Fermarsi eccome – io resto a casa


Dall’articolo de il Post Sala (Sindaco di Milano) ha detto che la campagna “Milano non si ferma” è stata un errore.

Video Lezioni Magistrali, Festival di Filosofia

Dal mio tweet del 7 Marzo

E la Lombardia si ferma, si ferma eccome, come ci si deve fermare in caso di malattia e di lutto, il tempo necessario. Lo stesso per tutta #Italia. Perseverare nella finzione di onnipotenza è non solo stupido ma anche colpevole. Agire con Etica #ordinepubblico #emergenza

Schiavi di una impostazione della società basata sulla #competitività che porta ad #egoismo e #corruzione

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Rifking – La fine del lavoro

La terza rivoluzione industriale

IO RESTO A CASA – Nove Marzo Duemilaventi


La situazione è molto grave.
Obbligati ad essere civili. Rispettare l’Umana sopravvivenza.

#emergenza #coronavirus #covit19

“L’epidemia di babbei è già una pandemia”

Il 7 marzo scorso Musk ha scritto un tweet alquanto lapidario: “Il panico per il Coronavirus è da stupidi”. Neanche cento caratteri che non sono sfuggiti al virologo del San Raffaele di Milano, in prima linea nella lotta contro il Covid-19, alfiere fin dalle prime ore dell’apparizione del virus di una posizione radicale per combatterlo. “L’epidemia di babbei è già una pandemia”, ha risposto Burioni a stretto giro.

Articolo completo

Obbligati ad essere civili – #iorestoacasa

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Sulla #terapiaintensiva

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Global Cases


Mariangela Gualtieri

Questo ti voglio dire

ci dovevamo fermare.

Lo sapevamo. Lo sentivamo tutti

ch’era troppo furioso

il nostro fare. Stare dentro le cose.

Tutti fuori di noi.

Agitare ogni ora – farla fruttare.

Ci dovevamo fermare

e non ci riuscivamo.

Andava fatto insieme.

Rallentare la corsa.

Ma non ci riuscivamo.

Non c’era sforzo umano

che ci potesse bloccare.

E poiché questo

era desiderio tacito comune

come un inconscio volere –

forse la specie nostra ha ubbidito

slacciato le catene che tengono blindato

il nostro seme. Aperto

le fessure più segrete

e fatto entrare.

Forse per questo dopo c’è stato un salto

di specie – dal pipistrello a noi.

Qualcosa in noi ha voluto spalancare.

Forse, non so.

Adesso siamo a casa.

È portentoso quello che succede.

E c’è dell’oro, credo, in questo tempo strano.

Forse ci sono doni.

Pepite d’oro per noi. Se ci aiutiamo.

C’è un molto forte richiamo

della specie ora e come specie adesso

deve pensarsi ognuno. Un comune destino

ci tiene qui. Lo sapevamo. Ma non troppo bene.

O tutti quanti o nessuno.

È potente la terra. Viva per davvero.

Io la sento pensante d’un pensiero

che noi non conosciamo.

E quello che succede? Consideriamo

se non sia lei che muove.

Se la legge che tiene ben guidato

l’universo intero, se quanto accade mi chiedo

non sia piena espressione di quella legge

che governa anche noi – proprio come

ogni stella – ogni particella di cosmo.

Se la materia oscura fosse questo

tenersi insieme di tutto in un ardore

di vita, con la spazzina morte che viene

a equilibrare ogni specie.

Tenerla dentro la misura sua, al posto suo,

guidata. Non siamo noi

che abbiamo fatto il cielo.

Una voce imponente, senza parola

ci dice ora di stare a casa, come bambini

che l’hanno fatta grossa, senza sapere cosa,

e non avranno baci, non saranno abbracciati.

Ognuno dentro una frenata

che ci riporta indietro, forse nelle lentezze

delle antiche antenate, delle madri.

Guardare di più il cielo,

tingere d’ocra un morto. Fare per la prima volta

il pane. Guardare bene una faccia. Cantare

piano piano perché un bambino dorma. Per la prima volta

stringere con la mano un’altra mano

sentire forte l’intesa. Che siamo insieme.

Un organismo solo. Tutta la specie

la portiamo in noi. Dentro noi la salviamo.

A quella stretta

di un palmo col palmo di qualcuno

a quel semplice atto che ci è interdetto ora –

noi torneremo con una comprensione dilatata.

Saremo qui, più attenti credo. Più delicata

la nostra mano starà dentro il fare della vita.

Adesso lo sappiamo quanto è triste

stare lontani un metro.

Le scienze degli algoritmi e le forme del pensiero antico.


Le scienze degli algoritmi e le forme del pensiero antico.

Amplificare rispettando l’invarianza

Secondo la metafisica aristotelica l’essenza è “ciò per cui una cosa è quel che è” e in base a cui si differenzia da tutte le altre cose. Mentre le caratteristiche sensibili della cosa mutano (gli “accidenti” secondo la terminologia aristotelica), l’essenza permane sempre identica a sé stessa.


Me
Me
Opificio Golinelli



“Nelle sue Lezioni Americane, Italo Calvino scriveva: “Tra i libri italiani degli ultimi anni quello che ho più letto, riletto e meditato è la Breve storia dell’Infinito di Paolo Zellini.”

