Sublime e Visioni di Fede – Ashes and Snow – Gregory Colbert


 Ashes and Snow

Ashes and Snow by Gregory Colbert

 

“Strano come, appena pronunciata, una cosa perde il suo valore. Crediamo d’essere scesi sul fondo dell’abisso, ma quando risaliamo, le gocce rimaste sulle pallide punte delle nostre dita, non hanno più nulla del mare da cui provengono. Crediamo d’avere scoperto una fossa piena di tesori meravigliosi, ma, quando risaliamo alla luce, ci accorgiamo di avere con noi solo pietre false e frammenti di vetro. Nella tenebra, intanto, il tesoro continua a brillare, inalterato”.

 Maurice Maeterlinck

 

 

Feather to Fire

Ogni vita converge a qualche centro,
dichiarato o taciuto;
esiste in ogni cuore umano
una mèta

CH’ESSO FORSE OSA APPENA RICONOSCERE,
TROPPO BELLA
PER RISCHIARE L’AUDACIA
DI CREDERVI.

CAUTAMENTE ADORATA, COME UN FRAGILE CIELO;
RAGGIUNGERLA
SAREBBE IMPRESA DISPERATA COME
TOCCAR LA VESTE DELL’ARCOBALENO.

MA PIÙ SICURA QUANTO PIÙ DISTANTE
PER CHI PERSEVERA;
E COME ALTO ALLA LENTA PAZIENZA
DEI SANTI È IL CIELO!

NON L’OTTERRÀ FORSE LA BREVE PROVA
DELLA VITA, MA POI
L’ETERNITÀ RENDE ANCORA POSSIBILE
L’ARDENTE SLANCIO.

C.1863

EMILY DICKINSON

 

Io vivo nella Possibilità,

una casa più bella della Prosa,

di finestre più adorna,

e più superba nelle sue porte.

 

Ha stanze simili a cedri,

impenetrabili allo sguardo,

e per tetto la volta

perenne del cielo.

 

L’allietano visite dolcissime.

E la mia vita è questa:

allargare le mie piccole mani

per accogliervi il Paradiso.

 

c. 1862 Emily Dickinson

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Emily Dickinson

Ogni vita converge a qualche centro,

dichiarato o taciuto;

esiste in ogni cuore umano

una mèta

ch’esso forse osa appena riconoscere,

troppo bella

per rischiare l’audacia

di credervi.

Cautamente adorata, come un fragile cielo;

raggiungerla

sarebbe impresa disperata come

toccar la veste dell’arcobaleno.

Ma più sicura quanto più distante

per chi persevera;

e come alto alla lenta pazienza

dei santi è il cielo!

Non l’otterrà forse la breve prova

della vita, ma poi

l’eternità rende ancora possibile

l’ardente slancio.

c.1863

Emily Dickinson

da “Poesie e Lettere”

Erlebnis, Stendhal


Erlebnis

 

[…] Stendhal arriva in Italia alla ricerca della felicità, così
disposto a intendere ogni cosa insieme, così ricettivo a tutto, con
la mente, i sentimenti, e i sensi, che vi si immerge come in un
fiume di continua delizia intellettuale, avido di attenzione piena
e illuminante. Guarda, ragiona, osserva, e soprattutto ascolta. E’
un orecchio curioso e finissimo, appoggiato a tutte le serrature, e
pare che ogni cosa convenga alla sua scelta, perchè egli l’ha già
fatta prima delle cose. Egli ha capito, forse per primo, il valore
poetico del casuale, del particolare, dell’interrotto e parziale e
istantaneo, nella contemporanea totalità di una immagine. Il suo è
un paesaggio vario e ricchissimo, illuminato soltanto dai lampi di
un temporale invisibile, che si accendono, ad ogni momento, da
tutte le parti, in una successione continua di istanti immaginari e
reali […]. Il suo stile è questa corsa attraverso il notturno
mondo delle passioni, dove la ragione e la chiarezza sono
nell’orecchio che ascolta e distingue e si delizia insieme della
sua finezza e dell’ombra vaga da cui giungono le voci. E’ dunque un
ritmo doppio: una corsa, un tempo rapido che non si ferma se non
per godere di sé[…]

