La scimmietta Lucinda


…Libera Interpretazione dell’intervista..

“……sì l’autoscatto…., uno dei miei ricordi più cari è la scimmietta aggrappata al mio stivale,
era una femmina..che chiamai Lucinda…Uno dei grandi amori della mia vita….
….era di una bambina della tribù locale..
Quando tornai in europa, dovetti separarmi da lei,
perchè sarebbe stato come condannarla a morte,
non avrebbe sopportato il clima..
Di Tristi Tropici, mi chiesero di farne un opera,
 che fu poi rappresentata a Strasburgo, senza nessun successo
ed un critico commentò che non era una vera opera,
perchè non c’erano donne;
io commentai che effettivamente se avessi voluto fare un opera
avrei messo una donna
e quella donna sarebbe stata Lucinda.”
Tristi Tropici – 1960
Claude-Lévi Strauss

In memoria di Claude L. Strauss, oggi scompare il suo corpo mortale
ma la sua immortalità di spirito, studio e saggezza, non se ne andrà mai ..
Lucinda ti starà sempre attaccata ed anche io…Grazie!

Alda Merini


La pazza: “Io sono una sedia, una sedia su cui non si siede mai nessuno. Non so se ci sono delle piastrelle o del linoleum o della vernice fresca. Chi mi ha verniciato le mani? Un secondino, immagino, ma ieri è venuta una visita. Una parola, pa-ro-la, la parola, parola, mi bacia le labbra, pronuncio la parola.”
L’AMORE
‘E un petalo la tua memoria
che si adagia sul cuore
e lo sconvolge.
Addio, come ogni sera,
oltre le fratture c’è un cadavere
eretto di discorso,
sembra un frammento di un eutanasia
ma tu mi uccidi come sempre, amore,
e riapri i miei eterni giacimenti.
I sepolcri del Foscolo, gli addii
di certe mani che non sono sepolte
ed emergono futili dal nulla
a chiedere giustizia di parole.
Il SEQUESTRO
Manicomio è parola assai più grande
delle oscure voragini del sogno,
eppur veniva qualche volta al tempo
filamento di azzurro o una canzone
lontana di usignolo o si schiudeva
la tua bocca mordendo nell’azzurro
la menzogna feroce della vita.
LA FAMIGLIA
Sono nata il ventuno a primavera
ma non sapevo che nascere folle,
aprire le zolle
potesse scatenar tempesta.
IL DOLORE
Baratro oscuro, deflagrazione,
scintilla che muove il passato,
caviglie che si rompono
nel correrti dietro, dolore,
tu sei la lepre viva
che le mie mani conoscono
fin dall’infanzia.
LA POLVERE CHE FA VOLARE
Conversazione con Alda Merini
Avevo quindici anni quando tornai a casa con la prima recensione a una mia poesia.
Non stavo nella pelle per l’emozione.
La portai subito a mio padre, la persona che mi era più cara, gridando: “Guarda, papà, che cosa scrive Spagnoletti di me” Lui, senza fiatare, me la strappò dalle mani e la fece in mille pezzi.
Poi mi fissò negli occhi:”Ascoltami, cara, la poesia non dà pane”, mi disse serio.
Era un uomo di buon senso.
Alda Merini “La pazza della porta accanto”
Bompiani

Mio Nonno – Carta d’identità tedesca ( La seconda Guerra )


Carta d’Identità tedesca 1945 Mio Nonno
Cartolina Postale – Esercizi Ginnici – Mio Nonno

“Per di più lo sport è in generale uno dei “valori” che il fascismo colloca su un piedistallo di riguardo perché consente sviluppi propagandistici, oltreché nel senso nazionalistico, anche in direzione del militarismo, della polemica antiborghese (ma, tutta e solo moralistica, contro il “panciafichismo” della borghesia italiana giudaico-massonica-capitalistica, contro la sua pavidità, la sua inerzia, il suo temperamento, mai contro i reali assetti di potere e i conseguenti rapporti tra le classi), del mito della giovinezza eterna, dell’eugenetica, della razza, della modernizzazione che deve attraversare la società italiana riaffiorata dalle rovine del mondo liberale. La costruzione insomma dell’uomo nuovo, che il fascismo ha in mente, passa attraverso l’uso dello sport.”

http://it.encarta.msn.com/sidebar_221635128/Sport_e_propaganda_durante_il_fascismo.html

In centro a Bologna 1945 – Mio Nonno
Collezione Personale

La Sorpresa


…sulla sorpresa “Si vive questa sensazione con intensità particolare quando si viaggia in treno seduti in direzione in cui va il treno, vicino al finestrino: come un fiume le cose vengono incontro; appaiono da lontano, minuscole, si avvicinano, si fanno più grandi, inondano gli occhi; si rivelano nella verità della loro figura e dei loro colori; si ha l’impressione di non essere noi ad andare verso di loro, ma loro a venire verso di noi, quasi addosso, come un’onda alta che si rovescia su di noi.

