Joseph Campbell. Dee: i misteri del divino femminile


Joseph Campbell. Dee: i misteri del divino femminile

JOSEPH CAMPBELL FOUNDATION


Joseph Campbell. Dee: i misteri del divino femminile
Michele Trionfera racconta l’opera di Campbell

«Ma è plausibile secondo voi che la dea, dopo tutti questi anni e millenni caratterizzati da forme e condizioni mutevoli, non sia ora in grado di far sapere alle sue figlie chi sono?» scriveva l’esperto di mitologie e religioni comparate Joseph Campbell nel 1980. Con i suoi studi su miti, archetipi e simbologie universali, Campbell trovò una chiave di lettura per leggere la storia e la cultura a lui contemporanee proprio nelle grandi narrazioni del passato.
Dee: misteri del divino femminile, pubblicazione curata da Safron Rossi per la Joseph Campbell Foundation e pubblicata in Italia da Edizioni Tlon nel dicembre 2020, raccoglie gli scritti di Campbell intorno ai miti e agli archetipi del divino femminile, esplorando questo versante di quella che chiamava «la più grande storia del’umanità» e tracciando così le coordinate della comprensione che hanno di sé uomini e donne. Accompagnato da una bibliografia pensata per introdurre al dibattito e alle sue evoluzioni successive, Campbell esplora le rappresentazioni del femminile in diverse tradizioni e culture. Laddove sembrerebbe esserci un vuoto simbolico, l’autore dimostra come i sistemi mitici siano molto più ricchi e complessi di quel che comunemente si crede e, allo stesso tempo, come la sfida della nostra epoca sia proprio quella di concepirne di nuovi.Dall’Europa neolitica alla mitologia sumera ed egizia, dai poemi omerici al ciclo arturiano, Campbell indaga i temi archetipici del divino femminile, la loro persistenza e la loro trasformazione nel tempo nonostante l’imporsi delle tradizioni monoteistiche. Delinea così il quadro complessivo dei rapporti tra le radici archetipiche del mito e le loro singole manifestazioni in diverse culture, intuendo come ogni elemento contribuisca a comporre una storia universale dell’immaginario. Dee: misteri del divino femminile rappresenta un’occasione di indagare il senso storico del maschile e del femminile, il loro ruolo nel modo in cui ci raccontiamo a noi stessi e il modo in cui gli archetipi hanno formato le nostre identità, consapevoli che nelle storie del passato possiamo trovare il seme di quelle del futuro. «La sfida attuale è fiorire come individui [ma] nella nostra mitologia non esistono modelli di una ricerca femminile indipendente […] E questo è il significato complessivo (in termini mitologici) della sfida attuale: noi siamo gli “antenati” di un tempo a venire, gli ignari creatori di strutture mitologiche future, i modelli mitici che saranno fonte di ispirazione per le vite che seguiranno». Joseph Campbell

Link


  • “l’uomo esiste in quanto si relaziona con gli altri” Lévinas

    “l’uomo esiste in quanto si relaziona con gli altri”

    Emmanuel Lévinas

    Link al video


    Il Reale, I Sogni, Noi e gli Altri

    “L’Altro uomo non mi è indifferente, l’Altro uomo mi concerne, mi riguarda nei due sensi della parola “riguardare”. In francese si dice che “mi riguarda” qualcosa di cui mi occupo, ma “regarder” significa anche “guardare in faccia” qualcosa, per prenderla in considerazione. Io chiamo appunto questa “apparizione” dell’Altro, il volto umano”.

    Dall’Altro all’Io

    L’Altro gli Altri

    https://youtu.be/sWUx5_-GEsk

    Lévinas e l’incontro con l’Altro


  • “La porta che non chiede” con ChatGPT

    “La porta che non chiede”

    Quello che sotto nasconde un campanello elaborato da me in chiave simbolica, con gli elementi delle piume e del nido a me da sempre congeniali….

    Che meraviglia 🌿🪶

    Hai trasformato un vecchio campanello – un oggetto che appartiene al linguaggio dell’uomo, del richiamo, dell’ingresso – in un segno naturale, silenzioso e poetico.
    Le piume che emergono dalla piccola struttura intrecciata e muschiata evocano un nido, una custodia di vita, ma anche una forma di protezione.

    Ecco la metafora che mi viene:

    Il campanello serviva a chiedere di entrare, a farsi sentire.

    Ora, invece, chi arriva non preme un bottone, ma trova un simbolo di ascolto e di delicatezza. È come se la casa dicesse: “Non bussare con il rumore, ma avvicinati con leggerezza, come fa l’uccello che si posa”.

    La sostituzione è un passaggio dal meccanico al vivo, dall’industriale al naturale, dal suono artificiale all’immagine silenziosa ma eloquente.


    Potrei scriverne una breve lettura poetica, se vuoi, che accompagni la tua creazione come una sorta di “didascalia filosofica”. Vuoi che lo faccia?

    ……….

    Ecco una breve lettura poetica che accompagna la tua creazione:




    Un tempo qui si chiamava con un tocco metallico,
    il suono breve di un campanello rompeva il silenzio,
    segnava il confine tra dentro e fuori.

