MARIO MARIANI – L’EQUILIBRIO DEGLI EGOISMI, CASA EDITRICE SONZOGNO


 

MARIO MARIANI – L’EQUILIBRIO DEGLI EGOISMI,

CASA EDITRICE SONZOGNO

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GIO PONTI “OGGETTI MISTERIOSI”


Mostre: gli “Oggetti Misteriosi” di Gio Ponti alla Porta di Milano dell’aeroporto di Milano Malpensa http://www.tafter.it/2014/10/30/mostre-gli-oggetti-misteriosi-di-gio-ponti-alla-porta-di-milano-dellaeroporto-di-milano-malpensa/

La Lettura (Corriere della Sera 13 Novembre 2011)


La Lettura

Vedi il mio blog sul Collezionismo

La Lettura è stata una rivista mensile illustrata del “Corriere della Sera” pubblicata senza interruzioni dal 1901 al 1945.

Anno V – Annata completa

Oggi con il Corriere della Sera, un inserto dal nome evocativo, importante, per il quotidiano stesso: La Lettura. Per me una gioia, perché mi ricorda il grande periodico che il Corriere pubblicava, proprio con lo stesso nome agli inizi del Novecento e del quale custodisco numerosi numeri. L’annata completa del V anno e tanti altri numeri fino al 30, illustrati dai più importanti disegnatori dell’epoca: Dudovich, Sepo, Sacchetti, Bemporad, Rubino, Finozzi, Anichini e Brunelleschi….
Storia:
Quando nasce è un tipo di pubblicazione del tutto nuovo per l’Italia, perché mescola le caratteristiche della rivista colta e di quella popolare. Probabilmente Luigi Albertini, che la fonda, aveva preso l’idea dai magazines allora diffusi nel mondo anglosassone. Pochi anni prima il “Corriere” aveva varato, con enorme successo, “La Domenica del Corriere“, ora tende ad un pubblico più alto: le famiglie della buona borghesia, ma anche gli intellettuali, che la considerano una decorosa lettura d’evasione. Renato Serra, per esempio, la cita in Le Letterecome “magazine da ferrovia”, cioè da leggere per passatempo in treno. A dirigerla viene chiamato il suocero di Albertini e uno degli scrittori più amati all’epoca, il drammaturgo Giuseppe Giacosa; e sulle pagine della rivista, nell’arco di mezzo secolo, compaiono quasi tutte le firme più importanti della prima metà del Novecento: basti citare Giovanni Pascoli, Gabriele D’Annunzio, Giovanni Verga, Alberto Savinio, Carlo Emilio Gadda e Dino Buzzati. Luigi Pirandello, per esempio, vi pubblica il suo primo lavoro teatrale, l’atto unico Cecè[1], con due anni d’anticipo rispetto all’esordio sulle scene.
Nei primi anni del secolo la rivista, in accordo con la filosofia positivista, si propone come rivista di informazione scientifica a tutto tondo, chiamando a collaborare accademici e illustri studiosi. In un secondo tempo, quando la direzione passa a Renato Simoni (dal 1906) e poi aMario Ferrigni (dal 1923) diventerà più giornalistica e commerciale, ma sempre entro i limiti del decoro e di un discreto livello culturale. Uno scoop d’eccezione è la pubblicazione delle fotografie della battaglia di Liaoyang (guerra russo-giapponese, 1904) scattate da Luigi Barzini senior[2]: si tratta della prima documentazione fotografica in assoluto di un campo di battaglia. La novità fece esaurire i numeri della rivista in poche ore. Un’altra primizia è la pubblicazione cartacea della prima trasmissione della radio italiana, il radiodramma L’anello di Teodosio.
Un punto di forza fondamentale è costituito dall’illustrazione: gli articoli di informazione sono sempre corredati da fotografie e le novelle e i romanzi a puntate da disegni; dal 1906 poi anche la copertina viene illustrata a colori e riporta le firme degli illustratori più noti dell’epoca: daEnrico Sacchetti, che è in assoluto il più rappresentato, al prestigioso Marcello Dudovich, dal fiabesco Umberto Brunelleschi al caricaturaleSergio Tofano (alias «Sto»)
Per visualizzare tutti i numeri:

