Le Unghie – Jorge Luis Borges





Le Unghie
Docili calze le accarezzano di giorno e scarpe di cuoio inchiodate le fortificano,
ma le dita del mio piede non vogliono saperlo.
A loro non importa altro che emettere unghie: lamine cornee, semitrasparenti ed elastiche, per difendersi
– da chi? Stupidi e diffidenti come nessuno,
non smettono neanche un attimo di apprestare quel tenue armamento.
Rifiutano universo ed estasi per elaborare senza fine vane punte
che brusche sforbiciate di Solingen scorciano e tornano a scorciare.
Dopo novanta giorni crepuscolari di carcere prenatale diedero vita a quest’unica industria.
Quando sarò conservato nel cimitero della Recoleta,
in una dimora color cenere di fiori secchi e talismani, continueranno il loro ostinato lavorio,
finché non le moderi la corruzione.
Loro, e la barba sul mio viso.

da L’Artefice di Jorge Luis Borges

La Fantasia è un posto dove ci piove dentro


La Fantasia è un posto dove ci piove dentro
Dalle “Lezioni americane” di Italo Calvino
Sei proposte per il prossimo millennio

Il soffitto dei Desideri….dove ci piove dentro!

da Lezioni Americane di Calvino, un testo che amo particolarmente e che lessi nel ’90..mi ispirò innumerevoli letture e mi fece conoscere Borges e ogni tanto ci torno per “metterci una mano dentro e tirarci fuori la magia come dal cappello”..ora la interpreto così: la fantasia non ha tempo, forma, colore, densità, odore, è tutto e il suo opposto, è quello che voglio, che creo fingendo io..un posto dove ci piove dentro..dunque..quando piove dentro, vuol dire che c’è un foro, un buco, un piccolo passaggio, o una voragine, una grossa perdita..insomma una falla..una falla nella fantasia? cosa potrà mai essere?
LA DURA E MERA REALTA’!
KE-R
«Ci sono giorni in cui ogni cosa che vedo mi sembra carica di significati: messaggi che mi sarebbe difficile comunicare ad altri, definire, tradurre in parole… Sono annunci o presagi che riguardano me e il mondo insieme: e di me non gli avvenimenti esteriori dell’esistenza ma ciò che accade dentro, nel fondo; e del mondo non qualche fatto particolare ma il modo d’essere generale di tutto. Comprenderete dunque la mia difficoltà a parlarne, se non per accenni».
da “Se una notte d’inverno un viaggiatore” di Italo Calvino


Siena ricorda Italo Calvino Settembre 2010:

L’altra tigre – Jorge Luis Borges






Le Tigri di Mompracem
di Emilio Salgari
Editore: Donath, Genova 1906 (1a ed. 1900)
Illustrazioni di Alberto Della Valle e Pipein Gamba

Il libro apparve per la prima volta in 150 puntate -dal 16 ottobre 1883 al 13 maggio 1884- in appendice alla rivista “Nuova Arena” di Verona, con il titolo La tigre della Malesia, nel 1886 apparve su “Il Telefono”, e nel 1890-91 su “La Gazzetta di Treviso”, per essere infine pubblicato in volume nel 1900 dall’editore Donath, con il titolo definitivo.
Siti per un ulteriore approfondiemnto:
http://www.letteraturadimenticata.it/Salgari.htm
http://www.italica.rai.it/index.php?categoria=libri&scheda=salgari_tigri



L’altra tigre
And the craft that createth a semblance
Morris, Sigurd the Volsung (1876)


Penso a una tigre. La penombra eleva
la grande Biblioteca laboriosa
e pare che allontani gli scaffali.
Forte, innocente, insanguinata e nuova,
andrà per la sua selva e il suo mattino,
stamperà l’orma sua nella fangosa
riva di un fiume il cui nome ignora
(non ha il suo mondo nomi, né passato
né avvenire, ma un solo attimo certo),
d’un balzo coprirà distanze enormi,
odore d’alba fiuterà nell’ampio
labirinto intricato degli odori 

e il delizioso odore del cerbiatto.
Entro le righe del bambù decifro
le sue righe e indovino l’ossatura
sotto la pelle splendida che vibra.
Invano si interrompono i convessi
mari e i lunghi deserti del pianeta;
da questa casa di un remoto porto
d’America del Sud, ti seguo e ti sogno,
oh tigre, delle riviere del Gange.

