La Grande Guerra – Foto di familia -Leonildo Rinaldi prigioniero di Guerra (1917-18)

13 Ottobre 1918
Leonildo scrive al fratello Attilio(mio bisnonno)

12 Settembre 1918

Rancio
21 Marzo del 1917
Al prigioniero Leonildo Rinaldi
Sul fronte Italiano e la Grande Guerra:
http://it.wikipedia.org/wiki/Fronte_italiano_(prima_guerra_mondiale)
Sulla Battaglia di Caporetto:
http://it.wikipedia.org/wiki/Battaglia_di_Caporetto
Visti gli esiti dell’ultima offensiva italiana, austro-ungarici e tedeschi decisero di contrattaccare. Il 24 ottobre gli austro-ungarici e i tedeschi sfondarono il fronte dell’Isonzo a nord convergendo su Caporetto e accerchiarono la 2ª Armata italiana, in particolare il IV ed il XXVII Corpo d’armata, comandato dal generale Pietro Badoglio.
Da lì gli austriaci avanzarono per 150 km in direzione sud-ovest raggiungendo Udine in soli quattro giorni. La Disfatta di Caporetto provocò il crollo del fronte italiano sull’Isonzo con la conseguente ritirata delle armate schierate dall’Adriatico fino alla Valsugana, oltre alle perdite umane e di materiale; in due settimane andarono perduti 350.000 soldati fra morti, feriti, dispersi e prigionieri, ed altri 400.000 si sbandarono verso l’interno del paese [1]. La ritirata venne prima effettuata portando l’esercito lungo il Tagliamento, ed in seguito fino al Piave, l’11 novembre1917, quando tutto il Veneto (Venezia compresa) sembrava potesse andare perduto.
In seguito Cadorna, invitato a far parte della Conferenza interalleata a Versailles, venne sostituito, per volere del nuovo presidente del consiglio Vittorio Emanuele Orlando, dal generale Armando Diaz, l’8 novembre 1917, dopo che la ritirata si stabilizzò definitivamente sulla linea del Monte Grappa e del Piave.
Gli austro-ungarici e i tedeschi chiusero il 1917 con le offensive sul Piave, sull’Altipiano di Asiago e sul monte Grappa, la ritirata sul fronte delGrappa-Piave però consentì all’esercito italiano, ora in mano a Diaz, di concentrare le sue forze su di un fronte più breve e soprattutto, con un mutato atteggiamento tattico, più orgoglioso e determinato.
Gli austro-ungarici fermarono gli attacchi in attesa della primavera del 1918, preparando un’offensiva che li avrebbe dovuti portare a penetrare nella pianura veneta. La fine della guerra contro la Russia fece sì che la maggior parte dell’esercito impiegato sul fronte orientale potesse spostarsi a ovest.
L’offensiva austro-ungarica arrivò il 15 giugno: l’esercito dell’Impero attaccò con 66 divisioni nella cosiddetta battaglia del solstizio, che vide gli italiani, resistere all’assalto e infliggere al nemico pesantissime perdite. Gli austro-ungarici, per i quali la battaglia del solstizio era l’ultima possibilità per dare una svolta al conflitto e ribaltarne le sorti, persero le loro speranze [2], e con i popoli dell’impero asburgico sull’orlo della rivoluzione, l’Italia anticipò ad ottobre l’offensiva prevista per il 1919, impedendo la prosecuzione dell’offensiva.
Altri link per approfondimenti:
http://www.ilcassetto.it/notizia.php?tid=863
http://www.marioravasi.it/cennistorici.htm
http://cronologia.leonardo.it/storia/mondiale/mondia5a.htm
Cronologia degli avvenimenti:
http://www.cimeetrincee.it/cronolog.htm
Le Unghie – Jorge Luis Borges
Le Unghie
ma le dita del mio piede non vogliono saperlo.
A loro non importa altro che emettere unghie: lamine cornee, semitrasparenti ed elastiche, per difendersi
– da chi? Stupidi e diffidenti come nessuno,
non smettono neanche un attimo di apprestare quel tenue armamento.
Rifiutano universo ed estasi per elaborare senza fine vane punte
che brusche sforbiciate di Solingen scorciano e tornano a scorciare.
Dopo novanta giorni crepuscolari di carcere prenatale diedero vita a quest’unica industria.
Quando sarò conservato nel cimitero della Recoleta,
in una dimora color cenere di fiori secchi e talismani, continueranno il loro ostinato lavorio,
finché non le moderi la corruzione.
Loro, e la barba sul mio viso.
La Fantasia è un posto dove ci piove dentro
LA DURA E MERA REALTA’!
L’altra tigre – Jorge Luis Borges
di Emilio Salgari
Editore: Donath, Genova 1906 (1a ed. 1900)
Illustrazioni di Alberto Della Valle e Pipein Gamba
Il libro apparve per la prima volta in 150 puntate -dal 16 ottobre 1883 al 13 maggio 1884- in appendice alla rivista “Nuova Arena” di Verona, con il titolo La tigre della Malesia, nel 1886 apparve su “Il Telefono”, e nel 1890-91 su “La Gazzetta di Treviso”, per essere infine pubblicato in volume nel 1900 dall’editore Donath, con il titolo definitivo.