 

http://www.treccani.it/enciclopedia/erlebnis/

http://www.manuscrits-de-stendhal.org/

http://www.thefreelibrary.com/<<Dal fondo buio del pozzo della memoria>>, un viaggio che si eleva a…-a0199912103

Un’ altra poesia dei doni – Intervista Perduta – Jorge Luis Borges,


Un’ altra poesia dei doni

Jorge Luis Borges

Ringraziare voglio il divino

labirinto degli effetti e delle cause

per la diversità delle creature

che compongono questo singolare universo,

per la ragione, che non cesserà di sognare

un qualche disegno del labirinto,

per il viso di Elena e la perseveranza di Ulisse,

per l’amore, che ci fa vedere gli altri

come li vede la divinità,

per il saldo diamante e l’acqua sciolta,

per l’algebra, palazzo dai precisi cristalli,

per le mistiche monete di Angelus Silesius,

per Schopenhauer,

che forse decifrò l’universo,

per lo splendore del fuoco

che nessun essere umano può guardare senza uno stupore antico,

per il mogano, il cedro e il sandalo,

per il pane e il sale,

per il mistero della rosa

che prodiga colore e non lo vede,

per certe vigilie e giornate del 1955,

per i duri mandriani che nella pianura

aizzano le bestie e l’alba,

per il mattino a Montevideo,

per l’arte dell’amicizia,

per l’ultima giornata di Socrate,

per le parole che in un crepuscolo furono dette

da una croce all’altra.

per quel sogno dell’Islam che abbracciò

mille notti e una notte,

per quell’altro sogno dell’inferno,

della torre del fuoco che purifica,

e delle sfere gloriose,

per Swedenborg,

che conversava con gli angeli per le strade di Londra,

per i fiumi segreti e immemorabili

che convergono in me,

per la lingua che, secoli fa, parlai nella Northumbria,

per la spada e Tarpa dei sassoni,

per il mare, che è un deserto risplendente

e una cifra di cose che non sappiamo,

per la musica verbale dell’Inghilterra,

per la musica verbale della Germania,

per l’oro, che sfolgora nei versi,

per l’epico inverno,

per il nome di un libro che non ho letto: Gesta Dei per Francos

per Verlaine, innocente come gli uccelli,

per il prisma di cristallo e il peso d’ottone,

per le strisce della tigre,

per le alte torri di San Francisco e dell’isola di Manhattan

per il mattino nel Texas,

per quel sivigliano che stese l’Epistola Morale

e il cui nome, come egli avrebbe preferito, ignoriamo,

per Seneca e Lucano, di Cordova,

che prima dello spagnolo scrissero

tutta la letteratura spagnola,

per il geometrico e bizzarro gioco degli scacchi,

per la tartaruga di Zenone e la mappa di Royce,

per l’odore medicinale degli eucalipti,

per il linguaggio, che può simulare la sapienza,

per l’oblio, che annulla o modifica il passato,

per la consuetudine,

che ci ripete e ci conferma come uno specchio,

per il mattino, che ci procura l’illusione di un principio

per la notte, le sue tenebre e la sua astronomia,

per il coraggio e la felicità degli altri,

per la patria, sentita nei gelsomini

o in una vecchia spada,

per Whitman e Francesco d’Assisi, che scrissero già questa poesia,

per il fatto che questa poesia è inesauribile

e si confonde con la somma delle creature

e non arriverà mai all’ultimo verso

e cambia secondo gli uomini,

per Frances Haslam, che chiese perdono ai suoi figli

perché moriva così lentamente,

per i minuti che precedono il sonno,

per il sonno e la morte,

per due tesori occulti,

per gli intimi doni che non elenco,

per la musica, misteriosa forma del tempo.


