La differenza rilevante non passa tra credenti e non credenti, ma tra pensanti e non pensanti.
Norberto Bobbio
#vitomancuso “Il bisogno di #pensare”
Ebbene io vi chiedo: quale punto di appoggio avete per sollevare il vostro mondo dalle bassure dell’esistenza quotidiana? Oppure non ve ne curate? Oppure preferite stare bassi, rasoterra, a volte perfino strisciare, perché si fa meno fatica e non c’è pericolo di cadere?
“Il bisogno di pensare”
Coloro che non sono innamorati della bellezza, della giustizia e della sapienza sono incapaci di pensiero.
Nasciamo e moriamo come individui, non come familia; siamo individui che stipulano accordi, il cui obbiettivo è la sopravvivenza ad ogni costo. Su questo si basa(si deve) la società, non sulla “schiavitù”. @kolonistuga
Quali sono le sfide e come evolve il mondo del lavoro e della produzione? Domande che aprono ulteriori interrogativi sugli effetti collaterali del progresso legati all’ambiente e ai diritti. Riflessione che torna coadiuvata dal piacere della fotografia nella terza edizione della Biennale Foto/Industria 2017 di Bologna, festival promosso dalla Fondazione Mast in collaborazione con il Comune di Bologna e sotto la direzione di François Hébel. Quattordici mostre, dal 12 ottobre al 19 novembre, che ruotano in particolare attorno ai temi dell’identità e dell’illusione.
Quattordici luoghi attraversati da migliaia di visitatori per l’unico grande evento sulla fotografia della città.
« Le utopie consolano; se infatti non hanno luogo reale si schiudono tuttavia in uno spazio meraviglioso e liscio; aprono città dai vasti viali, giardini ben piantati, paesi facili anche se il loro accesso è chimerico. Le eterotopie inquietano, senz’altro perché minano segretamente il linguaggio, perché vietano di nominare questo e quello, perché spezzano e aggrovigliano i luoghi comuni, perché devastano anzi tempo la «sintassi» e non soltanto quella che costruisce le frasi, ma quella meno manifesta che fa «tenere insieme»…le parole e le cose. È per questo che le utopie consentono le favole e i discorsi: si collocano nel rettifilo del linguaggio, nella dimensione fondamentale della fabula; le eterotopie (come quelle che troviamo tanto frequentemente in Borges) inaridiscono il discorso, bloccano le parole su se stesse, contestano, fin dalla sua radice, ogni possibilità di grammatica, dipanano i miti e rendono sterile il lirismo delle frasi »
La raccolta di frammenti più antichi è quella dei tessuti copti, mentre le produzioni occidentali (anche locali) e del vicino e medio Oriente coprono un lasso di tempo di svariati secoli, dal medioevo fino alla fine del XIX secolo. Tra questi sono da ricordare i caftani ottomani del XVIII-XIX secolo. Ampio spazio è dedicato ai manufatti ricamati orientali e italiani.
Grande prestigio alla raccolta è dato anche dalla presenza di attrezzature utilizzate nelle varie fasi della produzione dei tessuti, a partire dai grandi telai. In particolare si segnala quello settecentesco, a cui all’inizio del XIX secolo fu applicato il sistema Jacquart a schede perforate, straordinario testimone dell’evoluzione tecnologica nell’epoca della rivoluzione industriale. Un’intera sala è invece dedicata agli strumenti usati per la preparazione dei materiali necessari ai tappezzieri e agli attrezzi impiegati nelle diverse fasi del lavoro.