Passepartout 21022010 L’Accademia dei Lincei


Questa puntata di Passepartout è dedicata all’Accademia dei Lincei, la prima accademia scientifica d’Europa, fondata nel 1603 dallo scienziato e naturalista Federico Cesi con tre suoi amici. Dopo l’ingresso di Galileo Galilei nel 1611, l’Accademia svolse una funzione importantissima nel dibattito scientifico di quegli anni e di quelli successivi. Tuttora ricopre un ruolo fondamentale nella vita intellettuale italiana e non solo. Philippe Daverio ne parla con l’attuale presidente prof. Lamberto Maffei.
Dopo un lungo peregrinare per varie sedi, con l’Unità d’Italia l’Accademia trovò una sua collocazione stabile, sempre a Roma, ma in un’area della città molto importante. Durante il periodo rinascimentale questa zona era al centro di profonde opere di riassetto urbanistico, come la costruzione di Ponte Sisto. Sulle due sponde del Tevere gravitavano le due arterie che scorrevano parallele lungo il fiume: via Giulia e via della Lungara. Su via della Lungara, un nipote di Sisto IV, Raffaele Riario si regalò una sorta di villa di campagna che sorgeva accanto ad un altra nuova costruzione, Villa Farnesina di Agostino Chigi. Proprio in questi due prestigiosi edifici si collocano le attività dell’Accademia dei Lincei.
Si comincia da Palazzo Riario, divenuto in seguito Palazzo Corsini dopo una rielaborazione settecentesca da parte dell’architetto Ferdinando Fuga operata sull’impianto originale rinascimentale. L’intervento del Fuga è ben visibile nelle sale del primo piano che ospitano la Biblioteca dell’Accademia, un’eredità della Biblioteca Corsiniana fondata dal cardinale Neri Corsini nel 1754 e donata poi allo stato italiano nel 1883. Il secondo piano è costituito da un’infilata di magnifiche sale dove si svolge gran parte dell’attività dell’Accademia.
Si passa poi a Villa Farnesina, attualmente sede di rappresentanza dell’Accademia, realizzata da Baldassarre Peruzzi per conto del ricco banchiere senese Agostino Chigi tra il 1508 e il 1511. Agostino Chigi era una figura del tutto particolare e di grande interesse, una sorta di piccolo borghese che divenne un uomo di potere non attraverso le strutture ecclesiali secondo le consuetudini di quei tempi, ma grazie ad una non comune abilità finanziaria e un’indubbia furbizia politica. Era anche un uomo che aveva un forte interesse per il mondo culturale, capendo presto l’importanza di circondarsi della presenza e delle opere di grandi architetti e pittori. Si spiega così la ricchezza architettonica e decorativa della sua villa con i celeberrimi affreschi di Raffaello e della sua scuola, Sebastiano del Piombo e dello stesso Peruzzi. Basterà citare soltanto il celebre Trionfo di Galatea di Raffaello o il mirabolante effetto illusionistico creato da Peruzzi, uno dei primi esempi di prospettiva nella pittura, per dare il senso di quanta importanza rivestano questi cicli di affreschi nell’ambito della storia dell’arte rinascimentale.
Una storia dove si incrociavano e dialogavano cultura, arte, scienza, ricerca, economia, allo stesso modo di quelli che sono tuttora gli intenti, i valori, gli intendimenti dell’Accademia dei Lincei e di istituzioni simili.

Barry Lyndon – La metamorfosi di Barry


http://youtube.com/v/56K2-bZfG3s

« Non ci sono mai folle ad ascoltare un somaro che raglia da un pulpito, né mai viene acquistata la decima edizione del libro di uno stupido? Talvolta accade il contrario, così che lo stupido e il saggio, l’uomo buono e quello cattivo, sono a turno più o meno fortunati, e l’onestà è il “miglior modo di comportarsi”, o tutto il contrario, a seconda dei casi. »
(William Makepeace Thackeray)

Un’altra giovinezza – Parte finale


Il libro dell’Inquietudine di Bernardo Soares – Fernando Pessoa



“Le figure immaginarie hanno più spessore e verità di quelle reali. Il mio mondo immaginario è stato sempre per me l’unico mondo vero. Non ho mai avuto amori così reali, così pieni di verve, di sangue e di vita come l’amore vissuto con figure uscite da me stesso. Che peccato! Ne ho nostalgia perchè, come ogni amore, anche questi amori passano”…nota 198(367) Il Libro dell’inquietudine di Bernardo Soares – Fernando Pessoa
“Non ho fatto altro che sognare. Questo, e questo soltanto, è sempre stato il senso della mia vita. Non ho mai avuto altra preoccupazione vera se non la mia vita interiore. I più grandi dolori della mia vita sfumano, quando, aprendo la finestra che si affaccia sulla strada del mio sogno, e guardando il suo andamento, posso dimenticare me stesso”. 200(373) Il Libro dell’inquietudine di Bernardo Soares – Fernando Pessoa

Volando sopra le note di Pessoa
Sono convalescente in campagna
Nausea
Ho soprattutto sonno
Sono svenuto durante un brano della mia vita
Tutto quanto succede nel dove in cui viviamo, succede in noi. Tutto quanto cessa in ciò che vediamo, cessa in noi. Tutto ciò che è stato, se lo abbiamo visto quando era, quando se ne va è tolto da dentro di noi.