Jorge Luis Borges

pag.38 da: La Nuova Antologia Personale, Rizzoli



Link all’ascolto:

Mariangela Gualtieri

Intervista perduta:

John Maler Collier “Lady Godiva”


La bellezza regna sul mondo come una promessa di verità!

L’eterno femminile che ha ragione delle cose del mondo, che genera la vita, l’amministra, la governa, si può comandare anche con una carezza!

La leggenda

Secondo la tradizione popolare, la bella Lady Godiva prese le parti della popolazione di Coventry, che stava soffrendo per le tasse oppressive imposte da suo marito. Lady Godiva gli chiese più volte di toglierle, ma il marito rifiutò sempre.
Stanco delle sue suppliche, le disse che avrebbe dato ascolto alla sua richiesta solo se avesse cavalcato nuda nelle vie della città. Lady Godiva lo prese alla lettera e, dopo la pubblicazione del proclama dove si raccomandava a tutte le persone di mantenere chiuse porte e finestre, cavalcò in Coventry, coperta soltanto dai suoi lunghi capelli.
Soltanto una persona nella città, un sarto poi conosciuto come Peeping Tom, disobbedì al proclama.[8] Nella storia, Tom fece un foro in una persiana per poter vedere il passaggio di Godiva e rimase cieco. Alla fine, il marito di Godiva mantenne la sua parola e abolì le tasse onerose.[7]

Lady Godiva di Edmund Blair Leighton(1892)

Una versione ancora più antica della leggendaracconta che Godiva attraversò il mercato di Coventry da un’estremità all’altra, mentre la gente era riunita, scortata solo da due cavalieri.[9] Questa versione è fornita nella Flores Historiarum da Roger di Wendover, un collezionista di aneddoti (morto nel1236).

La storia successiva, quella con il relativo episodio che riguarda Peeping Tom, comparve per la prima volta nelle cronache attorno al XVII secolo. A quel tempo, i penitenti erano soliti fare una processione pubblica soltanto con un piccolo indumento bianco simile a un odierno slip, che era certamente considerato biancheria intima. Quindi, alcuni studiosi ipotizzano che Godiva abbia realmente attraversato la città, come una penitente. La storia di Godiva passò poi nel folklore popolare e venne romanzata.

C’è anche un’altra teoria secondo cui la “nudità” di Lady Godiva potrebbe invece riferirsi al fatto che cavalcò per le strade senza i suoi gioielli, segno distintivo della sua appartenenza alla nobiltà. Resta comunque forte il dubbio se la famosa cavalcata sia un fatto storicamente accaduto.

Come la storia di Peeping Tom, anche il particolare che solo i lunghi capelli di Godiva avessero nascosto la sua nudità sarebbe un’aggiunta successiva (confrontare la fiaba di Raperonzolo). Anche altri elementi della storia hanno alcuni elementi in comune con il mito, la leggenda e le fiabe. Ad esempio, la storia di Peeping Tom che diventa cieco richiama i motivi del mistero violato e della punizione dell’intruso presenti in miti come quello di Diana e Atteone.

Lady Godiva

http://it.wikipedia.org/wiki/Lady_Godiva

http://www.francescodallera.it/lady%20godiva.htm

I Preraffaelliti

http://it.wikipedia.org/wiki/Preraffaelliti

Hanji: la carta tradizionale della Corea


La carta tradizionale della Corea

 

La carta gioca un grande ruolo nelle arti e nell’artigianato tradizionale coreano, e non si tratta della carta che si trova normalmente nelle cartolerie. Anche se la carta prodotta industrialmente può soddisfare la maggior parte delle nostre necessità commerciali o quotidiane, vi sono ancora alcune applicazioni speciali per le quali la carta fatta a mano è più adatta, e la carta hanji fatta nel modo tradizionale coreano ha alcune caratteristiche che la rendono superiore, per certi usi, rispetto alla carta moderna fatta a macchina.