Siti per un ulteriore approfondiemnto:
http://www.letteraturadimenticata.it/Salgari.htm
http://www.italica.rai.it/index.php?categoria=libri&scheda=salgari_tigri
Penso a una tigre. La penombra eleva
la grande Biblioteca laboriosa
e pare che allontani gli scaffali.
Forte, innocente, insanguinata e nuova,
andrà per la sua selva e il suo mattino,
stamperà l’orma sua nella fangosa
riva di un fiume il cui nome ignora
(non ha il suo mondo nomi, né passato
né avvenire, ma un solo attimo certo),
d’un balzo coprirà distanze enormi,
odore d’alba fiuterà nell’ampio
labirinto intricato degli odori
Entro le righe del bambù decifro
le sue righe e indovino l’ossatura
sotto la pelle splendida che vibra.
Invano si interrompono i convessi
mari e i lunghi deserti del pianeta;
da questa casa di un remoto porto
d’America del Sud, ti seguo e ti sogno,
oh tigre, delle riviere del Gange.
Dilaga in me la sera e sto pensando
che il vocativo tigre del mio verso
è una tigre di simboli e di ombre,
una serie di tropi letterari
reminiscenze d’enciclopedia
non la tigre fatale, l’infausta gioia
che, sotto il sole o la cangiante luna,
va compiendo in Sumatra o nel Bengala
il suo ciclo d’amore, d’ozio e morte.
Alla tigre dei simboli raffronto
quella vera, quella di caldo sangue,
quella che decima la tribù dei bufali
che oggi, il tre agosto del cinquantanove,
distende una pacata ombra sui prati.
Ma basta nominarlae immaginarne le circostanze
e subito diventa finzione d’arte,
e non creatura viva
di quelle che camminano la terra.
Cercheremo una terza tigre. Anch’essa
come l’altre sarà solo una forma
del mio sogno, un sistema di parole
umane, non la tigre vertebrata
che prima assai delle mitologie
calca la terra. Lo so, ma qualcosa
m’urge a questa avventura indefinita,
insensata ed antica, e io mi ostino
a cercare nel tempo del tramonto
quell’altra tigre che non sta nel verso.
* E’ l’arte che crea una sembianza.
da Antologia Personale – Jorge Luis Borges – Longanesi & C. 1981
Da Conversazione con Borges di Alberto Arbasino
B:Direi soltanto che la letteratura è sempre stata fantastica, è cominciata con le cosmogonie, con le mitologie, con i racconti di dèi e di mostri…Nessuno scrittore ha mai sognato di essere un proprio contemporaneo: questo è cominciato soltanto nel diciannovesimo secolo…Prima si parlava sempre di altri secoli e di altri paesi, ed era la cosa più naturale…
A:Già; ma nei nostri tempi?
B:Bisogna ritornare a questa tradizione fantastica che è la vera grande tradizione, la tradizione principale della letteratura; il resto è piuttosto giornalismo, sarà anche storia, ma non è letteratura.
A: E il Realismo?
B:Il Realismo è un episodio, solo un momento nella storia della letteratura. La grande letteratura non è mai stata realista……..
A:Già. Ma intanto da molte parti si privilegia anche oggi nella letteratura quella specie di realismo che . Sono slogan correnti: mentre l’immaginazione, compresa l’immaginazione al potere, non sembra ben vista nella letteratura.
B:No. Lo scrittore deve sapere essere fedele alla propria immaginazione; e se è fedele a ciò che immagina, se sogna sinceramente, ecco, è questa la sua sincerità. E io cerco di sognare sinceramente. Credo cioè che sia un errore il pensare che la letteratura sia fatta di parole. No, non è fatta di parole; cioè è fatta anche di parole, ma è fatta soprattutto di immagini e di sogni.
…B:Sì, ma i sogni sono reali, come lo stato di veglia; i sogni sono reali. e le fantasticherie sono reali; il mio passato è reale, il mio passato e la memoria, la storia è reale, e la storia è un sogno per noi, proprio come diceva Joyce: . La storia è un incubo, un sogno tutto è sogno. O come diceva bene Schopenhauer, Die Welt als Will und Vorstellung, il Mondo come Volontà e Rappresentazione: la nostra volontà e il sogno sono la stessa cosa…
Poema Congetturale (J.L.B) e Un Racconto Iniziato (Szymborska)
POEMA CONGETTURALE
UN RACCONTO INIZIATO
Link di riferimento:
http://xoomer.virgilio.it/mailinversi/szymborskapoesie.htm
Bibliografia Szymborska:
http://xoomer.virgilio.it/mailinversi/szymborska.htm
Video:
http://vimeo.com/3971525
Il fine è la bellezza! Futurismo Russo
da sembrare bianca pietra
sotto la mano di un artista.
I cervi intrecciavano le corna così
che pareva li unissero antiche nozze
con reciproci ardori e reciproca infedeltà.
I fiumi affluivano al mare così
che il braccio dell’uno pareva strangolare il collo dell’altro.
Velemir Chlébnikov (1885-1922)