Pali Cosmogonici – MITI – Eliade


Miti Cosmogonici

Mito e realtà

Miti e Riti di ORIENTAMENTO – Abitazione, IMAGO MUNDI (Mircea Eliade)

E’ difficile, per noi moderni, apprezzare l’enorme importanza che assumeva per il “primitivo”, l’orientamento nello spazio. L’orientamento, vale a dire, in ultima istanza, la divisione dello spazio in quattro orizzonti, equivaleva a una fondazione del mondo. L’Omogeneità dello spazio conosciuto, era in un certo senso assimilata al Caos. Il conseguimento di un “centro” attraverso l’incrociarsi di due linee diritte e la proiezione dei quattro orizzonti nelle quattro direzioni cardinali, rappresentava una vera e propria . Il cerchio o il quadrato, costruito a partire da un Centro è un Imago Mundi. Nel centro si erge il Palo, che rappresenta l’Asse Cosmico, poichè è intorno ad esso che il territorio diventa abitabile, dunque si trasforma in un .
In tutte le società tradizionali, cosmizzare uno spazio equivale a consacrarlo, poichè il cosmo essendo opera divina è sacro nella sua stessa struttura. Vivere in un cosmo significa, prima di tutto, vivere in uno spazio santificato, che offre la possibilità di comunicare con gli Dei. La cosmizzazione, dunque la consacrazione, dello spazio con una tecnica qualsiasi di orientamento rituale, si ripete anche in occasione della costruzione di una casa. La cosmizzazione si lascia percepire nella struttura stessa della dimora. Presso un gran numero di popoli arcaici, e particolarmente presso i cacciatori e i pastori semi-nomadi, l’abitazione comporta un simbolismo che la trasforma in imago mundi.
Presso i nomadi, il paletto che sostiene la tenda è assimilato all’Asse cosmico; presso i sedentari, questo ruolo è assunto dal pilastro centrale o dal buco di evacuazione del fumo.
Abbiamo qui a che fare con il simbolismo del ; come il territorio occupato, la città o il villaggio riproducono l’Universo, anche la casa diventa una imago mundi grazie all’orientamento rituale e al simbololismo del Centro.
Vorremmo mostrare adesso, come, in certe culture, la costruzione delle case è strutturalmente solidale con il mito cosmogonico.
Ecco come si procede in India: prima di posare la prima pietra, l’astrologo indica il punto delle fondamenta che si trova al di sopra del Serpente che sostiene il Mondo. Il capomastro taglia un palo e lo conficca nel terreno esattamente nel punto designato, per fissare bene la testa del Serpente. Una pietra di base è posata in seguito al di sopra del palo. La pietra si trova così esattamente al centro.
Questo è il rito grazie al quale ogni casa indiana è simbolicamente situata al centro stesso dell’Universo.
Questo rito, tuttavia non è che la ritualizzazione del mito cosmogonico. In effetti, conficcare il palo nella testa del Serpente e “fissarlo”, significa imitare il gesto primordiale di Soma o di Indra, quando quest’ultimo, come si esprime il Rg-Veda (I,52,10). Il Serpente è Vrtra; simbolizza il Caos, l’amorfo, il non manifesto. Decapitarlo equivale a un atto di creazione, al passaggio dal virtuale a dell’amorfo all’attuale e al formale.
Con questo esempio indiano, abbiamo evidentemente a che fare con un nuovo tema. La cosmogonia simbolicamente ripetuta con il rituale di costruzione comporta la messa a morte di un Mostro primordiale, il Serpente Vrtra. In altre parole, la creazione si produce attraverso un sacrificio sanguinoso: un Essere vivente deve essere immolato se si vuole che un opera prenda forma e duri. Questo nuovo motivo mitico contiene nella sua stessa struttura un elemento tragico: la Creazione non si effettua più con la potenza del pensiero e della parola divina, come era il caso nel mito polinesiano e in numerosi altri miti: la Creazione si realizza con l’immolazione di una vittima. Questo nuovo tema mitico ha avuto enormi conseguenze per la storia dello spirito umano. Attraverso questo mito, l’uomo ha preso coscienza del fatto che ogni creazione, per essere valida e per durare, deve derivare da un sacrificio.

M.Eliade “Struttura e Funzione” dei Miti, in M.Eliade “Spezzare il tetto della casa” Milano 1988 pp. 59-81