Riconosciuto come uno dei più importanti artisti del nostro tempo, con la sua prolifica carriera Ryuichi Sakamoto ha attraversato oltre quattro decenni, da star del techno-pop a premio Oscar come compositore di colonne sonore. L’evoluzione della sua musica è coincisa con le diverse tappe che hanno segnato la sua vita. Dopo Fukushima, Sakamoto è diventato l’icona dei movimenti attivi in Giappone contro il nucleare. Con il ritorno alla musica dopo l’esperienza del cancro, l’ossessiva consapevolezza di Sakamoto delle crisi che scandiscono la vita culmina in un nuovo strepitoso capolavoro. Ryuichi Sakamoto: Coda è il ritratto intimo dell’artista e dell’uomo.
Questo “essere” è praticamente un’onda sonora umana, sottrazione, sospensione, metamorfosi, vertigine sublime…
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Ma poiché non sappiamo, finiamo per pensare alla vita come a un pozzo inesauribile. Eppure ogni cosa accade soltanto un certo numero di volte, e un ben piccolo numero, in effetti. Quante altre volte ricorderai un certo pomeriggio della tua infanzia, qualche pomeriggio che sia così profondamente parte del tuo essere per cui tu non possa nemmeno concepire la tua vita senza quelle ore? Forse altre quattro o cinque volte. Forse nemmeno. Quante altre volte guarderai sorgere la luna piena? Forse venti. E tuttavia tutto sembra senza limiti.
(Paul Bowles, “Il té nel deserto”)
MI STUPISCO DI ESSERE LIETO «Vengo non so da dove, sono non so chi, muoio non so quando, vado non so dove, mi stupisco di essere lieto». Per me questo detto è bellissimo, e se devo dirvi dove mi pare la vita mi stia conducendo, è esattamente in questa direzione, verso la “letizia della non conoscenza”, la “nube della non conoscenza” che è un famoso trattato mistico medioevale del XIII secolo, ambito inglese, autore anonimo. C’è una letizia della non conoscenza, o se volete, “dotta ignoranza”, perché il detto non è ignorante, dice “non so” ma “sa che cosa non sa”. Chi lo ha composto conosceva bene le questioni fondamentali dell’esistenza». #VitoMancuso
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James Hillman, intervista di Silvia Ronchey (completa)
“In quel giardino io ero nella Psiche, mi accorgevo che tutto era psicologia intorno a me, tutto parlava psicologicamente. Il mondo è come un giardino in quanto si manifesta; è un mondo di cose come alberi, sentieri, ponti; è anche un mondo di intuizioni, di metafore, di insegnamenti – a disposizione di ogni anima che passa – dati con la facilità dei riflessi sul lago: il giardino rende più intellegibile e più bella l’interiorità dell’anima.”