…..L’Inquietudine di stare qui, la nostalgia di un altra cosa che non si è conosciuta.
Ciò che abbiamo sentito è ciò che abbiamo vissuto.

La vita è per noi ciò che immaginiamo di essa.

Uno stato d’animo è un paesaggio;

Cìò che vediamo non è ciò che vediamo, ma ciò che siamo.

Il tedio è la mancanza di una mitologia,
della capacità di un illusione.

ASPETTO DUNQUE AFFACCIATO AL PONTE

Ti conosco dal 1992, ti ho visto a Lisbona nel 1998, ricordo la Piazza del Rossio,
Elephant Man e il lustra scarpe,
ti ho letto e riletto, tra decine di appunti
fogli sparsi, passando tra i labirinti di Borges, le intuizioni di Croce, lo spazio e la coscienza di Bergson, i giardini di Kawabata, le lezioni di Calvino, e la scimmietta di Strauss…Valery c’era!
Ho trovato i frammanti, di ciò che lessi
sparsi nel Tago, Lisbona
luce giallastra, fiume dai due sessi;
Io che ho amato salire al Castello di Sao Jorge, dall’Alfama,
con l’odore dell’arringa che mi spingeva
e la coda del Pavone
Guardiano che mi accarezzava e custodiva
pensando a Murakami e
la saudade e la passione mistica
del sublime visionario Hieronymus Bosh,
dall’alto del Barrio!



In Viaggio


Sono sempre in viaggio,
su di un treno.
Guardo fuori dal finestrino,
il mondo mi viene incontro.
Si ferma alle stazioni, 
il posto accanto al mio è libero
e si siede sempre qualcuno!
Fino alla prossima fermata,
magari scendo,
e mi fermo per un po
poi aspetto un altro treno e riparto
e mi allontano dal mondo!
Il posto vicino al mio
rimarrà sempre libero
e non mi fermerò mai
per sempre, 
gli altri scenderanno
ma io non li seguirò!
Un viaggio, non finirà mai!

"Spesso si scrive male; talvolta si scrive troppo; non sempre si scrive abbastanza."