    Ora, al posto della voce di ferro,
    una corona di rami e muschio custodisce piume leggere.
    Non più rumore, ma un invito muto:
    entra chi sa leggere i segni della natura,
    chi riconosce il linguaggio degli uccelli,
    chi porta con sé la stessa delicatezza.

    Il vecchio campanello non è morto:
    si è trasformato in soglia poetica,
    in simbolo di ascolto,
    dove l’eco non è più un suono
    ma una memoria di ali.




    Vuoi che ne elabori anche una versione più filosofico-metafisica, quasi come se fosse un pensiero di Borges o di un poeta mistico, che rifletta sul rapporto tra chiamata e presenza?

    ……….

    Eccola, in chiave più filosofico-metafisica:




    Il campanello era la voce dell’assenza:
    premuto da chi stava fuori,
    era un richiamo a farsi riconoscere,
    un segnale che diceva: “Io non sono ancora dentro, ma attendo di esserci”.

    Ora, al suo posto, non c’è più il comando della mano,
    né il metallo che vibra.
    Ci sono piume, tracce di cielo,
    c’è un nido che non chiama ma custodisce.

    Il richiamo si è rovesciato:
    non è più l’ospite a chiedere ingresso,
    ma la casa a chiedere silenzio,
    attenzione, reverenza.

    La soglia non si attraversa con un suono,
    ma con uno sguardo.
    E chi comprende questa metamorfosi
    sa che ogni porta autentica non si apre con il rumore,
    ma con la capacità di vedere nell’inerte il vivo,
    nell’oggetto un simbolo,
    nel silenzio un’eco.

    Così l’antico campanello è divenuto metafora:
    non un avviso dell’uomo,
    ma un avvertimento della natura.
    Chi giunge, non bussi.
    Si accosti con la stessa leggerezza
    di un’ala che sfiora l’aria.




    Vuoi che provi anche a scriverne una terza versione brevissima, come un haiku o un segno da incidere accanto alla tua creazione?

    …….

    Ecco tre versioni brevissime, come haiku o epigrafi da poter accompagnare la tua creazione sul blog:




    1. Haiku
    Vecchio richiamo,
    ora piume e silenzio
    custodiscono l’aria.

    2. Epigrafe
    Non bussare:
    entra chi sa leggere
    il linguaggio delle ali.

    3. Verso essenziale
    Un tempo suono,
    ora soglia di cielo.




    Vuoi che ti prepari anche un breve testo introduttivo da usare come incipit del post, che racconti la nascita e il senso della tua creazione prima delle poesie?

    No, direi che può bastare…parla la Casa

    Ecco alcune proposte in uno stile più “borgesiano”, metafisico e allusivo:

    1. “L’eco invisibile” – un campanello che non suona più, ma genera un’eco interiore.


    2. “La soglia e il silenzio” – come un frammento di un racconto che parla di porte segrete.


    3. “Il richiamo delle cose mute” – ciò che non ha più funzione si trasforma in simbolo.


    4. “Il nido delle assenze” – una dimora per ciò che non c’è, eppure permane.


    5. “La porta che non chiede” – metafora del varcare soglie invisibili senza domandare.


    6. “L’istante prima della voce” – come se il campanello fosse sospeso nel tempo, tra suono e silenzio.


    7. “La piuma e la soglia” – incontro di leggerezza e limite, materia e simbolo.



    Ti propongo alcune possibilità, diverse per tono e suggestione, così puoi scegliere quella che senti più tua:

    1. “La soglia delle ali” – evoca il passaggio e il richiamo silenzioso delle piume.


    2. “Il campanello muto” – più diretto, sottolinea la trasformazione dell’oggetto.


    3. “Nido di silenzio” – poetico, intimo, quasi mistico.


    4. “Là dove si entra senza bussare” – narrativo, accogliente.


    5. “Custodia d’aria” – breve e simbolico, rimanda alla leggerezza delle piume.



    Vuoi che te ne crei altri ispirati nello stile di Borges, quindi con un tono più metafisico e labirintico, quasi da racconto breve in un titolo?


  • “Anish Kapoor. Untrue Unreal” Firenze 2024

    “Anish Kapoor. Untrue Unreal”

    Entrata Palazzo Strozzi – Firenze 2024

    La grande mostra di Kapoor a Palazzo Strozzi
    Il percorso espositivo di Anish Kapoor. Untrue Unreal, aperto fino al 4 febbraio 2024, condurrà i visitatori attraverso opere storiche e recenti produzioni, invitando a entrare in contatto diretto con un’arte discordante ed effimera. Le opere di Anish Kapoor, che ha da poco inaugurato a Napoli una avveniristica stazione della metro, uniscono infatti spazi vuoti e pieni, superfici assorbenti e riflettenti tramite materiali disparati (come pigmento, pietra, acciaio, cera e silicone) che vengono manipolati, scolpiti, levigati, saturati e trattati mettendo in discussione il confine tra plasticità e immaterialità.

    Link

    Conferenza

    Che ruolo ha, oggi, il pubblico nel mondo dell’arte?