Se di tanto in tanto si guarda anche dal finestrino opposto, si ha proprio la sensazione di solcare un mare di cose, come se si fosse su una nave: prati, alberi, messi, casolari, persone, macchine, fiumi, ponti, binari, colline, scogliere, paesi…,da una parte e dall’altra. Andare è incontrare. E’ una grande fortuna riuscire a conservare il potere e l’attesa di essere stupiti.
Se si è seduti in direzione opposta a quella in cui va il treno, non si ha questa sensazione perché non si va incontro alle cose, ci si separa da esse; appaiano all’improvviso non davanti, ma di fianco, da dietro le spalle e subito scivolano via. Scorgerle e vederle allontanarsi è la stessa cosa; nel momento stesso in cui appaiono, dileguano; non si vedono venire incontro, sempre più grandi; si vedono solo allontanarsi, farsi subito piccole e scomparire. Non vengono; vanno.
Non si ha allora la festa di andare verso di esse con occhi e animo ben aperti e voraci; c’è invece la malinconia d’un incontro insistentemente offerto e sempre perduto.”

Edizioni Paoline

Miti – CLAUDE LÉVI-STRAUSS


http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-15e613dd-f47f-445d-bcee-3798e7dc4274.html

“Cominciamo col dire che le condizioni naturali non sono subite e, quel che più conta, non hanno esistenza propria, perché sono funzione delle tecniche e del genere di vita della popolazione che le definisce e che dà loro un significato, sfruttandole in un determinato senso. La natura non è contraddittoria in sé stessa; può esserlo soltanto nei termini della particolare attività umana che vi si inscrive, e le proprietà dell’ambiente acquistano significati diversi secondo la forma storica e tecnica che questo o quel genere di attività vi assume. D’altronde, anche elevati a questo livello umano che solo può conferire loro intelligibilità, i rapporti dell’uomo con l’ambiente naturale fungono da oggetti di pensiero: l’uomo non li percepisce passivamente, ma li macina, dopo averli ridotti a concetti, per ricavarne un sistema che non è mai predeterminato: anche supponendo che la situazione rimanga la stessa, questa si presterà sempre alla possibilità di diverse sistemazioni. L’errore di Mannhardt e della scuola naturalista fu di credere che i fenomeni naturali sono ciò che i miti cercano di spiegare, quando invece sono piuttosto ciò attraverso cui i miti cercano di spiegare realtà che non sono d’ordine naturale ma logico.”
(C. Lévi-Strauss, Il pensiero selvaggio, Il saggiatore, Milano, 1990, p. 109)

Macchina


Macchina, s. f. Ogni strumento per cui mezzo si può metter in opera la forza e il moto, o sollecitare gli agenti naturali con più vantaggio e agiatezza: — semplice, complicata; — a vapore, –da teatro. || Qualunque strumento da guerra. || Macchinazione: montare una –|| Fig. Persona grande di statura: guarda che — di donna ! || Edifizio nobile o grande. || Macchina umana, il corpo umano.

Dal Nuovo Vocabolaro Universale della lingua italiana di B. Melzi 1882 Quinta Edizione Fratelli Garnier Edizioni

Vettura



Vettura, s.f. Prestazione di bestie da someggiare o cavalcare,
di carrozza o calessi, ec., per una mercede convenuta: gli ho fatto tre –|| La mercede che si paga per per tale servizio: quanto viene la –?|| Carrozza, carro che serve a trasportare, e specialmente què legni, che trasportano i cittadini da un luogo ad un altro: va a pigliare una –, || Far vettura, condurre in vettura e prezzo.

Dal Nuovo Vocabolaro Universale della lingua italiana di B. Melzi 1882 Quinta Edizione Fratelli Garnier Edizioni