Dilaga in me la sera e sto pensando
che il vocativo tigre del mio verso
è una tigre di simboli e di ombre,
una serie di tropi letterari
reminiscenze d’enciclopedia
non la tigre fatale, l’infausta gioia
che, sotto il sole o la cangiante luna,
va compiendo in Sumatra o nel Bengala
il suo ciclo d’amore, d’ozio e morte.
Alla tigre dei simboli raffronto
quella vera, quella di caldo sangue,
quella che decima la tribù dei bufali
che oggi, il tre agosto del cinquantanove,
distende una pacata ombra sui prati.
Ma basta nominarlae immaginarne le circostanze
e subito diventa finzione d’arte,
e non creatura viva
di quelle che camminano la terra.

Cercheremo una terza tigre. Anch’essa
come l’altre sarà solo una forma
del mio sogno, un sistema di parole
umane, non la tigre vertebrata
che prima assai delle mitologie
calca la terra. Lo so, ma qualcosa
m’urge a questa avventura indefinita,
insensata ed antica, e io mi ostino
a cercare nel tempo del tramonto
quell’altra tigre che non sta nel verso.

* E’ l’arte che crea una sembianza.
da Antologia Personale – Jorge Luis Borges – Longanesi & C. 1981

Da Conversazione con Borges di Alberto Arbasino

A: …Del resto, secondo lei che cosa possiamo intendere come Letteratura Fantastica?
B:Direi soltanto che la letteratura è sempre stata fantastica, è cominciata con le cosmogonie, con le mitologie, con i racconti di dèi e di mostri…Nessuno scrittore ha mai sognato di essere un proprio contemporaneo: questo è cominciato soltanto nel diciannovesimo secolo…Prima si parlava sempre di altri secoli e di altri paesi, ed era la cosa più naturale…
A:Già; ma nei nostri tempi?
B:Bisogna ritornare a questa tradizione fantastica che è la vera grande tradizione, la tradizione principale della letteratura; il resto è piuttosto giornalismo, sarà anche storia, ma non è letteratura.
A: E il Realismo?
B:Il Realismo è un episodio, solo un momento nella storia della letteratura. La grande letteratura non è mai stata realista……..
A:Già. Ma intanto da molte parti si privilegia anche oggi nella letteratura quella specie di realismo che . Sono slogan correnti: mentre l’immaginazione, compresa l’immaginazione al potere, non sembra ben vista nella letteratura.
B:No. Lo scrittore deve sapere essere fedele alla propria immaginazione; e se è fedele a ciò che immagina, se sogna sinceramente, ecco, è questa la sua sincerità. E io cerco di sognare sinceramente. Credo cioè che sia un errore il pensare che la letteratura sia fatta di parole. No, non è fatta di parole; cioè è fatta anche di parole, ma è fatta soprattutto di immagini e di sogni.
B:Sì, ma i sogni sono reali, come lo stato di veglia; i sogni sono reali. e le fantasticherie sono reali; il mio passato è reale, il mio passato e la memoria, la storia è reale, e la storia è un sogno per noi, proprio come diceva Joyce: . La storia è un incubo, un sogno tutto è sogno. O come diceva bene Schopenhauer, Die Welt als Will und Vorstellung, il Mondo come Volontà e Rappresentazione: la nostra volontà e il sogno sono la stessa cosa…


Rousseau
Tigre in una tempesta tropicale (sorpresa!) 1891
Londra, National Gallery
LA TIGRE
Visioni di William Blake
Tigre ! Tigre ! divampante fulgore 
Nella foresta della notte , 
Quale fu l’immortale mano o l’occhio 
Ch’ebbe la forza di formare 
La tua agghiacciante simmetria?
In quali abissi o in quali cieli 
Accese il fuoco dei tuoi occhi? 
Sopra quali ali osa slanciarsi? 
E quale mano afferra il fuoco?
Quali spalle, quale arte 
Potè torcerti i tendini del cuore? 
E quando il tuo cuore ebbe il primo palpito, 
Quale tremenda mano ? 
Quale tremendo piede ?
Quale mazza e quale catena ? 
Il tuo cervello fu in quale fornace ? 
E quale incudine ? 
Quale morsa robusta osò serrarne 
I terrori funesti ?
Chi l’Agnello creò , creò anche te ? 
Fu nel sorriso che ebbe 
Osservando compiuto il suo lavoro , 
Mentre gli astri perdevano le lance 
Tirandole alla terra 
E il paradiso empivano di pianti ?
Tigre ! Tigre ! divampante fulgore 
Nella foresta della notte , 
Quale mano, quale immortale spia 
Osa formare 
La tua agghiacciante simmetria ?
( Traduzione di Giuseppe Ungaretti )

Poema Congetturale (J.L.B) e Un Racconto Iniziato (Szymborska)


POEMA CONGETTURALE

Il dottor Francisco Laprida, assassinato il 22 di settembre
del 1829 dai guerriglieri di Aldao, prima di morire pensa:
Ronzano le palle nell’ultima sera.
Vento; e cenere nel vento.
Dileguano il giorno e la battaglia
mostruosa. La vittoria è degli altri.
Vincono i barbari, i gauci vincono.
Io, che ho studiato le leggi e i canoni
io, Francisco Narciso de Laprida,
io, che con la mia voce ho proclamato
l’indipendenza di queste selvagge province,
sconfitto, lordo il volto di sangue e sudore,
senza speranza né timore, perduto,
fuggo, traverso l’ultima sodaglia, al Sud.
Come quel condottiero del Purgatorio, 
fuggendo a piedi e insanguinando il piano,
fu accecato e prostrato dalla morte
dove un torrente oscuro perde il nome,
così dovrò cadere. Oggi è il termine ultimo.
Il nero dei pantani dai due lati
sta in agguato e ritarda il mio passo. Odo lo scalpiccio
della mia  morte ardente che mi cerca
con cavalieri, con armature e lance.
Io che anelavo a essere diverso, essere un uomo
di legge, di libri, di consiglio,
giacerò sotto il cielo tra paludi;
ma inesplicabilmente una superba estasi,
una gioa segreta mi gonfia il petto.
Finalmente mi trovo a fronte a fronte
con il mio destino sudamericano.
A questa rovinosa sera mi portava
il labirinto molteplice dei passi
che hanno tessuto i miei giorni
da un lontano giorno di infanzia.
Alla fine ho scoperto
la recondita chiave dei miei anni,
la sorte di Francisco de Laprida,
la lettera mancante, la forma perfetta
che Dio sapeva dal principio.
Nello specchio di questa notte incontro
il mio volto eterno, insospettato.
Sta per chiudersi il circolo.
Aspetto che così sia.
I miei piedi passano sopra l’ombra
delle lance che mi stanno cercando.
Già gli scherni della mia morte,
i ginnetti, le criniere, i cavalli incombono…
Già il primo colpo, già il duro ferro
che mi fende il petto, e il ben noto
coltello a fondo nella gola.
Da Antologia Personale di Jorge Luis Borges ed. Longanesi & C. 1981 pag.197

UN RACCONTO INIZIATO


Alla nascita d’un bimbo
il mondo non è mai pronto.
Le nostre navi ancora non son tornate dalla Finlandia.
Ci attende ancora il valico del Gottardo.
Dobbiamo eludere le guardie nel deserto di Thor,
aprirci la strada per le fogne fino al centro di Varsavia,
trovare il modo di arrivare al re Harald Cote,
e aspettare che cada il ministro Fouché.
Solo ad Acapulco
ricominceremo tutto da capo.
Si è esaurita la nostra scorta di bende,
fiammiferi , argomenti , amigdale e acqua.
Non abbiamo camion , né il sostegno dei Ming.
Con questo ronzino non corromperemo lo sceriffo.
Niente nuove su quelli fatti schiavi dai Turchi.
Ci manca una caverna più calda per i grandi freddi
e qualcuno che conosca la lingua harari.
Non sappiamo di chi fidarci a Ninive,
quali condizioni porrà il principe-cardinale,
quali nomi siano ancora nei cassetti di Beria.
Dicono che Carlo Martello attaccherà all’alba.
In questa situazione rabboniamo Cheope,
presentiamoci spontaneamente,
cambiamo religione,
fingiamo di essere amici del doge
e di non avere a che fare con la tribù Kwabe.
Si approssima il tempo di accendere i fuochi.
Telegrafiamo alla nonna che venga dal paese.
Sciogliamo i nodi sulle corregge della yurta.
Purchè il parto sia lieve
e il bimbo cresca sano.
Possa essere talvolta felice
e scavalcare gli abissi.
Che abbia un cuore capace di resistere,
e l’intelletto vigile e lungimirante.
Ma non così lungimirante
da vedere il futuro.
Risparmiategli questo dono,
o potenze celesti.

Il fine è la bellezza! Futurismo Russo






Bruttezza e volgarità! Dove si sono rifugiate le buone maniere e l’eleganza? Non è una questione di denaro, troppo semplice liquidare il tutto con la parola denaro..lo stile e il gusto risiedono nell’essere, non nell’avere!

Gli elefanti lottavano a colpi di zanne così
da sembrare bianca pietra
sotto la mano di un artista.
I cervi intrecciavano le corna così
che pareva li unissero antiche nozze
con reciproci ardori e reciproca infedeltà.
I fiumi affluivano al mare così
che il braccio dell’uno pareva strangolare il collo dell’altro.