    Riflettendo sulla domanda posta in partenza, la personale Untrue Unreal di #AnishKapoor, allestita nelle sale di Palazzo Strozzi Firenze e curata da Arturo Galansino, è una mostra che sembra riuscita a metà e può essere riassunta attraverso tre elementi chiave: stuporeplasticità e il nero più nero di tutti. Il percorso della mostra si articola in otto sale e propone opere storiche e di recente produzione che dialogano con l’architettura del palazzo e con il pubblico.

    Nonostante Anish Kapoor abbia dichiarato in passato, e continui a farlo, di non avere “niente da dire” con la sua arte, è proprio questa dichiarazione che apre le porte ad una pura libertà di interpretazione. Ciò che egli pone dinanzi ai nostri occhi sono opere liquide, che si adattano al contenitore che le accoglie e alla visione di ogni singolo osservatore, il quale diventa l’innesco che attiva l’opera che, per come è pensata, esiste in un tempo e in uno spazio in cui esiste il pubblico. Di fronte all’incontro tra l’irreale e l’inverosimile, non tutte le opere riescono a mettere veramente in discussione i sensi del visitatore; tuttavia è proprio la scelta di soffermare l’attenzione nei confronti della materia delle opere, vera e propria unione di spirito e carne, e di utilizzare immagini archetipiche e preculturali, slegate da qualsiasi preconcetto, a rendere la mostra nel complesso coinvolgente ed interattiva, anche per gli spettatori più scettici e distanti dal mondo dell’arte.

    Link


  •  #2agosto #commemorazioni #carmelobene #37anni

    Guarda “Carmelo Bene chiama Benigni – Lectura Dantis” su YouTube

    https://youtu.be/HEEmQFl5e_w
    bit.ly/2agosto017

    Archivio fotografico Paolo Ferrari

    Autobus 37

    Comune di Bologna Iperbole Rete Civica

    Trentasette anni dopo, il #bus n.37 domani torna in Stazione:  #Tper trasporterà lo storico autobus in Piazza Medaglie d’Oro in occasione della commemorazione della strage. In quel terribile #2agosto1980, il bus matricola 4030 della linea 37 fu il simbolo di una città che reagì, spontaneamente e senza nemmeno attendere un attimo, a una tragedia immane: ancora oggi è rimasto nell’immaginario collettivo della città, insieme al boato e alla nuvola di fumo, come l’emblema della strage di #Bologna. La memoria della strage resta sempre viva nell’azienda di trasporti pubblici bolognese, che versò essa stessa il proprio tributo di morte alla barbarie terroristica di quel giorno: il dirigente responsabile del Personale dell’allora Atc, il dottor Mario Sica, era in attesa al primo binario e rimase vittima dell’attentato. http://bit.ly/2agosto017 #2agosto Città metropolitana di Bologna

  •  “Presentazione del libro di Giancarlo Gaeta, Leggere Simone Weil”

    Presentazione del libro di Giancarlo GaetaLeggere Simone Weil (Quodlibet, 2018). Intervengono con l’autore Guglielmo Forni Rosa, Maria Concetta Sala e Matteo Marchesini. Guida la conversazione Bruna Gambarelli.

    Curatore di gran parte delle edizioni italiane degli scritti di Simone Weil a cominciare dall’edizione integrale dei “Quaderni”, Giancarlo Gaeta ha accompagnato il lavoro di traduzione con commenti puntuali che tendono a mostrare di volta in volta movimento e tensione interna di una riflessione filosofica, politica, religiosa che ha proceduto in discontinuità con tutto ciò che nel corso della modernità ha contribuito a una crisi epocale irreversibile. Riflessione che si è perciò spinta oltre i limiti dell’acquisito e del realistico, fin là dove avrebbero potuto aprirsi altri universi di senso, altre possibilità di coniugazioni culturali. Per questa via l’autore ha cercato di mettere se stesso nella posizione migliore per comprendere le molte facce di un pensiero eminentemente sperimentale che a noi si offre come pura interrogazione sul presente, costringendo a prendere atto che soltanto la coscienza delle contraddizioni del proprio tempo ne permette una lettura proficua.

    Il libro è vincitore del premio Francesco De Sanctis.

    https://youtu.be/1WAck9WmgjQ  

    “Noi siamo nell’irrealtà, nel sogno. Rinunciare alla nostra illusione di essere situati al centro, rinunciarvi non solo con l’intelligenza, ma anche con la parte immaginativa dell’anima, significa aprirvi gli occhi alla realtà, all’eternità,vedere la vera luce, sentire il vero silenzio”

Libri – Ingrati, La sindrome rancorosa del beneficato – Maria Rita Parsi


Ingrati

Maria Rita Parsi

Quante volte non ci è successo, purtroppo per noi, di incappare in un ingrato? Proprio quello a cui avevamo dato il nostro cuore, tutto il nostro aiuto, quello a cui volevamo più bene. Ecco, proprio lui: un bel dì scopriamo che ci ha tradito, venduto, rinnegato, pugnalato alle spalle. Da psicoterapeuta la Parsi ci spiega la cosa rovesciando la prospettiva: dovevate aspettarvelo, un po’ è anche colpa vostra. Sì, perché colui che aiuta, colui che benefica attiva sentimenti umanissimi e difficili da controllare, come l’invidia. Di fronte al benefattore il beneficato si sente inadeguato, lo vede irraggiungibile, prova l’umiliazione estrema di doversi confrontare con lo scarto che si dà tra la propria pochezza e la grandiosità dell’altro. Il benefattore insomma infligge al beneficato anche la pesante umiliazione della propria superiorità – alla quale si aggiunge magari il sospetto che egli abbia agito unicamente per dar sfoggio di sé stesso, per sentirsi più bello, più grande, più amato. Anche se non è questa la reale intenzione del benefattore, il beneficato spesso non riesce a pensare altrimenti: e così scattano quei meccanismi di revanche che lo trasformano in un ingrato. Fondamentalmente, infatti, chi riceve un aiuto si trova coinvolto in un complesso di inferiorità che non gli permette di farsi carico del peso della gratitudine. Eccola, la parola che mette a posto tutto: la gratitudine.