Si scrive Troppo
Cap. Secondo Abate Dinouart
L’arte di tacere Parigi 1771
Da Pag. 62
Ci sono uomini che scrivono tanto per scrivere, proprio come quelli che parlano per parlare; nei libri degli uni come nei discorsi degli altri non c’è nessuna genialità, nessun proposito: si leggono, non si capiscono e non si impara niente.
La strana malattia di cui siamo da tempo affetti, che ci spinge a scrivere o a leggere ciò che si scrive, continua ad aggravarsi. I libri sembrano colmare un bisogno dell’anima; occorrono libri per ogni indole e per ogni grado di intelligenza; essi, dunque, non devono essere meno vari in sostanza e qualità, di quanto lo sono gli alimenti.
Da questo punto di vista, che sia buono, mediocre, fragile, insignificante, o altro, non esiste libro che non trovi lettore a cui destinarsi. Poiché è la testa che digerisce, è fondamentale scegliere i libri più adatti alle proprie necessità, mentre capita, talvolta, di leggere a caso per tutta la vita, senza aver saputo fare la giusta scelta. Ecco la ragione di tanti spiriti malaticci, di tante teste appesantite dalle troppe letture, inutili nel migliore dei casi. Ci si rammarica dell’incontinenza dello spirito, che diffonde prodigiosamente tra noi autori di ogni tempra, libri di ogni specie e lettori di ogni calibro. Mai infatti si era vista una fermentazione di cervelli paragonabile a quella degli ultimi venticinque-trent’anni. Ovunque brulicano “letterati”; questa stessa definizione è diventata così comune, persino banale, che oggi esserlo o non esserlo è quasi indifferente; tuttavia questa straordinaria fecondità ci insospettisce: temiamo che presagisca una inevitabile decadenza.
Gli stranieri ci osservano e profetizzano una rivoluzione letteraria: calcolano già le nostre perdite, desiderosi di mostrarcele. Una volta in Francia sapevano leggere soltanto i monaci; verrà il giorno in cui non ci saranno che letterati. Soffermiamoci su questo argomento che ci offre gli spunti più suggestivi. C’era una volta in Palestina una città che si chiamava Città delle lettere o dei Libri, Cariat Sefèr. Proviamo ad immaginare un’intera nazione (se ci sembra eccessivo facciamo a metà) in una delle più belle contade d’Europa, interamente consacrata alle lettere, immaginiamola abitata dal popolo-corpo e dal popolo-spirito; ora, sebbene lo spirito eserciti una forte attrazione, il corpo è comunemente assai più utile all’uomo per tutta una serie di usi, e quindi, in tali circostanze spetterà alla natura ristabilire la parità  tra i due popoli: la densità e la durata del popolo-corpo non destano alcuna preoccupazione; ma come potrà mai il popolo-spirito diventare altrettanto numeroso? Ci riuscirà grazie alla progressione naturale, stabilita nell’ordine delle cose. Per poco che possa diffondersi la tendenza all’istruzione, o anche se continuasse a crescere in proporzione alla frenesia di scrivere, tutti, quasi senza accorgercene, ci trasformeremmo in letterati, poiché ci elettrizzeremmo reciprocamente. Niente è più sottile e rapidamente contagioso dei libri. I poeti, soprattutto, specie feconda che da noi cresce nelle brughiere più aride, ben presto pulluleranno in ogni punto di questa regione, da le Conquet fino a Saint-Jean-Pied-de-Porc, e per ogni grado della nostra latitudine.
Se tutti scrivono e diventano autori, che ce ne faremo di tutto questo ingegno e di tutti i libri dai quali saremo esasperati, inondati, sommersi senza risparmio? In una parola,  quando tutto sarà detto, a cosa lo spirito umano potrà dedicarsi? Quando tutto sarà stato pensato, e tutto sarà già stato detto, si ricomincerà, come si fa da tempo immemorabile, a pensare ancora e a dire le stesse cose; a quel punto non saremo più, come alla fine del ciclo, sovraccarichi di letterati e di una moltitudine di libri che hanno vissuto per un istante, che nascono e muoiono, che risorgono e spariscono nuovamente. Il mondo morale e quello fisico subiscono le stesse vicende. Pensate allo sfoggio, all’ostentazione di ricchezze che la terra esibisce a primavera. Quale lusso! Quale profusione di foglie e di fiori! Ma in pochi giorni, quegli alberi così belli, così frondosi sono spogliati. Poi l’inverno completa la distruzione, cancellando ogni ricordo di verde dai giardini, dai boschi dalle campagne.
Impercettibile si consuma allo stesso modo, fino ad essere un giorno completamente consumata, la straordinaria quantità di libri la cui nascita è annunciata dai giornali, e un giorno non ne resterà più traccia.
Apprenez, petits ouvrages,
A mourir sans murmurer.
« Imparate piccole opere, a morire senza mormorii »

Sullo Stagno


Il Regno dei Sogni, fuori dalla Realtà
Claude Monet, Lo stagno delle ninfee armonia in verde 1899
Musèe D’Orsay, Parigi
Sullo Stagno
Sul grigio stagno ove alta è già la neve,
un airone è in volo, candido e lieve.
Dalla sponda io, qui solo
assisto muto al volo,
e, fatto schermo agli occhi con la mano,
guardo, guardo lontano.
                                                    Li Po
                               (Vers. di M. Spiritini).
Sullo Stagno
Metrica: Endecasillabi e settenari. Rima Baciata
Parte l’airone dallo stagno che oramai, a causa della neve, non gli offre più nulla.
Il poeta ne segue il leggerissimo volo, e, ignorandone la meta, provoca un senso di rapimento che gli impedisce di parlare (muto). Il suo sguardo si perde lontano dietro all’airone che lo trasporta in un regno di sogni,
 fuori dalla realtà.


Da L’AQUILONE di D.Consonni – L.P.Mazza
Antologia Italiana per la Scuola Media
Società Editrice Internazionale
1959
Li Po (700 circa-762 d. Cr.)
E’ considerato da taluni critici come il più grande poeta cinese, vissuto nel periodo del massimo splendore della poesia in Cina.
Oggi, in questa giornata di fine Gennaio, la neve ricopre la terra
e vedo le lepri, padrone del campo, sembrano appoggiate,
magiche e sognanti. Aspetto lo scatto, improvviso, senza meta
e le inseguo con lo sguardo, che poi si perde, dietro i confini
della finestra; ma fuggo con loro
e mi rimane lo stupore ed il sorriso.
Incontro questa poesia sull’Antologia di mio Padre lì pronta 
a sottolineare l’emozione vissuta.