Velemir Chlébnikov (1885-1922) 

poeta futurista russo


Link su Chlébnikov e i futuristi russi:







Racconti narrati due volte – Hawthorne


..

1974 – Collana EDIPEM – numero 38 
Wakefield 
1837
pag.61
Io penso:…
Nelle prime quattro righe a seguire, qualcuno incontrerà un emozione chiamata Borges…
Ricordo di aver letto in qualche vecchia rivista o giornale la storia, data per vera, di un tale (possiamo chiamarlo Wakefield) che per lungo tempo rimase lontano dalla moglie. Il fatto così astrattamente definito non è poi tanto raro né tale da poter essere condannato a priori come malvagio o sciocco senza una appropriata distinzione nelle sue circostanze. Ad ogni modo, questo benché non certo il più grave, è forse il più strano esempio di delinquenza maritale; e, per di più, il ghiribizzo più notevole che si possa trovare in una lista completa delle stravaganze umane.
La coppia viveva a Londra. L’uomo, fingendo di dover intraprendere un viaggio, andò ad abitare nella strada vicina e qui visse costantemente per più di vent’anni senza mai far saper nulla di sé alla moglie né agli amici, e senza che esistesse l’ombra di un motivo per questo esilio volontario. Durante questo periodo egli poté vedere ogni giorno la propria casa ed anche, con una certa frequenza, l’abbandonata signora Wakefield. Ed una sera, dopo aver scavato un tale abisso nella sua felicità coniugale, quando la sua morte era oramai data per certa, il suo patrimonio assestato, il suo nome dimenticato e quando colei che tanto tempo prima era stata sua moglie si era oramai rassegnata all’autunnale vedovanza, egli rientrò in casa con tutta calma come se ritornasse dopo un giorno di assenza, per essere marito affettuoso fino alla morte.
ed ecco di nuovo l’emozione nelle prime righe
Questo schema è tutto ciò che ricordo. Ma il caso, benché quanto mai originale e senza esempi e tale che con ogni probabilità non verrà mai più ripetuto, è uno di quelli, a mio vedere, che si conquistano la comprensione del genere umano. Ciascuno di noi sa che egli stesso non compirebbe mai una simile follia, eppure ha l’impressione che qualcun altro potrebbe farlo. A me, almeno, è ricorsa spesso alla mente, sempre suscitando la mia meraviglia ma dandomi la certezza della veridicità di questa storia ed è un’idea della figura del suo protagonista. Quando un soggetto appassiona tanto la mente, il tempo passato a pensare ad esso è sempre ben speso. 
..ed ancora qua sublime riflessione..
Se il lettore vuole può meditarvi da solo; se invece preferisce riandare con me i venti anni della stravaganza di Wakefield, sia il benvenuto, certo che, anche se non riusciamo a trovarli, vi saranno un significato dominante ed una morale chiaramente svolti e condensati nell’ultima frase. Il pensiero non manca mai di efficacia ad ogni avvenimento notabile della sua morale.
Che tipo di uomo era Wakefiled!……
RACCONTI NARRATI DUE VOLTE
pag.7
….”E’ uno stile piano e delicato, senza contorcimenti né luci troppo abbaglianti; rare, se pur ve ne sono, le tinte forti; la sua pagina appare soffusa come da una nebbia psicologica che non permette mai al quadro una vividezza eccessiva, ma tende anzi a soffocarla, quando è il caso; perché l’autore è sempre presente tra le righe, e solo raramente, permette ai propri personaggi di vivere una propria vita indipendente.”…

pag.9
Le novelle di Hawthorne spaziano nelle più alte regioni dell’arte, di un’arte al servizio di un genio d’ordine altamente superiore […].
Il tono del suo stile dà un senso di calma, l’intento fondamentale dell’autore è la ricerca della verità, egli rispetta la brevità necessaria e soprattutto possiede inventiva, creatività, fantasia e originalità,
elementi che nella narrativa valgono su tutti glia ltri.
EDGAR ALLAN POE


Consigli per altre letture e collegamenti:
Per una conoscenza più approfondita di Hawthorne e del mondo americano in cui visse ed operò, è indispensabile leggere qualcosa su quella sorta di movimento spirituale e letterario che i critici chiamarono in seguito Trascendentalismo. Ne subirono in un certo senso gli influssi, oltre ad Hawthorne, anche Thoreau e Melville e la poetessa Dickinson – per non dire tutta la vita intellettuale del New England.
http://it.wikipedia.org/wiki/Nathaniel_Hawthorne
Sulla cinematografia:
Il primo film fu Il Fauno di Marmo nel 1920:
http://ritrovatirestauratiinvisibili.blogspot.com/2010/01/il-fauno-di-marmo-1920.html