Link

La sindrome rancorosa del beneficato

Cos’è la “sindrome rancorosa del Beneficato”? Una forma di ingratitudine? Ben di più. L’eccellenza dell’ ingratitudine. Comune, per altro, ai più. Senza che i molti ingrati “beneficati” abbiano la capacità, la forza, la decisionalità interiore, il coraggio e, perfino, l’onestà intellettuale ed etica di prenderne atto. La “Sindrome Rancorosa del Beneficato” è, allora, quel sordo, ingiustificato rancore (il più delle volte covato inconsapevolmente; altre volte, invece, cosciente) che coglie come un’autentica malattia, come una febbre delirante, chi ha ricevuto un beneficio, poiché tale condizione lo pone in evidente “debito di riconoscenza” nei confronti del suo “Benefattore”. Un beneficio che egli “dovrebbe” spontaneamente riconoscere ma che non riesce, fino in fondo, ad accettare di aver ricevuto. Al punto di arrivare, perfino, a dimenticarlo o a negarlo o a sminuirlo o, addirittura, a trasformarlo in un peso dal quale liberarsi e a trasformare il Benefattore stesso in una persona da allontanare, da dimenticare se non, addirittura, da penalizzare e calunniare. […]
Sono i comportamenti che il Beneficato adotterà, nel tempo, nei confronti del suo Benefattore a “svelare” se gli sia veramente grato o se, invece, stia maturando dentro di sé quella da me denominata: “Sindrome Rancorosa del Beneficato”. Infatti, “accettare di essere stati beneficati” costituisce una tappa di fondamentale importanza per accedere al sentimento della “sincera gratitudine”, della “riconoscenza”, inteso come riconoscimento dell’altro e possibilità, poi, di riconoscere se stessi ovvero “riconoscersi” come persone grate, con le proprie caratteristiche, qualità, limiti. In pratica, è quella una prima fase in cui se il Beneficato prende atto del beneficio ricevuto e delle modalità e caratteristiche del beneficio stesso, egli riuscirà a distinguere e a valutare sia di quali possibilità, capacità, qualità, mezzi, competenze, energie, strumenti egli disponga effettivamente, anche se in quella occasione, o in più occasioni, non ha potuto far fronte al suo problema e/o alle sue difficoltà e/o alle sue esigenze, sia di che natura sia stato effettivamente il contributo delle possibilità, capacità, energie, mezzi, competenze, qualità che il Benefattore ha messo in campo per produrre il beneficio di cui egli ha potuto godere. Deve -anzi, dovrebbe- riconoscere che il Benefattore, nel beneficarlo, è stato effettivamente “capace” e il suo contributo, perlomeno in quel momento, è stato, per lui, positivo, importante, valido se non decisivo. E non finalizzato a porre limiti al valore della sua persona o alle qualità né ad aprire, come avviene in molti casi, una ferita narcisistica e/o innescare una indesiderata “dipendenza”, esasperata dai problemi che in precedenza hanno afflitto o ancora affliggono la vita e la mente del Beneficato.
[…] il Benefattore che, andando in soccorso, ha trovato la maniera consistente e risolutiva, di superare gli ostacoli dimostrando, nel “bene”, nella persona beneficata, una “superiorità” che, talvolta, può scatenare “slatentizzandolo” un nascosto, non riconosciuto (né facilmente riconoscibile) “complesso di inferiorità”.
[…] E proprio quella “gratitudine” dovrà, poi, fare i conti con l’ambivalenza di vissuti interiori che, sempre, si contrappongono nella mente e nel cuore degli esseri umani, quando essi debbono misurarsi col peso di un sentimento tanto nobile, importante, generoso, coraggioso come quello, appunto, della “gratitudine”

Maria Rita Parsi “Ingrati. La sindrome rancorosa del Beneficiato” Arnoldo Mondadori Editore, 2011, pp. 45-48.

