CARTOLINE POSTALI 1902-1914 – SPERANZA


  • @kolonistuga
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Discorso sulla poesia, Tutte le poesie


#Quasimodo

@kolonistuga

Nel 1959 Salvatore Quasimodo (Modica 1901 – Amalfi 1968) vince il premio Nobel per la letteratura. Il giorno in cui ne riceve la comunicazione una troupe televisiva lo accompagna in diversi momenti. Il giornalista sottolinea l’atteggiamento imperturbabile mantenuto dal poeta di origine siciliana anche in questa solenne occasione: la sua sobrietà richiama la misura classica dei suoi versi. Le telecamere seguono Quasimodo al conservatorio dove insegna, il Giuseppe Verdi di Milano, sua città d’adozione, poi nel suo appartamento di Corso Garibaldi, dove il poeta legge la sua Lettera alla madre e risponde ad alcune domande sulle ragioni dell’attribuzione del Nobel. Immagini della spiaggia di Roccalumera mostrano uno dei luoghi più cari al poeta da giovane.

LA CARNE, LA MORTE E IL DIAVOLO


  di Mario Praz

«L’epiteto romantico e l’antitesi classico-romantico sono approssimazioni da lungo tempo entrate nell’uso. Il filosofo le mette solennemente alla porta esorcizzandole con logica che non erra, ed esse rientrano chete chete per la finestra, e son sempre lì tra i piedi, elusive, assillanti, indispensabili.» Comincia così la monografia comparatistica di Praz, e subito segue l’osservazione che critica letteraria presuppone storia della cultura: «storia della cultura d’un ambiente e storia della cultura d’un individuo».

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DAL MIO TUMBRL:

“Quando entra in scena egli appare come un uomo d’ignota origine, ma sospettato di alti natali e di decaduta fortuna. Severa riservatezza, impenetrabile silenzio, amor della solitudine e frequenti penitenze erano interpretati da alcuni come l’effetto di sventure che affliggevano uno spirito altero e disordinato, da altri come la conseguenza di qualche orribile delitto che riempiva di rimorso una coscienza turbata.” Che passaggio di un incanto sublime, uno specchio, per me…@simonarinaldi-tarabaralla

MUNI – DI ZOLAPREDOSA 1810 – RARISSIMA PREFILATELICA, filigrana – Bologna Governo Provvisorio del 1831


MUNI – DI ZOLAPREDOSA 1810

 

RARISSIMA PREFILATELICA DELLO STESSO ANNO DI

COSTITUZIONE DEL COMUNE DI ZOLA PREDOSA, 3 MESI PRIMA

vedi al link:

http://www.comune.zolapredosa.bo.it/gallery/pagina100-201.html

PREFILATELICA RARSSIMA DELL'ANNO DI COSTITUZIONE DEL COMUNE DI ZOLA PREDOSA 1810
PREFILATELICA RARSSIMA DELL’ANNO DI COSTITUZIONE DEL COMUNE DI ZOLA PREDOSA 1810
PREFILATELICA APERTA
PREFILATELICA APERTA
DETTAGLIO FREGIO FILIGRANA
DETTAGLIO FREGIO FILIGRANA

COLLEZIONISMO-ZOLAPREDOSA

COLLEZIONISMO-ZOLAPREDOSA1-2014-12-03 12.56.56

SI VEDANO ALTRE MIE PREFILATELICHE DI ZOLA PREDOSA

http://www.tarabaralla.net/2010/01/pre-filatelia.html

LINK UTILI

http://www.comune.zolapredosa.bo.it/binary/

comune_zola_predosa/bicentenario/800_belletti_scan.1268652365.pdf

http://www.comune.zolapredosa.bo.it/bicentenario/pagina23.html

http://www.comune.zolapredosa.bo.it/gallery/pagina103-201.html

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Governo Provvisorio 1831

1831

(Data e periodo storico importantissimo per Bologna)

Posacenere – Maioliche Cantagalli Firenze numerato S.552


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http://www.simonarinaldi.com