Oggi su Il Corriere di Bologna l’intervista di Piero Di Domenico al docente di Analisi numerica, che oggi pomeriggio alle 17.30 parlerà di scienza degli algoritmi e forme del pensiero antico.

L’appuntamento è collegato ai temi della mostra U.MANO, in esposizione al Centro Arti e Scienze Golinelli fino al 9 aprile. #scrivonodinoi #mostraumano Corriere Bologna.

https://www.fondazionegolinelli.it/it/events/155




Fondazione Golinelli

La conferenza ha come argomento principale i possibili nessi tra la matematica antica e la moderna scienza del calcolo. Il relatore parte dalla matematica greca che precede Euclide, fino ad arrivare alle conoscenze che si sono sviluppate in India e in Mesopotamia nel II e nel I millennio a.C. Lo studio delle forme del pensiero antico, sia matematico sia filosofico, permette di comprendere lo sviluppo complessivo degli algoritmi che attualmente intervengono nel calcolo digitale su grande scala e, più in generale, nell’informatica. In particolare, Zellini affronta gli studi sulla crescita e la diminuzione delle grandezze che caratterizzano la geometria e l’aritmetica greca e vedica e che, una volta generalizzati, servono a risolvere alcuni dei problemi più complessi della scienza del calcolo e della matematica applicata. 

Sulvasutra altare vedico


Amplificare rispettando l’invarianza


Storia dei numeri

il gatto di Simona riflette su LA LEGNA E LA CENERE, 18/2/20


Io e Paolo, ci incontriamo sempre nell’Idem Sentire, raccolti dal calore del Fuoco, nel divenire.

Avatar di Paolo FerrarioTRACCE e SENTIERI

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ARTE FIERA 2020 – BOLOGNA


ARTE FIERA 2020 – BOLOGNA

Continuando il suo percorso di rinnovamento, Arte Fiera 2020 introduce alcune importanti novità.

Alla Main Section si affiancheranno tre sezioni su invito, con nuovi curatori; tornerà Fotografia e immagini in movimento, affidata a Fantom.

Debutteranno Focus, dedicata all’arte della prima metà del XX secolo, e Pittura XXI, una sezione interamente dedicata alla pittura del nuovo millennio.

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Kyle Thompson

Arte Fiera 2020. Stand 18 e 15 per Arte Fiera 2020, finalmente spazi nuovi che offrono una fruizione meno ostile e più circolare, ai vari stand dei galleristi. Interessante lo stand dei Dialoghi sull’Arte, povera la nuova sezione sulla fotografia. Sempre scadente l’offerta ristoro (non contando la zona vip lounge). A mio avviso, il format necessita di una nuova/leggera visione d’insieme ed uno sguardo sul contemporaneo meno patinato e di cliché. Tradotto: molto di già visto, spacciato per nuovo e personaggi annoiati che si travestono da. Poca originalità, obsolescenza e respiro internazionale non pervenuto.Poi come sempre alcuni nomi salvano la visita.

Il futuro delle Gallerie d’Arte



GALLERIA FARINI

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Venere – GiusyCalia&MarziaLioci

La letteratura finlandese e la natura: incontro con Sanna Maria Martin


La letteratura finlandese e la natura

incontro con Sanna Maria Martin

La foresta è stata il primo luogo della cultura finnica.

Ricca di significati simbolici, nella foresta, l’uomo ha trovato il senso del sacro.

Il ciclo delle Narrazioni interculturali curato in collaborazione con Bibliobologna inaugura il 2020 con un appuntamento tutto dedicato alla letteratura finlandese e a uno dei suoi temi più ricorrenti: la natura.

Dal poema epico Kalevala al romanzo contemporaneo, la letteratura finlandese è vicina alla natura, come nelle opere di Aleksis Kivi, Aino Kallas, Arto Paasilinna, Tove Jansson e Tuomas Kyrö. Ce ne parla giovedì 16 gennaio alle 17.30 in Sala conferenze Sanna Maria Martin, ricercatrice di Filologia ugrofinnica e docente di lingua e letteratura finlandese all’Università di Bologna.



Il topos della Foresta è centrale, come la poesia, nella definizione della Identità dei Finlandesi

SUOMALAINEN METSÄSUHDE

KALEVALA

(Il potere stava nel sapere non nella forza)


Iperborea

L’ANNO DELLA LEPRE

Il Senso del Lavoro


«Credo che le persone si meritino di passare più tempo con le loro famiglie, con quelli a cui vogliono bene e di coltivare i loro hobby e altri aspetti della vita, come la cultura». Lo stipendio? Rimarrebbe lo stesso.

SANNA MARIN

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Finalmente qualcuno che parla di coltivare (tra le varie altre cose citate) la #cultura #marin
#finlandia #24oredilavoro
Io l’ho sempre vissuto così, il senso della vita…A discapito di quelli che pensano che stare non al lavoro, equivalga a stare sul divano! Probabilmente non sanno fare altro che lavorare….che tristezza per loro.


WORKAHOLIC

Dipendenza dal Lavoro

Testi


Il Lavoro nel Terzo Millennio

Trasformazione del Lavoro nella contemporaneità