La finitudine, come sostanza dell’esistenza, diventa norma dell’esistenza.
L’io non è un dato psicologico o antropologico, non è un fatto oggettivamente osservabile; è l’esigenza fondamentale verso cui l’uomo muove nella sua ricerca dell’essere, il termine che egli tende a costituire e a fondare nel suo rapporto con l’essere. L’io stesso è perciò trascendente. L’uomo non lo ritrova finché rimane immerso e disperso nella finitudine, cioè nel molteplice eterogeneo dei suoi atteggiamenti insignificanti, ma lo ritrova solo quando assume, su di sé la finitudine e convoglia il molteplice degli atteggiamenti verso l’unità di un compito.
“La normale sfida dell’efficienza”. Si basa su quello che dovrebbe essere un assunto dogmatico il compito diMauro Felicori, un lungo passato da dirigente nel settore cultura del Comune di Bologna e un presente vivissimo come direttore generale della Reggia di Caserta, ospite del secondo incontro aperto al pubblico, nell’ambito dellasummer school Entrepreneurship in humanities al Centro Arti e Scienze Golinellirivolta a 35 partecipanti. Una sfida che in questi anni è passata attraverso la rivoluzione Franceschini, quella riforma del 2014 che ha modificato l’organizzazione e il funzionamento dei musei statali, rendendoli molto più autonomi e separandoli dalle soprintendenze. Una sfida che, numeri alla mano, ha fatto schizzare la Reggia di Caserta fra i dieci musei statali italiani più visitati nel 2017 con un aumento del 23%.
Felicori a un pubblico di studenti che un giorno, forse, lavorerà nel settore dei beni culturali propone una radiografia schietta: “C’è un abisso fra l’attuale e la possibile gestione dei beni culturali in Italia. Vi è una pessima gestione a fronte di enormi potenzialità. Finché il bene culturale è vissuto come un costo da alimentare con la spesa pubblica non si andrà molto lontano”. L’altra strada, invece, è quella di considerare la cultura “come una industria, come un bene da far rifruttare, che produce ricchezza, intelligenza e lavoro”. Questa è la svolta: “gestire i musei statali come una impresa, come una azienda privata, offrendo nuovi strumenti legislativi come la trasformazione in fondazioni, a completamento della riforma Franceschini”.
“Bisogna avere moglie,figli, sostanze e soprattutto la salute, se si può; ma non attaccarvisi in maniera che ne dipenda la nostra felicità.
Bisogna riservarsi un retrobottega tutto nostro, del tutto indipendente, nel quale stabilire la nostra vera libertà, il nostro principale ritiro e la nostra solitudine.
Là noi dobbiamo trattenerci abitualmente con noi stessi, e tanto
privatamente che nessuna conversazione o comunicazione con altri vi trovi luogo; ivi discorrere e ridere come se fossimo senza moglie,
senza figli e senza sostanze ….
Noi abbiamo un’anima capace di
ripiegarsi in se stessa; essa può farsi compagnia; ha i mezzi per assalire e difendere, per ricevere e per donare; non dobbiamo temere di marcire d’ozio noioso in questa solitudine”.
Cortile dell’#Archiginnasio, #BolognaVito Mancuso – Andrea CarandiniIV di copertinaLocandina
L’ANGELO DEVASTATO – Vita e vagabondaggi di AnneMarie Schwarzenbach
Io non sono estremamente affine a questa letteratura femminile,(alto borghese) intrisa di una descrizione parossistica dello stile di vita, drammatico esistenzialista forzato, sempre gonfiato da enfasi(diverso l’esistenzialismo intimo, ateo, riflessivo); non riesco a vedere queste donne come “eroine”, (ne mi risultano seduttive), la loro confessione, il loro artificio è teatrale, cercato ad ogni costo,(lirismo delle frasi) non un dono…in questo caso sono stata piacevolmente colpita, incuriosita, dalla relatrice, voce narrante, dotta, e viva, che mi ha acceso un faro sugli scritti innovativi(ancora da studiare) della Schwarzenbach, da un punto di vista della visione premonitrice sul concetto della modernità e della incompiutezza che ne deriva e sul ruolo strategico di certe zone ( vedi i viaggi) a cavallo dello scoppio della seconda guerra. A me cari, il senso della ricerca, del vero, e dell’introspezione; l’autoanalisi è fondamentale ma non ti mette veramente in gioco, te la racconti e lo sa solo chi ha fatto percorsi…(In seguito svilupperò i miei appunti)
Foto di Marianne Breslauer
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L’#ASSOLUTO, IL #VERO, LA #MODERNIZZAZIONE, L’#INCOMPIUTEZZA