"Dalle Parole al Dialogo"


Da “Dalle Parole al Dialogo” di Giuseppe Colombero
[…]..”secondo Heidegger le cose tutte chiedono di essere dette; le parole sono i loro nomi; nominandole, l’uomo le chiama, alita un’anima nella loro vita inerte.
La parola non crea l’essere delle cose, ma le rende presenti, le ri-crea;
e tu sei detto alla cosa. L’universo delle idee e delle cose si offre a chi conosce le parole;
esse si donano a chi sa chiamarle per nome…Dialogare con qualcuno è sempre immergersi poco o tanto in un mondo diverso, nel mondo della sua voce, dei suoi fatti, problemi, emozioni..;
con o senza resistenza la mente viene svincolata dai propri contenuti e rivolta ad altro; si distolgono gli occhi dallo sguardo ossesivo sulle proprie idee e si posano su oggetti diversi.
La vita si dilata aggiungendovi pensieri.”[…]
[…]”Le parole non lasciano mai le cose come stanno, l’uomo non possiede nulla che abbia il potere delle parole; esse possono cambiare una vita, nel bene e nel male.
C’è una parola che costruisce e una che abbatte; 
una parola che ri-crea, infonde vita e una che la spegne; una che diffonde luce e una che diffonde buio; vi è una parola per cui tutto incomincia e una per cui tutto finisce. 
Vi è una parola giusta e una sbagliata, una parola buona e una cattiva.
Ciascuno di noi le possiede entrambe perché può costruirle entrambe; di volta in volta si da la preferenza all’una o all’altra, e ogni volta che si conversa con qualcuno si viene sfidati nella scelta,
sul campo della preferenza, che diamo alla parola buona o alla parola cattiva, alla voglia di amare o alla voglia di graffiare.[…]
[…]Ma qual’è la parola giusta? Perché la stessa parola era giusta ieri ed è sbagliata oggi? Giusta per una persona e sbagliata per un altra? Giusta se detta da una persona e sbagliata se detta da un altra? Giusta se detta in un modo e sbagliata se detta in un altro? Perché la parola che credevo giusta, appena pronunciata si è rivelata sbagliata? Perché in certe circostanze non ci sono parole giuste, ma tutte sono sbagliate e l’unica parola giusta è quella non detta, cioè il silenzio?
……….
La parola giusta nasce sul terreno di atteggiamenti positivi che sono sempre indispensabili: rispetto, parità, empatia, autenticità, comprensione. La parola giusta è frutto di attenzione ai vari elementi che concorrono a creare quel determinato incontro in cui viene detta: il momento, il luogo, i bisogni della persona con la quale si parla, il suo stato d’animo…la sua recettività…
………….
La persona che possiede le parole giuste ha una singolare proprietà: la capacità di fare attenzione; è una persona capace di vedere e di sentire. La parola giusta è sempre una parola attenta.”[…]
Attention is the rarest and purest form of generosity – Simone Weil

Dire è vedere chiaro, rivelare se stessi, ma è anche invito alla rivelazione; la parola è il luogo dell’incontro, dove si dilatano i pensieri fino a toccare quelli degli altri…gli altri da me, che ho ricercato per tutta la vita, e che non smetterò mai di cercare attraverso le modalità più autentiche della mia esistenza… l’attesa e l’amicizia.
Ancora da Colombero…sulla sorpresa
“Si vive questa sensazione con intensità particolare quando si viaggia in treno seduti in direzione in cui va il treno, vicino al finestrino: come un fiume le cose vengono incontro;
appaiono da lontano, minuscole, si avvicinano, si fanno più grandi, inondano gli occhi; si rivelano nella verità della loro figura e dei loro colori;
si ha l’impressione di non essere noi ad andare verso di loro, ma loro a venire verso di noi, quasi addosso, come un’onda alta che si rovescia su di noi.
Se di tanto in tanto si guarda anche dal finestrino opposto, si ha proprio la sensazione di solcare un mare di cose, come se si fosse su una nave:
prati, alberi, messi, casolari, persone, macchine, fiumi, ponti, binari, colline, scogliere, paesi…,da una parte e dall’altra. Andare è incontrare.
E’ una grande fortuna riuscire a conservare il potere e l’attesa di essere stupiti.
Se si è seduti in direzione opposta a quella in cui va il treno,
non si ha questa sensazione perché non si va incontro alle cose, ci si separa da esse; appaiano all’improvviso non davanti, ma di fianco, da dietro le spalle e subito scivolano via.
Scorgerle e vederle allontanarsi è la stessa cosa; nel momento stesso in cui appaiono, dileguano;
non si vedono venire incontro, sempre più grandi;
si vedono solo allontanarsi, farsi subito piccole e scomparire.
Non vengono; vanno.
Non si ha allora la festa di andare verso di esse con occhi e animo ben aperti e voraci; c’è invece la malinconia d’un incontro insistentemente offerto e sempre perduto.”

