L’ennesima traccia del mio caro Paolo, grazie.

Avatar di Paolo FerrarioANTOLOGIA DEL TEMPO CHE RESTA

Questo è il mio sogno estivo: una conversazione tra amici lungo i corridoi di un giardino che si affaccia sul lago.

Ne ho tratto ispirazione da alcune pagine del saggio L’ARTE DELLA CONVERSAZIONE, scritto da Pietro Citati in: L’ARMONIA DEL MONDO, RCS libri, 1998, pagg. 44-46, 50

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Dal caro amico Paolo

Arcobaleno “Sogni – Il Matrimonio delle Volpi”


Sogni – Arcobaleno

Kitsune no Yomeiri

Favola Giapponese:

« Strana è la follia di coloro in cui entra un demone volpe. Talvolta corrono nudi gridando per le strade. Talvolta giacciono e con la bava alla bocca, ululano come ululano le volpi. E su alcune parti del corpo del posseduto compare un bozzo mobile sotto la pelle, che sembra avere una vita tutta sua. Pungilo con un ago, e istantaneamente scivola in un altro posto. In nessuna presa può essere così strettamente compresso da una mano forte che non scivoli da sotto le dita. La gente posseduta si dice che parli e scriva in lingue di cui erano completamente all’oscuro prima della possessione. Mangiano solo ciò che sembra piacere alle volpi e ne mangiano una gran quantità, come se non loro, ma la volpe che li possiede, sia affamata. »

…Quando piove e contemporaneamente c’è il sole avviene il matrimonio delle volpi, e bisogna stare attenti a non capitarci in mezzo per sbaglio, perché le volpi sono spiriti dispettosi e si vendicherebbero dell’incauto osservatore. (Akira Kurosawa – Sogni.)

https://www.youtube.com/v/oNbI2ddLMr0

http://www.musubi.it/index.php/cinema/gendai/258-sogni?showall=&start=1

JORGE LUIS BORGES: GLI ARCHETIPI


 

Gli Archetipi

In questa unità, Jorge Luis Borges (Buenos Aires 1899-1986), in un’intervista realizzata nel 1971, parla del suo interesse per gli studi di Jung, di Frazer e di Burton, per le enciclopedie, soprattutto per quelle antiche, e per la teoria degli archetipi.
Spade, tigri e specchi costituiscono i simboli che, considerati per la loro arcaica potenza evocativa alla stregua di archetipi junghiani, animano i microcosmi che lo scrittore argentino “finge” nelle pagine dei suoi libri .
Gli specchi rimandano al problema dell`identità: lo scrittore ricorda come il tema del “doppio” torni in tante civiltà, quel “doppio” che per alcune culture è connesso all’idea del soprannaturale e della morte, così come viene evocato in una celebre sequenza del film di Bergman, Il posto delle fragole.

Jorge Luis Borges: Il Deserto e il Labirinto


“Tutte le emozioni passano, soltanto lo stupore rimane.”

Jorge Luis Borges: Il Deserto e il Labirinto

http://www.letteratura.rai.it/embed/jorge-luis-borges-il-deserto-e-il-labirinto/995/default.aspx

L’immagine del labirinto è centrale nella poetica di Jorge Luis Borges (Buenos Aires, 1899 –, Ginevra, 1986). Essa costituisce un’allegoria della complessità del mondo, la cui intelligibilità non è afferrabile attraverso la sola ragione. Il labirinto per lo scrittore argentino è “un edificio costruito per confondere gli uomini”, nel senso che la sua stessa architettura è funzionale a tale fine: la confusione e lo stupore degli uomini. La tortuosità dei suoi percorsi rinvia simbolicamente alla insufficienza di uno sguardo meramente razionale sul reale, la cui consistenza ontologica cela, sotto un’apparente regolarità, significati più complessi e profondi. Nell’intervista proposta in questa unità, Borges ricorda uno dei suoi tanti racconti ispirati a quel “simbolo naturale della perplessità” che è il labirinto. Esso, sorprendentemente, si ambienta nel deserto, un luogo solo in apparenza agli antipodi rispetto al labirinto.

