ORCHIBO 2017 – CHIOSTRO della BASILICA di SAN DOMENICO, BOLOGNA


Organizzatori

 

Chiostro della Basilica di San Domenico

SE NOI AVESSIMO L’UMILTÀ DI CAPIRE, CHE NON COMPRENDIAMO TUTTO, TORNEREMMO A RIFLETTERE E AD INCLUDERE NELLE NOSTRE RIFLESSIONI, IL MISTERO

 #2agosto #commemorazioni #carmelobene #37anni


Guarda “Carmelo Bene chiama Benigni – Lectura Dantis” su YouTube

bit.ly/2agosto017

Archivio fotografico Paolo Ferrari

Autobus 37

Comune di Bologna Iperbole Rete Civica

Trentasette anni dopo, il #bus n.37 domani torna in Stazione:  #Tper trasporterà lo storico autobus in Piazza Medaglie d’Oro in occasione della commemorazione della strage.
In quel terribile #2agosto1980, il bus matricola 4030 della linea 37 fu il simbolo di una città che reagì, spontaneamente e senza nemmeno attendere un attimo, a una tragedia immane: ancora oggi è rimasto nell’immaginario collettivo della città, insieme al boato e alla nuvola di fumo, come l’emblema della strage di #Bologna.
La memoria della strage resta sempre viva nell’azienda di trasporti pubblici bolognese, che versò essa stessa il proprio tributo di morte alla barbarie terroristica di quel giorno: il dirigente responsabile del Personale dell’allora Atc, il dottor Mario Sica, era in attesa al primo binario e rimase vittima dell’attentato. http://bit.ly/2agosto017 #2agosto Città metropolitana di Bologna

VILLA DURAZZO, SANTA MARGHERITA LIGURE, PARCO


VILLA DURAZZO

Santa Margherita Ligure

IL PARCO, LE STATUE

2017-01-16

http://www.villadurazzo.it/

“Giardino Segreto dei Principi Centurione”, un piccolo gioiello incastonato nel verde; nel XIX secolo costituiva il rifugio nascosto degli amanti e dell’epoca conserva intatta l’atmosfera romantica.(1838)

http://www.grandigiardini.it/giardini-scheda.php?id=20

http://www.raiscuola.rai.it/embed/aristotele-teoretico-la-metafisica-del-sensibile/3557/default.aspx

http://www.filosofia.rai.it/embed/aristotele-teoretico-le-quattro-cause/3546/default.aspx


http://www.simonarinaldi-kolonistuga.it/post/86330878944/fili-derba-odorose-infestanti

Provo una soddisfazione liberatoria e curativa allo stesso tempo, nell’estirpare con le mani le infestanti dal giardino….foglia larga e stretta, foglie di magnolia, rametti secchi, segni, dai viaggi delle tortore. Una specie di pellegrinaggio, china a terra, e penso: finiranno queste maledette!? Poi guardo l’estensione del prato e non posso che rendermi conto della pia illusione. Mentre strappo penso di stare togliendo le questioni annose della vita, quelle che poprio non sembrano volersene andare. Tiro più forte e mi rimangono fili in mano, oppure mi sbilancio e cado all’indietro. Allora rido e mi dico: e vabbè, però un po’; ti ho tolto maledetta!;e vedo visi sbiaditi di ricordi amari; poi all’improvviso il leggero fastidio che mi si era stampato sui tratti del viso, (ricordo e beffa), si trasforma in piacere, che mi socchiude gli occhi. Vedo che la mano sporca è pervasa da un profumo di erba dai sentori del sogno…e allora…. Rimango immobile un istante eterno perchè ho appena capito di avere scoperto un tesoro! @kolonistuga

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Arcobaleno “Sogni – Il Matrimonio delle Volpi”


Sogni – Arcobaleno

Kitsune no Yomeiri

Favola Giapponese:

« Strana è la follia di coloro in cui entra un demone volpe. Talvolta corrono nudi gridando per le strade. Talvolta giacciono e con la bava alla bocca, ululano come ululano le volpi. E su alcune parti del corpo del posseduto compare un bozzo mobile sotto la pelle, che sembra avere una vita tutta sua. Pungilo con un ago, e istantaneamente scivola in un altro posto. In nessuna presa può essere così strettamente compresso da una mano forte che non scivoli da sotto le dita. La gente posseduta si dice che parli e scriva in lingue di cui erano completamente all’oscuro prima della possessione. Mangiano solo ciò che sembra piacere alle volpi e ne mangiano una gran quantità, come se non loro, ma la volpe che li possiede, sia affamata. »

…Quando piove e contemporaneamente c’è il sole avviene il matrimonio delle volpi, e bisogna stare attenti a non capitarci in mezzo per sbaglio, perché le volpi sono spiriti dispettosi e si vendicherebbero dell’incauto osservatore. (Akira Kurosawa – Sogni.)

https://www.youtube.com/v/oNbI2ddLMr0

http://www.musubi.it/index.php/cinema/gendai/258-sogni?showall=&start=1

Il vecchio Rovere


15 Ottobre 2011
Il  Rovere
Il vecchio rovere; la sua ferita, le viscere, il suo cuore: l’edera eroica, come vene aggrappate alla linfa della vita!
5 Settembre 1910

Ieri vagavo per la montagna conversando silenziosamente con gli alberi, ma è inutile che io fugga dagli uomini: li incontro ovunque; i miei alberi sono alberi umani. E non solo perché sono stati piantati e curati dagli uomini, ma anche per qualche cosa di più. Tutti questi alberi sono alberi addomesticati e domestici.

Sono diventato amico di un vecchio rovere. Se lo vedessi, Filippo, se lo vedessi! Che eroe! Dev’essere molto vecchio! Ed è in parte morto. Pensa, morto in parte, non morto completamente.

Ha una profonda ferita che lascia vedere le sue viscere allo scoperto. E queste viscere sono vuote.

Mostra il cuore. Ma sappiamo, per le nostre sommarie nozioni di botanica, che il suo vero cuore  non è questo; la linfa circola fra l’alburno del legno e la corteccia.

Però, come mi ha impressionato quell’ampia ferita con le sue labbra tondeggianti! L’aria vi entra e ventila l’interno del rovere dove, se sopraggiungesse una tormenta, potrebbe rifugiarsi un viandante, o dove potrebbe dimorare un anacoreta od un Diogene della selva. Però la linfa corre tra la corteccia ed il legno e dona il succo della vita alle foglie che verdeggiano al sole:

verdeggiano fino a quando, gialle ed arse, turbineranno e si affolleranno al suolo, e marcite ai piedi del vecchio eroe del bosco, fra le forti braccia delle radici, formeranno il mantello nutriente

che alimenterà le nuove foglie della futura primavera. E se tu vedessi le braccia delle sue radici che immergono migliaia di dita sotto la terra!Braccia che afferrano la terra come gli alti rami afferrano il cielo.

Passato l’autunno, il vecchio rovere rimarrà nudo e silenzioso, penserai tu; ed invece no, perché lo abbraccia un’edera anch’essa eroica. Fra i più superficiali ceppi delle radici e sul tronco del rovere,sono evidenti le robuste vene dell’edera che si arrampica sul vecchio albero e lo riveste con le sue foglie d’un verde brillante e perenne. E quando le foglie del rovere si saranno lasciate cadere a terra, il vento sussurrerà canti invernali fra le foglie dell’edera.

Ed anche se morto, il rovere verdeggerà al sole, e forse uno sciame di api costruirà l’alveare in quell’ampia ferita del suo seno.

Non so per quale ragione, mio caro Filippo, mi pare che questo vecchio rovere cominci a farmi riconciliare con l’umanità. Inoltre perché non dovrei confessartelo? Da molto tempo non sento una stupidaggine!

E così, infine, non si può vivere. Ho timore che mi lascerò vincere.

pagg.450, 451 da Il Romanzo del Signor Sandalio, Miguel De Unamuno, “Romanzi e Drammi ” Ed.Casini 1964

Natura e Luoghi, presenze costanti delle nostre quinte d’essere quotidiane; a ricordarci l’equilibrio instabile della vita e della morte.