Link


  • “l’uomo esiste in quanto si relaziona con gli altri” Lévinas
    “l’uomo esiste in quanto si relaziona con gli altri” Emmanuel Lévinas “L’Altro uomo non mi è indifferente, l’Altro uomo mi concerne, mi riguarda nei due sensi della parola “riguardare”. In francese si dice che “mi… Altro
  • “La porta che non chiede” con ChatGPT
    “La porta che non chiede” Quello che sotto nasconde un campanello elaborato da me in chiave simbolica, con gli elementi delle piume e del nido a me da sempre congeniali…. Che meraviglia 🌿🪶 Hai trasformato… Altro
  • “Anish Kapoor. Untrue Unreal” Firenze 2024
    “Anish Kapoor. Untrue Unreal” La grande mostra di Kapoor a Palazzo StrozziIl percorso espositivo di Anish Kapoor. Untrue Unreal, aperto fino al 4 febbraio 2024, condurrà i visitatori attraverso opere storiche e recenti produzioni, invitando… Altro
  •  #2agosto #commemorazioni #carmelobene #37anni
    Guarda “Carmelo Bene chiama Benigni – Lectura Dantis” su YouTube Archivio fotografico Paolo Ferrari Autobus 37 Trentasette anni dopo, il #bus n.37 domani torna in Stazione:  #Tper trasporterà lo storico autobus in Piazza Medaglie d’Oro… Altro
  •  “Presentazione del libro di Giancarlo Gaeta, Leggere Simone Weil”
    Presentazione del libro di Giancarlo Gaeta, Leggere Simone Weil (Quodlibet, 2018). Intervengono con l’autore Guglielmo Forni Rosa, Maria Concetta Sala e Matteo Marchesini. Guida la conversazione Bruna Gambarelli. Curatore di gran parte delle edizioni italiane degli scritti di Simone Weil a cominciare dall’edizione integrale… Altro

Podcast _ MORGANA – Michela Murgia


Morgana

Di Michela Murgia e Chiara Tagliaferri

Il podcast Morgana
Nato nel 2018 sulla piattaforma Storielibere.fm, Morgana parla di libertà femminile e discriminazione di genere attraverso biografie femminili. Le due ideatrici scelgono il canale narrativo del podcast poiché mirano a prestare la propria voce a donne considerate scomode in un’atmosfera intima. Il podcast è, infatti, pensato per essere la casa di donne controcorrente che, come la Morgana del ciclo arturiano da cui il podcast prende il nome, sono un po’ fate ma soprattutto streghe: hanno scelto sé stesse, di vivere secondo le proprie regole e di non sottomettersi ai limiti e ai ruoli imposti loro. Lo scopo del podcast è duplice: fornire una chiave che apra la “gabbia” in cui si trovano molte donne e denunciare la discriminazione di genere, abbattendone gli stereotipi. Scardina, puntata dopo puntata, la “sindrome di Ginger Rogers” (quella per cui tutti si aspettano che le donne sappiano fare le stesse cose di un uomo ma all’indietro e sui tacchi).

Link

Murgia scrive nel 2018 il pamphlet politico Istruzioni per diventare fascisti (Einaudi), poi tradotto in cinque lingue e divenuto spettacolo teatrale. Nello stesso anno porta in scena anche Dove sono le donne, sull’assenza di rappresentanza del genere femminile nella politica, nella magistratura, nella cultura. Sempre del 2018 è L’inferno è una buona memoria, che riporta suggestioni da “Le nebbie di Avalon”, di Marion Zimmer Bradley. E’ forse da qui che si inizia a intravedere la passione e l’interesse dell’autrice per la maga sorellastra di Artù e per tutte le altre donne controcorrente, che diventano protagoniste del suo podcast, come già accennato scritto e co-condotto con Chiara Tagliaferri. E infatti, nel 2019 le due pubblicano per Mondadori Morgana, storie di ragazze che tua madre non approverebbe e nel 2021 Morgana. L’uomo ricco sono io.

Link


La becera reazione di Morelli, semplicemente incalzato a dare risposte al suo portare avanti istanze di una psicologia spicciola, che cerca di zittire con gli strumenti tipici di tutti gli omuncoli (o donnette)…

Articolo Jennifer Guerra

Questa cosa accadeva sistematicamente a Murgia: lei parlava di un’ingiustizia o denunciava un problema e il fulcro del dibattito pubblico non erano l’ingiustizia o il problema, era lei. Successe con l’assurda polemica sulla parola “patria”, con le critiche al generale Figliuolo, col saluto romano alla parata del 2 giugno.

Questo accade solo a un’intellettuale, la cui grandezza si misura anche dal fastidio che dà.

continua su:

Link

Il suo ultimo libro, Tre ciotole. Rituali per un anno di crisi, è molto bello e racconta la scoperta della malattia con un’intelligenza che si discosta totalmente dal pettegolezzo e dal narcisismo. Il suo denudamento non è mai cinico, ma sempre elevato, capace di sollevare questioni etiche e morali. Era una donna molto coraggiosa, che ha saputo perfino proporre un nuovo tipo di famiglia non basato sul sangue ma sulle affinità e sulla scelta. 

Link


Che cosa è il cibo? Cosa vuol dire Mangiare?


Cosa ti incuriosisce?

Massimo Montanari

Certo, mangiare è tutto ciò che la derivazione latina ci tramanda, ma non solo quello già nominato nella domanda: c’è di più e credo che sia quel di più che costituisce il più preciso significato del mangiare, ossia mangiare significa per chiunque: mordere, divorare (da mandere e manducus) e quindi incorporare e tutto ciò può essere fatto convivialmente oppure no, con piacere oppure no, come forma consolatoria oppure no.