Gli impomatati


Sono stata ad una inaugurazione!
In centro, a Bologna, alla Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna.
Presidente Fabio Roversi Monaco.
La Mostra, 5 Febbraio 1909 Bologna Avanguardia Futurista a cura
di Beatrice F. Buscaroli.
Tutto si sviluppa dal fatto che il Manifesto Futurista, che venne pubblicato il 20 Febbraio 1909
dalla testata Le Figaro, in realtà ebbe la sua prima uscita, sulla Gazzetta dell’Emilia il 5 Febbraio dello stesso anno.
Futurismo, inno alla velocità, all’azione, alla guerra, alla litigiosità
con una certa propensione alla rissa, al moto dell’ira, all’individualismo forsennato;
elogio della parola libera, del motore, dell’aeromobile,
arte trasversale, musica, poesia, pittura, scultura, architettura, cucina..
Moto interiore, d’anime irriquiete, lotta al passatismo.
alla borghesia annoiata, aristocratica, accademica, imitatrice!
Chiarezza, semplicità, originalità….autenticità!
E come era la platea di oggi?
Orripilanti borghesi e aristocratici, annoiati, impomatati, con le faccie deformi dal loro
vile denaro, sguardi avidi e tirati, falsi nella loro finzione di conoscenza
ricchi di denari, poveri di passioni vere..
Gongolandosi delle loro posizioni privilegiate di chi può decidere, perchè potente(parola orribile)
non si rendevano conto che se Marinetti fosse stato lì
sarebbero piovuti insulti, risa, risse, parole forti e fatti da prigione!
Moti di ira verso il conformismo plastico (nel senso di chirurgia)..

Io ho fatto la mia provocazione….

Balkan Baroque – Abramovic



Artist Marina Abramovic
Title Balkan Baroque

Sono reduce da due serate
all’interno della programmazione di appuntamenti, incontri, performance,
della settiamana di Arte Fiera a bologna;
Ho partecipato con interesse a questi due incontri denominati Arte per Tutti, tenuti dai
critici d’arte Elisa del Prete e Giusy Checola di Nosadella.due
la residenza per artisti e critici di Bologna.
Interesse per il taglio che le due critiche hanno dato agli incontri, per il
fatto di essere riuscite in sole cinque ora ad offrire una chiave di lettura delle espressioni artistiche dagli anni 50 ad oggi, nella complessità dei luoghi e delle tipologie dell’operato dei vari artisti.
Infatti ho apprezzato il fatto di indicare, ricercandole insieme,
delle parole chiave, che definissero i vari periodi storici
ed i fatti politici, culturali ed economici, come se facessimo delle istantane, delle didascalie storico-cronologiche;
Nulla di nuovo, certamente..si fà in vari settori, dal brainstorming classico di ambito pubblicitario, al sociodramma e psicodramma..cmq
scrivere, come sempre, lasciando un segno su di un foglio, od un video che sia
mi aiuta a visualizzare il concetto, a farlo uscire dal mondo dei pensieri e delle idee
a dargli uno spessore bidimensionale nello spazio,
ma tridimensionale nel concetto che rapressenta…
insomma questi incontri mi hanno rappresentata..ci voleva!

Targa devozionale


17 Gennaio S.Antonio

Segni di Carta- Fernand Khnopff(theStudio16Jan1898)


un elogio alla carta, all’odore del tempo
ingiallita, la carta..
l’odore della polvere in sospensione,
gialla, il graffio della scrittura che si perde nelle pieghe
rovinate dall’umidità
di una nobile cantina decaduta..
ho trovato tesori di carta
ho trovato cadaveri di passati uomini
Fernand Khnopff(theStudio16Jan1898)
CollezionePersonale

L’isola dei morti di Arnold Boecklin


L’isola dei morti di Arnold Boecklin
prima versione (di 5)1883

“Chi guarda questo quadro deve aver timore di disturbare il solenne silenzio con una parola espressa ad alta voce”

L’interpretazione,il viaggio, il simbolismo
Collegamenti:


EVOCARE UNO STATO D’ANIMO

da Sfera numero 42 “Senso e Rumore” di Manlio Brusatin

Il senso e la fine
L’atmosfera che segna la fine e l’inizio di ogni epoca è ad un tempo
silenziosa e assordante: lo stesso senso di vuoto in una tempesta di rumori
si ritrova nell’opera del pittore Arnold Bocklin,
sospesa tra antico e moderno, tra la morte
della raffigurazione del bello e l’inizio di un nuovo viaggio estetico.”

“Inizio di un viaggio estetico e fine di ogni illusione di sopravvivenza del bello.
Il vero senso di una dominante inquietudine che viene fuori dal quadro è un disturbo di direzione:
non si sa se quella barca a remi vada o venga dall’isola”.