Espressionismo – Cinema


Cinema Espressionista
“Der Golem” 1920 di P.Wegener
Nella locandina emergono i tratti grafici, lo stile pittorico e le quinte scenografiche di cui si “appropriò” il cinema espressionista.
La descrizione della realtà, vista attraverso il filtro della soggettività prima ancora della oggettività e della contingenza al reale. L’utilizzo stilistico di una linea e di uno spazio deformato come a sottolineare le inquietudini d’animo dell’uomo, che si ribella alla forma borghese e benpensante del tempo.
Pola Negri
Il cinema espressionista – links:
Espressionismo (cinema)
Die Universum Film AG (UFA)
Sulla più importante società di produzione e distribuzione cinematografica degli anni ’20. Pagina del Museo storico di Berlino con molti link. In lingua tedesca.
Ernst Lubitsch
Biografia. Pagina del Museo storico di Berlino con alcuni link per approfondire. In lingua tedesca.
Friedrich Wilhelm Murnau
Biografia. Pagina del Museo storico di Berlino con alcuni link per approfondire. In lingua tedesca.
Georg Wilhelm Pabst
Biografia. Pagina del Museo storico di Berlino con alcuni link per approfondire. In lingua tedesca.
Josef von Sternberg
Biografia. Pagina del Museo storico di Berlino con alcuni link per approfondire. In lingua tedesca.
Il cinema espressionista – bibliografia:
Barbaro, Umberto, Il cinema tedesco, Editori Riuniti, Roma 1973
Barron, Stephanie, Dube, Wolf-Dieter (a cura di), Espressionismo
tedesco: arte e società, Bompiani, Milano 1997 (Pubbl. in occasione
della Mostra tenuta a Venezia nel 1997-1998)
Bordwell, David, Thompson, Kristin (a cura di), La Germania negli
anni Venti, in Storia del cinema e dei film. Dalle origini al 1945, vol.
I, Il Castoro, Milano 1998, pp. 156-180
Chiarini, Paolo, Gargano, Antonella, Vlad, Roman (a cura di),
Deleuze, Gilles, L’immagine – movimento, Ubulibri, Milano 1984, (in
partic. pp. 56-73, pp. 113-116, pp. 135-147)
Eisner, Lotte H., Lo schermo demoniaco, Ed. Bianco e Nero, Roma
1955 (rist. Editori Riuniti, Roma 1983); (tit. orig. L’ecran
demoniaque, 1^ ed. 1952)
Elsaesser, Thomas, Weimar cinema and after: germany’s historical
imaginary, Routledge, London and New York, 2000
Grignaffini, Giovanna, Quaresima, Leonardo (a cura di), Cultura e
cinema nella Repubblica di Weimar, Marsilio, Venezia 1978
Henry, Michael, Il cinema espressionista tedesco. Un linguaggio
metaforico, Marzorati, Milano 1974
Kracauer, Siegfried, Cinema tedesco: dal Gabinetto del dott. Caligari
a Hitler 1918-1933, Mondadori, Milano 1954;(tit. orig. From Caligari
to Hitler, a psychological history of the german film, 1^ ed. 1947)
Kurtz, Rudolf, L’espressionismo e il film, Longanesi, Milano 1981 (tit.
orig. Expressionismus und Film, 1^ ed. 1926)
Mitry, Jean, Futurismo, espressionismo e cinema, in Storia del cinema
sperimentale, Mazzotta, Milano 1971, (in partic. pp. 31-71)
Quaresima, Leonardo (a cura di), Cinema e rivoluzione. La via
tedesca 1919-1932, Longanesi, Milano 1979
Quaresima, Leonardo, Il cinema di Weimar, in Storia del cinema
mondiale, Gian Pier Brunetta (a cura di), 4 voll., Einaudi, Torino 1999
Quaresima, Leonardo, L’espressionismo tedesco, in Ferrero, Adelio (a
cura di), Storia del cinema. Dalle origini all’avvento del sonoro,
Marsilio, Venezia 1978
Rohmer, Eric, L’organizzazione dello spazio nel Faust di Murnau,
Marsilio, Venezia, 1984
Spagnoletti, Giovanni (a cura di), Schermi germanici. Ufa 1917-1933,
Mostra Internazionale del Nuovo Cinema, Marsilio, Venezia 1993
Tone, Pier Giorgio, Strutture e forme del cinema tedesco degli anni
Venti: scrittura filmica e sviluppo capitalistico, Mursia, Milano 1978

Andrea Lolli, Forme dell’Espressionismo nel cinema,  http://cinexpressionism.altervista.org