Essere Sopravvissuti – riApparire


[…]che se il divenire del mondo è inteso come l’annientamento delle cose, allora il divenire non appare: l’apparire del mondo (l’“esperienza”) non smentisce il discorso affermante l’eternità del tutto; e dunque se in questa affermazione si volesse per forza trovare la follia, essa andrebbe cercata altrove che nella presunta contraddizione tra questa affermazione e ciò che resta attestato dall’apparire del mondo.

Intanto, se il divenire non appare come annientamento, ma come l’entrare e l’uscire delle cose dal cerchio dell’apparire, allora l’affermazione dell’eternità del tutto stabilisce la sorte di ciò che scompare: esso continua a esistere, eterno, come un sole dopo il tramonto.

Non solo la legna fiammeggiante, le braci, la cenere, il vento che la disperde sono eterni astri dell’essere che si succedono nel cerchio dell’apparire, ma anche tutte le fasi dell’albero che, “nella valle ove fresca era la fonte / ed il giovane verde dei cespugli / giocava al fianco delle calme rocce / e l’etere tra i rami traluceva / e quando intorno i fiori traboccavano” (Hölderlin), hanno preceduto la legna tagliata per il fuoco.

Quando gli astri dell’essere escono dal cerchio dell’apparire, il destino della verità li ha già raggiunti e impedisce loro di diventare niente.

Appunto per questo essi – tutti – possono ritornare.[…]

Essere Sopravvissuti

…chiunque sia sopravvissuto non vuole stare solo!

Sopravvissuto ad una sentenza, ad un destino avverso, ad una irredimibile scelta di vita. Chiunque sia sopravvissuto si confessa, ogni volta, tutto d’un fiato, c

ome se fosse l’ultima possibilità…perché ogni volta è l’unica possibilità..

…l’ascolto non si deve mai negare!..

…queste parole sono emerse all’improvviso, le ho riconosciute subito come mie,

come lo specchio dove mi sono sempre riflessa;la fonte.

Forse la loro risalita, dall’abisso delle mie emozioni è stata lenta,

come se necessitassero di decompressione, per poi “apparire” all’improvviso per essere “viste”.

Sicuramente appartengono al mio tempo trascorso, rivestono tutti i brandelli del mio corpo,

come l’ascolto;

e Essere sopravvissuti ha implicato saper morire..

“Angoscia”

[…] Ma c’è una mollezza dell’atmosfera che, quanto l’afa o la bufera, rende sensuali, esiste un equilibrio ben temperato della felicità che è più stimolante dell’infelicità medesima e che, a molte donne – proprio perché esse non conoscono rinunce – diviene fatale al pari di una costante insoddisfazione, priva di prospettive di appagamento. La sazietà eccita non meno della fame, e l’assenza di rischi, anzi, la sicurezza della sua vita, aveva destato in lei la curiosità per l’avventura. […]

[…] La stravaganza dell’abbigliamento, l’aspetto zingaresco dell’alloggio, la precarietà dell’esistenza finanziaria, oscillante tra sperpero e difficoltà, riuscivano antipatici alla sua sensibilità borghese; come la maggior parte delle donne voleva che l’artista fosse molto romantico in lontananza e urbano nel rapporto personale, in definitiva uno stupendo animale dietro le sbarre ferree della morale. […]Era una di quelle donne, non rare neppure tra le cocottes e le sedicenti ragazze allegre, nelle quali la coscienza borghese è così forte che portano ordine persino nell’adulterio e una sorta di spirito casalingo nella scostumatezza, insomma indossano la maschera della pazienza e cercano di consumare addirittura il sentimento più strano, finché anch’esso rientra nella quotidianeità. Dopo poche settimane, infatti, aveva già inserito accuratamente il giovane amante nella sua vita: come ai suoceri, gli destinò un giorno alla settimana senza rinunciare all’antico ordine a causa della nuova relazione: semplicemente non fece altro che aggiungere, in un certo qual modo, alla sua vita un altro impegno. […]

pag.18,21,22 “Angoscia” di Stefan Zweig