La carta moderna è di solito fatta partendo da una pasta di legno che ha le fibre corte ed è trattata chimicamente. Può essere eccellente per la stampa, avere ottima opacità e grana fine, ma può anche diventare fragile e si può scolorire col tempo. Di solito è meno pieghevole del hanji e si strappa più facilmente.

La carta hanji viene prodotta con corteccia di gelso che è stata pestata con un pestello in un grande mortaio. Le fibre di cellulosa sono molto lunghe e si impigliano strettamente le une con le altre durante il processo di produzione, dando luogo a una carta che risulta molto forte e molto pieghevole.

Il materiale usato per l’incollatura non è chimico, ma è ottenuto dalla linfa del gelso, cosicché la carta mantiene il suo colore e la sua pieghevolezza per secoli.Inoltre la consistenza e l’assorbenza della carta hanji sono state a lungo gradite dai calligrafi e dai pittori orientali.

La carta hanji è stata tradizionalmente usata non solo per la pittura e per la scrittura col pennello, ma anche nelle porte e finestre delle case coreane come isolante che lascia nello stesso tempo passare la luce.

È abbastanza robusta da essere ritorta in spaghi e corde, e viene spesso oleata, laccata, o trattata in altro modo per farne delle scatolette per conservarvi qualcosa, per creare contenitori per documenti, vasi, giare, bambole, statue del Budda e perfino per farne vestiti.

Metodo di produzione

Su un’intelaiatura di legno viene posta una stuoia di bambù e poi questa viene immersa nel materiale, muovendola a sinistra e a destra, e poi avanti e indietro. Dopo ogni passaggio attraverso il materiale, si permette all’acqua di fluire dai bordi della stuoia. Questo processo lascia un foglio sottile di fibre ben interlacciate sulla stuoia, ma il foglio è leggermente più spesso a una delle estremità. Viene perciò posto sulla catasta di carta già preparata in una direzione, e un foglio successivo viene preparato e posto nella direzione opposta, creando un pezzo di carta composto da due strati che ha lo stesso spessore per tutta la superficie. È più robusto degli altri tipi di carta fatti a mano e ha una struttura inimitabile.

Si vedano anche le pagine “La lavorazione a mano della tipica carta coreana” e “Il segreto della durata della carta coreana hanji

dal sito:

http://www.corea

.it/hanji.htm

DOLLY SYSTERS – A PEEP AT “BABES IN THE WOOD” 1922


 

DOLLY SYSTERS

 

 

A PEEP AT “BABES IN THE WOOD”

 

 

 

 

 

 

Rosie Dolly, all’anagrafe Roszika Deutsch, (Budapest25 ottobre 1892 – New York1 febbraio 1970), ed Jenny “Yansci” Dolly, all’anagrafe Janszieka Deutsch (Budapest25 ottobre 1892 – 1 maggio 1941), erano una coppia di ballerine e cantanti gemelle, popolari sulle scene di Broadway, particolarmente fra gli anni dieci e i venti, conosciute con il nome di Dolly Sisters.

 

 

Dolly Systers Birds

 

 

 

 

Spettacoli teatrali

The Echo (1910) – The Dolly Sisters

Ziegfeld Follies of 1911 (1911) – The Dolly Sisters

A Winsome Widow (1912) – The Dolly Sisters

The Merry Countess (1912) – The Dolly Sisters

Ziegfeld Follies of 1912 (1912) – The Dolly Sisters

The Honeymoon Express – Yansci Dolly (1913)

The Beggar Student – Rozsika Dolly (1913)

Ziegfeld Follies of 1913 – Rozsika Dolly (1913)

Lieber Augustin – Rozsika Dolly (1913)

The Whirl of the World – Rozsika Dolly (1914)

Hello, Broadway! – Rozsika Dolly (1914)

Maid in America – Yansci Dolly (1915)

His Bridal Night (1916) – The Dolly Sisters

The Greenwich Village Follies (1924) (1924) – The Dolly Sisters