Il Centro Paul Klee di Berna – di Renzo Piano


Mirabile poetica di Piano per Klee
Per un approfondimento sul progetto:

“In fondo al cuore, unica preghiera, 
un’eco di passi 
come di gatta: 
l’orecchio suo trangugia suoni 
il piede si leva alla corsa 
lo sguardo 
riluce dovunque 
dal suo volto scampo non v’è, 
bella, un fiore 
ma irta d’armi, e in fondo 
non ha nulla a che fare con noi.”

“La luce e le forme razionali
sono in lotta, la luce
le mette in movimento, piega
angoli retti,
curva parallele,
costringe i cerchi dentro gli intervalli,
rende l’intervallo attivo.”

da “Poesie” di Paul Klee

Il Silenzio


“Il silenzio è un linguaggio da custodire,.. per non accedere alla aggressività.”
Per me, l’unica battaglia, gli unici conflitti, che sono degni
di essere combatutti e vinti, sono quelli contro la deriva di noi stessi,
della nostra mente e del nostro corpo: l’unico vero terreno di battaglia!
Contro i fantasmi, demoni e ombre,
spingendosi sempre più addentro, negli inferi della nostra Patmos,
isolandoci, nel silenzio
alla ricerca della nostra umanità!

San’a


CITTA’ E CRISI GLOBALE


La civiltà dell’Empatia


La nostra spinta primaria è mostrare la nostra empatia,
la nostra esperienza di condivisione.

La Carta e il Tempo


Sono sommersa, circondata e avvolta dalla carta…ovunque! Libri antichi, romanzi, saggi, monografie, riviste, fotocopie, documenti storici, frammenti, inserti, giornali, fotografie..trent’anni di collezioni, di studio, di passione, di ricerca, di eternità…come fare a mettere ordine per ritrovarsi?…ma tutto sommato parlano di me, della mia molteplicità….innumerevoli frammenti di un esistenza complessa, pensare che ci sono persone che passano la vita ad etichettare….con me hanno poca speranza di riuscita! Olè!

Francisco Goya – I Capricci






Composta da 80 tavole (acqueforti e acquetinte) di grande formato, viene realizzata nel 1799. Il termine ’capricci’ indica quei pensieri stravaganti che danno origine a raffigurazioni di fantasia, e che risente di un’influenza italiana (gran parte del 1770 lo passerà a Roma), a sottolineare il continuo interscambio culturale che Goya ebbe con l’Italia.

Realizzati negli anni immediatamente precedenti la pubblicazione, prendono spunto principalmente dalla satira, dal realismo picaresco e dal caricaturismo del Settecento, di cui è superato soltanto apparentemente il moralismo. Il grande tema che li accomuna, infatti, è la critica degli errori e dei vizi umani. Proprio per questo, oltre a quello satirico, essi hanno significato politico: il periodo, infatti, è quello del passaggio dalla Spagna dell’assolutismo e dell’inquisizione a quella, per la verità ancora in cantiere, delle idee liberali e progressiste. Non a caso, le tavole, pubblicizzate all’epoca come “soggetti bizzarri” oppure “di carattere immaginario”, nonostante tutto ciò fecero incorrere il maestro nelle ire dei potenti spagnoli, costringendolo a ritirare gli album.
Il ciclo dei Capricci consta di tre sequenze, che riprendono altrettanti temi caratteristici e caratterizzanti dell’opera di Goya. La prima, dalla 2ª alla 36ª tavola (la prima è dedicata a un autoritratto dell’artista), rappresenta una critica molto amara dei rapporti privati, dei sentimenti personali e dell’umana virtù: ecco così toccare la facilità dell’amore, la frivolezza delle donne in cerca di matrimonio, la cattiva educazione dei bambini, il contrabbando, la stregoneria e altri peccati. 
La seconda, composta da sole sei tavole dalla 37ª alla 42ª, è quella in cui l’artista affronta maggiormente di petto il tema politico: il tutto prende spunto dalla satira dell’operato di Godoy, diventato in pratica dittatore della Spagna col benestare della regina Maria Luisa e rappresentato da un grande asino. Ecco, così, il somaro fare da maestro a colui che sarà un altro somaro, poi osservare un albero genealogico composto interamente da somari e infine essere dipinto da un pittore (e non a caso Goya era stato anche il pittore del re) esattamente come un somaro.




La terza e ultima sequenza, dalla 43ª all’80ª tavola, torna sui temi dell’ignoranza, della superstizione politica e religiosa, di un’arretratezza ancora radicata nel Medioevo che soprattutto la Spagna, in quel periodo, stentava a superare: ecco l’autore ritrarre i tentativi maldestri, le cattive abitudini, la superficialità del suo popolo a quei tempi, camminando sul sottile filo dell’allegoria. Tra gli obiettivi neanche troppo nascosti c’è il clero, che farà una dura battaglia alle sue opere. Nei Capricci si inizia a intravedere quello che sarà il Goya dell’ultimissimo periodo. Pitture in cui, insieme all’allegoria e alla critica dell’esistente, emerge compiutamente l’intento visionario che sarà caratteristica peculiare di Goya, insieme al sapiente utilizzo del chiaroscuro,


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