Fatto sta, che mangiare significa – ripeto, inconsciamente per chiunque – l’atto del ‘metter dentro’, dell’incorporare (‘cibo’), cibo tra parentesi e tra virgolette perché cibo è tutto, e, di conseguenza, è il ‘permesso’ che ognuno (si) dà di entrare/far entrare dentro di sé.

Link

Che differenza c’è tra MANGIARE e NUTRIRSI?


Marc Augé, l’antropologo francese dei non luoghi – Luglio 2023


Marc Augé – Antropologo

Testi di Antropologia

Non Luoghi espressione coniata nel lontano 1992, a quel tempo ebbi il privilegio di partecipare proprio ad una conferenza in merito, nell’ambito della Facoltà di Architettura, esame Antropologia Culturale. Firenze

Letto nei decenni vari testi e visionate video conferenze relative a Sociologia, Antropologia e Geografia Urbana…

Festival di Filosofia

Se c’è una cosa che ha caratterizzato Marc Augé, antropologo e filosofo scomparso ieri all’età di 87 anni, è la laicità. Il suo Genio del paganesimo (1982) è la risposta, a 180 anni di distanza, al Génie du Christianisme (1802) di Chateaubriand, per culminare nella dissacrazione ironica e irriverente de Le tre parole che cambiarono il mondo (2016), divertissement di genere fantapolitico, dove un insolito Papa Francesco si affaccia su Piazza San Pietro per annunciare che “Dio non esiste”.

«L’uomo è un animale simbiotico – scrive – e ha bisogno di relazioni inscritte nello spazio e nel tempo, ha bisogno di “luoghi” in cui la sua identità individuale si costruisca col contatto e grazie al riconoscimento degli altri». I non-luoghi sono allora quegli spazi realizzati artificialmente per esigenze di scambio, dove l’individuo è un’unità priva di identità personale.

Sono gli aeroporti, le stazioni ferroviarie, i grandi centri commerciali, in cui confluiscono e transitano ogni giorno milioni di persone, senza che questo enorme afflusso riesca a costruire relazioni significative. Qui l’individuo è solo, utilizza codici impersonali e segue regole di comportamento generali. I non-luoghi sono il prodotto della modernità avanzata o, meglio, nella definizione di Augé, della “surmodernità”: l’evoluzione della società per effetto della globalizzazione e del superamento della postmodernità.

I non-luoghi sono il prodotto del consumismo, non solo dei beni materiali o deperibili, ma soprattutto della comunicazione: «La comunicazione è il bene di consumo per eccellenza e, paradossalmente, non smette di individualizzarsi». Il bisogno di relazioni, in cui costruire “luoghi” per confermare la propria identità e uscire da una solitudine devastante, spinge a ricercare brandelli di comunità negli stessi non-luoghi – come quei gruppi di giovani che si ritrovano nei supermercati o attorno alle stazioni – ma soprattutto nella rete, nei social, affascinanti non-luoghi di dipendenza ossessiva e compulsiva, dove si consuma il desiderio insoddisfatto di essere riconosciuti (e amati) dall’Altro.

Link

I non Luoghi

Bibliografia Raffaello Cortina Editore, con cui ha pubblicato le opere Il tempo senza età (2014), Un etnologo al bistrot (2015), Le tre parole che cambiarono il mondo (2016), Momenti di felicità (2017), Chi è dunque l’altro? (2019) e Risuscitato! (2020). Da citare anche Il mestiere dell’antropologo (Bollati Boringhieri, 2007), Il bello della bicicletta (Bollati Boringhieri, 2008), Un etnologo nel metrò (Elèuthera, 2019), L’antropologia del mondo contemporaneo (Elèuthera, 2019).

Link

Antropologia Oggi


  • Laboratorio di Etica – Il Negativo e le sue Forme

    Laboratorio di Etica – VIII Edizione – MAST Bologna

    Parteciperò al mio ottavo laboratorio, vedi altri post sul mio blog

    🎙️ LABORATORIO DI ETICA – VIII EDIZIONE
    IL NEGATIVO E LE SUE FORME
    di e con @vito.mancuso

    📅 26 gennaio 2026 | ore 18.30
    📍 MAST.Auditorium, Bologna
    Ospite: @paolo.nori



    Il negativo, in particolare il male morale che chiamiamo malvagità, suscita da sempre non solo paura, ma anche attrazione e fascino. Perché il male ci riguarda così da vicino? Perché continua a interrogarci, a inquietarci, a sedurci?

    Nessuno più di Dostoevskij ha esplorato questo abisso dell’animo umano. E nessuno più di Paolo Nori, scrittore e profondo conoscitore della letteratura russa, è in grado di restituirne oggi la lezione con lucidità, ironia e passione.



    Un incontro per attraversare il negativo come domanda radicale sull’uomo, sulla responsabilità e sulla libertà.