Kolonistuga


I libri (e la biblioteca) L’infinito spaziale e temporale Il labirinto Gli specchi Il doppio Le tigri La rosa Il sogno Gli scacchi Il viaggio I miti nordici I duelli dei malavitosi I temi della colpa, del perdono e del Il peccato Il paradiso perduto Dio e le Sacre Scritture La forma della spada L’odradek, La scimmia dell’inchiostro, L’unicorno cinese, La volpe cinese!

La Lettura (Corriere della Sera 13 Novembre 2011)


La Lettura

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La Lettura è stata una rivista mensile illustrata del “Corriere della Sera” pubblicata senza interruzioni dal 1901 al 1945.

Anno V – Annata completa

Oggi con il Corriere della Sera, un inserto dal nome evocativo, importante, per il quotidiano stesso: La Lettura. Per me una gioia, perché mi ricorda il grande periodico che il Corriere pubblicava, proprio con lo stesso nome agli inizi del Novecento e del quale custodisco numerosi numeri. L’annata completa del V anno e tanti altri numeri fino al 30, illustrati dai più importanti disegnatori dell’epoca: Dudovich, Sepo, Sacchetti, Bemporad, Rubino, Finozzi, Anichini e Brunelleschi….
Storia:
Quando nasce è un tipo di pubblicazione del tutto nuovo per l’Italia, perché mescola le caratteristiche della rivista colta e di quella popolare. Probabilmente Luigi Albertini, che la fonda, aveva preso l’idea dai magazines allora diffusi nel mondo anglosassone. Pochi anni prima il “Corriere” aveva varato, con enorme successo, “La Domenica del Corriere“, ora tende ad un pubblico più alto: le famiglie della buona borghesia, ma anche gli intellettuali, che la considerano una decorosa lettura d’evasione. Renato Serra, per esempio, la cita in Le Letterecome “magazine da ferrovia”, cioè da leggere per passatempo in treno. A dirigerla viene chiamato il suocero di Albertini e uno degli scrittori più amati all’epoca, il drammaturgo Giuseppe Giacosa; e sulle pagine della rivista, nell’arco di mezzo secolo, compaiono quasi tutte le firme più importanti della prima metà del Novecento: basti citare Giovanni Pascoli, Gabriele D’Annunzio, Giovanni Verga, Alberto Savinio, Carlo Emilio Gadda e Dino Buzzati. Luigi Pirandello, per esempio, vi pubblica il suo primo lavoro teatrale, l’atto unico Cecè[1], con due anni d’anticipo rispetto all’esordio sulle scene.
Nei primi anni del secolo la rivista, in accordo con la filosofia positivista, si propone come rivista di informazione scientifica a tutto tondo, chiamando a collaborare accademici e illustri studiosi. In un secondo tempo, quando la direzione passa a Renato Simoni (dal 1906) e poi aMario Ferrigni (dal 1923) diventerà più giornalistica e commerciale, ma sempre entro i limiti del decoro e di un discreto livello culturale. Uno scoop d’eccezione è la pubblicazione delle fotografie della battaglia di Liaoyang (guerra russo-giapponese, 1904) scattate da Luigi Barzini senior[2]: si tratta della prima documentazione fotografica in assoluto di un campo di battaglia. La novità fece esaurire i numeri della rivista in poche ore. Un’altra primizia è la pubblicazione cartacea della prima trasmissione della radio italiana, il radiodramma L’anello di Teodosio.
Un punto di forza fondamentale è costituito dall’illustrazione: gli articoli di informazione sono sempre corredati da fotografie e le novelle e i romanzi a puntate da disegni; dal 1906 poi anche la copertina viene illustrata a colori e riporta le firme degli illustratori più noti dell’epoca: daEnrico Sacchetti, che è in assoluto il più rappresentato, al prestigioso Marcello Dudovich, dal fiabesco Umberto Brunelleschi al caricaturaleSergio Tofano (alias «Sto»)
Per visualizzare tutti i numeri: