrebbe buttare la testa in un cassonetto, a chi non può stare alla luce, al caldo che ti …fa scoppiare l’attacco, a chi deve stare al buio, a chi piange disperato, a chi non passa giorno senza un dolore, nottate insonni…a chi vive così! Coraggio!
Autore: simonarinaldi
Arts & Crafts(William Morris)
KOLONISTUGA: No Man’s Land
No Man’s Land
Da “Il giunco mormorante” di Nina Berberova ed. Adelphi
Nella vita di ognuno esistono momenti – quando la porta sbattuta all’improvviso e senza alcun visibile motivo di colpo si riapre, quando lo spioncino chiuso un attimo fa viene di nuovo aperto, quando un brusco “no” che sembrava irrevocabile si muta in “forse”-, momenti in cui il mondo intorno a noi si trasfigura, e noi stessi ci rempiamo di speranza come di nuovo sangue. E’ stata concessa una proroga a qualcosa di ineluttabile, definitivo; il verdetto di un giudice, del dottore, del console, è stato rinviato. Una voce ci avverte che non tutto è perduto. E con gambe tremanti e lacrime di gratitudine passiamo nel locale adiacente, dove ci pregano di prima di spingerci nel baratro.
(pag. 11)
“Fin dai primi anni della mia giovinezza pensavo che ognuno di noi ha la propria no man’s land, in cui è totale padrone di se stesso. C’è una vita a tutti visibile, e ce n’è un’altra che appartiene solo a noi, di cui nessuno sa nulla. Ciò non significa affatto che, dal punto di vista dell’etica, una sia morale e l’altra immorale, o dal punto di vista della polizia, l’una lecita e l’altra illecita. Semplicemente, l’uomo di tanto in tanto sfugge a qualsiasi controllo, vive nella libertà e nel mistero, da solo o in compagnia di qualcuno, anche soltanto un’ora al giorno, o una sera alla settimana, un giorno al mese; vive di questa sua vita libera e segreta da una sera (o da un giorno) all’altra, e queste ore hanno una loro continuità. Queste ore possono aggiungere qualcosa alla vita visibile dell’uomo oppure avere un loro significato del tutto autonomo; possono essere felicità, necessità, abitudine ma sono comunque sempre indispensabili per raddrizzare la “linea generale” dell’esistenza. Se un uomo non usufruisce di questo suo diritto o ne viene privato da circostanze esterne, un bel giorno scoprirà con stupore che nella vita non si è mai incontrato con se stesso, e c’è qualcosa di malinconico in questo pensiero. Mi fanno pena le persone che sono sole unicamente nella stanza da bagno, e in nessun altro tempo e luogo.” (pagg. 36-37)
"Passeggiate" di Pierre Sansot – Natale 2001
domenica 5 aprile 2009 alle ore 18.04
“Io, che il più delle volte viaggio per mio piacere, non mi dirigo così male. Se a destra è brutto tempo, prendo a sinistra; se non mi sento di montare a cavallo, mi fermo…Ho lasciato qualcosa da vedere dietro di me?
Ci ritorno; non è mai fuori della mia strada. Non traccio alcuna linea precisa, nè dritta, nè curva.”
MONTAIGNE
“Non so mai molto bene dove una strada mi porterà nè se mi porterà da qualche parte. In compenso, so con certezza da che cosa mi distoglierà: da un assopimento che non è una forma di saggezza, dalla rassegnazione, dal ripiegamento su di me; e nella solitudine che talvolta accompagna il mio andare non vi è nulla di amaro, perchè mi restituisce a quanto di grave e di dolce vi è in me, e che resta la mia guida.”
“La strada autentica ci modifica…L’essere in movimento s’inebria del proprio dinamismo che lo rende audace. Mentre cammina, moltiplica le possibilità. Le norme perdono la propria certezza. Le posizioni acquisite sfumano in lontananza, come le pietre miliari che abbiamo allegramente superato…Nel corso di un certo numero di chilometri arriveremo a dimostrare che non siamo più gli stessi.”
"L’ultimo chef Cinese"
“Quando imparai a leggere, mi parve in un certo senso di allontanarmi dal mio vecchio mondo. Certamente abbandonai il mondo limitato dell’immediato, fino ad allora l’unico che conoscevo. Scoprii che tutto ciò di cui avevo bisogno era già stato conosciuto e scritto da qualche parte”.
Nicoles Mones “L’ultimo chef Cinese” pag.55 – 2009 Neri Pozza Editore, Vicenza
“Sam le aveva spiegato che un pasto era sì nutrimento, ma prima di tutto era un insieme di simboli, suggerimenti e riferimenti, che collegavano le persone non solo tra loro, ma anche alla cultura, all’arte e alla storia del proprio Paese.
Nicole Mones “L’ultimo chef Cinese” pag.199 – 2009 Neri Pozza Editore, Vicenza.
"Dalle Parole al Dialogo"
e tu sei detto alla cosa. L’universo delle idee e delle cose si offre a chi conosce le parole;
esse si donano a chi sa chiamarle per nome…Dialogare con qualcuno è sempre immergersi poco o tanto in un mondo diverso, nel mondo della sua voce, dei suoi fatti, problemi, emozioni..;
con o senza resistenza la mente viene svincolata dai propri contenuti e rivolta ad altro; si distolgono gli occhi dallo sguardo ossesivo sulle proprie idee e si posano su oggetti diversi.
C’è una parola che costruisce e una che abbatte;
Ciascuno di noi le possiede entrambe perché può costruirle entrambe; di volta in volta si da la preferenza all’una o all’altra, e ogni volta che si conversa con qualcuno si viene sfidati nella scelta,
sul campo della preferenza, che diamo alla parola buona o alla parola cattiva, alla voglia di amare o alla voglia di graffiare.[…]
“Si vive questa sensazione con intensità particolare quando si viaggia in treno seduti in direzione in cui va il treno, vicino al finestrino: come un fiume le cose vengono incontro;
appaiono da lontano, minuscole, si avvicinano, si fanno più grandi, inondano gli occhi; si rivelano nella verità della loro figura e dei loro colori;
si ha l’impressione di non essere noi ad andare verso di loro, ma loro a venire verso di noi, quasi addosso, come un’onda alta che si rovescia su di noi.
prati, alberi, messi, casolari, persone, macchine, fiumi, ponti, binari, colline, scogliere, paesi…,da una parte e dall’altra. Andare è incontrare.
E’ una grande fortuna riuscire a conservare il potere e l’attesa di essere stupiti.
non si ha questa sensazione perché non si va incontro alle cose, ci si separa da esse; appaiano all’improvviso non davanti, ma di fianco, da dietro le spalle e subito scivolano via.
Scorgerle e vederle allontanarsi è la stessa cosa; nel momento stesso in cui appaiono, dileguano;
non si vedono venire incontro, sempre più grandi;
si vedono solo allontanarsi, farsi subito piccole e scomparire.
Non vengono; vanno.