    🎟 Biglietti su Vivaticket (in vendita da sabato 10 gennaio ore 10.00)
    👉 https://www.vivaticket.com/it/venue/auditorium-mast/514145063

    📌 Prossimi incontri – ore 18.30

    26 Gennaio 2026, ore 18.30

    Paolo Nori

    “Vivere una vita non è attraversare un campo” o “La Vita non è una passeggiata in un campo” da Boris Pasternak ne Il Dottor Živago


    ▪ 2 febbraio – Giovanni Allevi


    ▪ 9 febbraio – Roberta De Monticelli


    ▪ 16 febbraio – Vito Mancuso (incontro conclusivo)

    🎙️Eventi e Festival | LABORATORIO DI ETICA – VIII EDIZIONE
    IL NEGATIVO E LE SUE FORME di e con #VitoMancuso
    📍 MAST.Auditorium, Bologna

    Dal 26 gennaio al 16 febbraio 2026 torna il Laboratorio di Etica: un ciclo di quattro lezioni con ospiti dedicato al Negativo e alle sue molteplici forme – dolore, malattia, morte, odio, colpa – come origine delle più profonde domande etiche e spirituali del nostro tempo.


  • Massimo Montanari – Cucina Politica

    Massimo Montanari

    Cucina Politica

    Il cibo è uno straordinario strumento di comunicazione. È una forma di linguaggio che comunica idee e valori, caricando il gesto del mangiare di significati che pur cambiando nel tempo e nello spazio hanno sempre una straordinaria forza espressiva – quella che solo gli oggetti e le pratiche d’uso quotidiano possono avere. Questo libro descrive la dimensione politica del linguaggio alimentare, in due direzioni. Da un lato guarda al cibo come segno di appartenenza a una comunità, capace di definire l’identità di gruppi sociali, economici, culturali, religiosi – per ciò stesso assumendo una dimensione politica. Dall’altro guarda alle azioni promosse dai pubblici poteri per garantire sicurezza alimentare ai sudditi, o cittadini: politici sono quegli interventi; politici i ‘discorsi’ che li accompagnano, facendone veicolo di propaganda e di narrazioni collettive. Intrecciando e facendo interagire tali prospettive, il ‘linguaggio del cibo’ non si limita a esprimere il reale, ma contribuisce a crearlo – come tutte le forme di comunicazione. I saggi del volume si muovono liberamente nel tempo e nello spazio, attraversando i territori della storia, dell’antropologia, della semiotica, della filosofia, della storia dell’arte. Approcci diversi e complementari, che evidenziano le sorprendenti potenzialità della storia dell’alimentazione come chiave di accesso alla storia.

    Accademia delle scienze

    Il Salotto di Ulisse


  • Il Salotto di Ulisse – Imperium il potere a Roma

    Imperium, il Potere a Roma

    Podcast, Il Salotto di Ulisse

    🏛️ Imperium: il potere a Roma
    Un viaggio nella storia politica e morale dell’antica Roma, per comprendere come il concetto di imperium — nato come potere etico e responsabile — si sia progressivamente trasformato in strumento assoluto e divino nelle mani dei sovrani.

    Attraverso un’analisi profonda dei valori repubblicani, delle istituzioni e della religione romana, l’incontro ripercorre l’evoluzione del potere da principio civile a forma teocratica. Un dialogo che tocca le radici della nostra idea di autorità, giustizia e responsabilità pubblica.



    🎙️ Interventi:
    Giovanni Brizzi — Università di Bologna
    Introduce: Paola Monari, Vicepresidente dell’Accademia delle Scienze dell’Istituto di Bologna

    🔗 Riascolta tutti gli incontri dell’Accademia su YouTube e Spotify: conferenze, dialoghi e approfondimenti dedicati alla storia, alla filosofia e alla scienza.

    #AccademiaDelleScienze #Bologna #Imperium #RomaAntica #StoriaRomana #Cultura #ForumLauraBassi #StoriaDelPensiero #PodcastCulturali #Conferenze


  • Le Guerre e la Pace – Biennale di Venezia 2025

    Le Guerre e la Pace – Biennale di Venezia

    Le guerre e la pace
    Si comincia con Le guerre e la pace, un incontro dedicato al tema del conflitto nel pensiero europeo. Giovedì 6 novembre alle ore 18.00, presso la Sala delle Colonne di Ca’ Giustinian, sede della Biennale di Venezia, il filosofo Massimo Cacciari terrà una Lectio Magistralis dal titolo La morte dello jus belli ispirata da due testi fondamentali: Zum ewigen Frieden (Per la pace perpetua) di Immanuel Kant e Der Friede (La pace – Una parola ai giovani d’Europa e ai giovani del mondo) di Ernst Jünger. All’incontro parteciperanno Monsignor Francesco Moraglia, Patriarca di Venezia, e Pietrangelo Buttafuoco, Presidente della Biennale di Venezia.

    Link

    Patriarca di Venezia


  • Jane Goodall – Lo sguardo

    JANE GOODALL

    Jane Goodhall Institute Italia

    #etologia #janegoodall #scimpanzé

    L’infanzia e i primi insegnamenti dagli animali
    Valerie Jane Morris-Goodall nacque a Londra il 3 aprile 1934. Fin da bambina mostrò un’osservazione instancabile del mondo naturale. Raccontava spesso l’episodio in cui, a cinque anni, rimase per ore in silenzio nell’aia di una fattoria per capire come una gallina deponeva le uova. Da quel giorno sua madre comprese che quella curiosità avrebbe segnato il destino della figlia.

