La differenza rilevante non passa tra credenti e non credenti, ma tra pensanti e non pensanti.
Norberto Bobbio
#vitomancuso “Il bisogno di #pensare”
Ebbene io vi chiedo: quale punto di appoggio avete per sollevare il vostro mondo dalle bassure dell’esistenza quotidiana? Oppure non ve ne curate? Oppure preferite stare bassi, rasoterra, a volte perfino strisciare, perché si fa meno fatica e non c’è pericolo di cadere?
“Il bisogno di pensare”
Coloro che non sono innamorati della bellezza, della giustizia e della sapienza sono incapaci di pensiero.
Nasciamo e moriamo come individui, non come familia; siamo individui che stipulano accordi, il cui obbiettivo è la sopravvivenza ad ogni costo. Su questo si basa(si deve) la società, non sulla “schiavitù”. @kolonistuga
« Le utopie consolano; se infatti non hanno luogo reale si schiudono tuttavia in uno spazio meraviglioso e liscio; aprono città dai vasti viali, giardini ben piantati, paesi facili anche se il loro accesso è chimerico. Le eterotopie inquietano, senz’altro perché minano segretamente il linguaggio, perché vietano di nominare questo e quello, perché spezzano e aggrovigliano i luoghi comuni, perché devastano anzi tempo la «sintassi» e non soltanto quella che costruisce le frasi, ma quella meno manifesta che fa «tenere insieme»…le parole e le cose. È per questo che le utopie consentono le favole e i discorsi: si collocano nel rettifilo del linguaggio, nella dimensione fondamentale della fabula; le eterotopie (come quelle che troviamo tanto frequentemente in Borges) inaridiscono il discorso, bloccano le parole su se stesse, contestano, fin dalla sua radice, ogni possibilità di grammatica, dipanano i miti e rendono sterile il lirismo delle frasi »