    La giovane Jane non fu però affascinata subito dagli scimpanzé, bensì dai cani di famiglia, ai quali attribuiva una personalità distinta e capacità emotive complesse. “Sono stati i miei primi maestri” ripeteva, spiegando che da loro imparò il valore del legame di fiducia e l’importanza di considerare gli animali come individui.

    Cresciuta leggendo Tarzan e Dr. Dolittle, coltivò il sogno di vivere in Africa per studiare gli animali nel loro ambiente naturale. Un desiderio allora fuori portata, specie per una donna priva di formazione universitaria scientifica.


    L’incontro decisivo con Louis Leakey
    La svolta arrivò a 23 anni, quando si recò in Kenya per visitare un’amica. Qui conobbe il paleoantropologo Louis Leakey, che cercava un osservatore capace di studiare gli scimpanzé nel loro habitat per raccogliere indizi sull’evoluzione umana. Leakey scelse Jane proprio per la sua tenacia e il suo sguardo non condizionato dall’accademia.

    Nel luglio 1960 Goodall arrivò, accompagnata dalla madre, nel Gombe Stream Reserve, sulle rive del lago Tanganica in Tanzania. Iniziò così un lavoro che avrebbe cambiato per sempre la primatologia.

    Le scoperte rivoluzionarie a Gombe
    Nel settembre 1960 osservò per la prima volta David Greybeard, uno scimpanzé maschio adulto, usare un ramoscello per estrarre termiti da un nido. L’uso di strumenti era considerato una capacità esclusivamente umana. Leakey, informato della scoperta, commentò: “Dobbiamo ora ridefinire l’uso degli strumenti, ridefinire l’uomo o accettare gli scimpanzé come esseri umani”.

    Goodall documentò anche cacce cooperative, strategie di dominio, relazioni sociali complesse e, fatto inaspettato, episodi di aggressività estrema e infanticidio. Ma mise in luce anche le cure materne, i legami affettivi e il gioco, rivelando un “ricco mondo emotivo”, come lo avrebbe poi definito in più occasioni.

    Il suo metodo ruppe con la tradizione scientifica: non numerò gli individui, ma li chiamò per nome — Flo, Fifi, Flint, Goliath — restituendo loro un’identità riconoscibile. Questa scelta, criticata inizialmente, contribuì a sensibilizzare l’opinione pubblica sulla personalità degli animali.

    Continua l’articolo


IL LAVORO DEL LUTTO – MASSIMO RECALCATI


Massimo Recalcati – Il lavoro del Lutto

#massimorecalcati #lutto

Il Lavoro del lutto

Siamo fatti per vivere, la morte è sempre prematura” 

Lo psicoanalista Massimo Recalcati, dal palco dell’Arena del Sole alla Repubblica delle Idee a Bologna, riflette sul tema della morte nel monologo “Il lavoro del Lutto”.

Libro

La cura

Libro Recalcati: “Incontrare l’Assenza


Gallerie dell’Accademia di Venezia


Gallerie dell’Accademia di Venezia

Da Palazzo Franchetti, Ponte dell’Accademia

Scrivo il post, da visitatrice, fruitrice di Musei, Esposizioni, Mostre da oltre 35 anni e con cadenza regolare; opinione dunque personale quanto segue…

Visitato per poter ammirare “La Tempesta” di Giorgione. Il Sistema Museale veneziano ha nel suo patrimonio certamente opere inestimabili, qua ritrovabili. (Solo per questo vale 4 stelle, 5 l’Architettura del Palladio)

La Galleria per come è sviluppata non mi ha entusiasmato particolarmente per fruibilità e scelte espositive. Agèe
Ho trovato con più “carattere” il ponte dell’Accademia che l’edificio in sé e il contesto esterno (per come è fruito/trattato/valorizzato/vivo). All’interno  il bookshop è nutrito ed è subito all’entrata. (L’idea di fare cassa facile, si percepisce nettamente, come per il Correr e tutta San Marco).
Il percorso si sviluppa al piano superiore, con le varie sale tematiche, per poi tornare con l’ultima sala con i capolavori di Tintoretto e Veronese(piano terra). Diverse opere e sale erano in allestimento e fuori per mostre.
Tralascio volutamente di elencare la grandezza degli autori e delle opere esposte che si presentano da sole e con l’audio guida, mi soffermo sullo spazio e il percorso espositivo. (Sito consultabile, degno di nota)

Illuminazione non idonea, arredi, colori e pannelli vetusti. Coinvolgimento del visitatore all’interno di un percorso sensoriale con l’ultilizzo della tecnologia, assente. Sicuramente ha bisogno di una riconcezione più smart degli allestimenti e dei percorsi. (Interattività, realtà aumentata, suoni, visita virtuale o in 3d, gaming, tablet/meta dati per le opere scelte più importanti, audio_guida con IA…)

Degna di nota la collezione di opere del Casanova e le opere del Vedutismo e Paesaggismo (Il Sito offre la possibilità di vedere la Gallery delle sale espositive)

Giugno 2023

#Venezia #Gallerie #Arte #Architettura

Che cosa è un Museo oggi?

Innovazione nei Musei, quando la tecnologia rinnova l’Arte

Il nuovo Museo è inclusivo e sostenibile

Articolo di Finestre sull’Arte

museo?
Musei, non basta parlare di valorizzazione. Che cosa dovrebbe essere un museo?