Link sulla storia della ceramica:

http://www.treccani.it/enciclopedia/cantagalli_(Dizionario-Biografico)/http://www.archivioceramica.com/FABBRICHE/C/cantagalli.htm

http://www.simonarinaldi.net

– FILATELIA – Erinnofilia – Erinnofili Bologna – Chiudilettera Ricordo


Bolli Erinnofili

Bologna

Bolli Erinnofili Bologna - Collezionismo

Erinnofili Bologna
Bolli Erinnofili Bologna
erinnofili 1 - bologna

http://www.erinnofilia.com/

Vittorio De Silva

Link Utili:
da Wikipedia:
L’erinnofilia è il collezionismo di bolli chiudilettera del tutto simili ai francobolli tranne per il fatto che non hanno, di solito, valore né postale né fiscale.
Molto probabilmente la loro origine si deve all’uso di applicare sul lembo della lettera un’etichetta chiudilettera, sistema che alla metà dell’800 cominciò a sostituire i sigilli di ceralacca.
Ma il termine “bollo chiudilettera” appare limitativo nel descrivere un oggetto che per quasi 100 anni è stato un importante veicolo di storia, cultura, arte e tradizioni in tutti i Paesi del Mondo. Non è un caso che il termine “erinnofilia” derivi dal tedesco “Erinne (rungsmarke)” che significa “ricordo (francobollo)”.[1] Quello di ricordare è stata infatti la vocazione principale dei “bolli chiudilettera”: commemorare un evento passato, annunciare un evento futuro, o anche ricordare come propaganda.
Sotto questo profilo i “bolli chiudilettera” piuttosto che i francobolli o le cartoline postali, sono assimilabili ai manifesti (significativamente gli anglosassoni li chiamano “poster stamps” letteralmente “francobolli manifesto”) e come questi dovevano avere la capacità di catturare subito l’attenzione anche con un’occhiata fuggevole e distratta.
Per questo motivo i “bolli chiudilettera” hanno sviluppato un elevato livello di raffinatezza e di essenzialità grafica che ha anticipato fin dai primi anni del ‘900 i concetti moderni di pubblicità.
A seconda delle diverse finalità per cui venivano prodotti, i “bolli chiudilettera” possono essere divisi in categorie:
Bolli commemorativi realizzati con lo scopo di pubblicizzare o ricordare un avvenimento
Bolli di propaganda tra cui: propaganda autarchicamilitarepoliticareligiosa
Bolli Reggimentali o militari (prodotti quasi tutti in occasione della prima guerra mondiale)
Bolli di assistenza e beneficenza tra cui comitati di preparazione alla guerraCroce RossaTBC
Bolli pubblicitari e turistici
Scorrendo le pagine del “Catalogo degli Erinnofili Italiani dal 1860 al 1945” se ne possono apprezzare i tanti motivi di interesse di questo particolare tipo di collezionismo a partire da quello storico legato alle vicende del risorgimento italiano, della prima e della seconda guerra mondiale e del fascismo, per continuare con l’interesse artistico con tutti i più importanti autori del panorama grafico italiano dall’Art Nouveau al Futurismo, per finire con gli aspetti economici e sociali con riferimento a centinaia di fiere ed eventi che coprono tutto il territorio italiano da Merano a Palermo.
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Bolli Erinnofili Bologna

MANIFATTURA C.A.E.M ORVIETO – CERAMICA UMBRA


C.A.E.M ORVIETO

La BROCCA

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LA CORNACCHIA E LA BROCCA

Una cornacchia, mezza morta di sete,
trovò una brocca che una volta era stata piena d’acqua. Ma quando infilò il becco nella brocca si accorse che vi era rimasto soltanto un po’ d’acqua sul fondo.
Provò e riprovò, ma inutilmente, e alla fine fu presa da disperazione.
Le venne un’idea e, preso un sasso, lo gettò nella brocca.
Poi prese un altro sasso e lo gettò nella brocca.
Ne prese un altro e gettò anche questo nella brocca.
Ne prese un altro e gettò anche questo nella brocca.
Ne prese un altro e gettò anche questo nella brocca.
Ne prese un altro e gettò anche questo nella brocca.
Piano piano vide l’acqua salire verso di sé,
e dopo aver gettati altri sassi riuscì abere e a salvare la sua vita.
( Esopo)

SALE&PEPE

CollezionePersonale
 C.A.E.M ORVIETO
CollezionePersonale

Orvieto

La tradizione ceramica ad Orvieto inizia con i primi insediamenti millenari e accompagna la vita degli abitanti sulla rupe riflettendo nella qualità della produzione la storia stessa della città, con le sue fasi alterne di massimo splendore e di decadenza.Come importante centro dell’Etruria interna prima e come dominante città- stato ai margini della Tuscia medievale poi, fu principalmente in quei due periodi che l’artigianato ceramico raggiunse livelli artistici insuperati che assegnarono a Orvieto un posto di rilievo nella storia della Ceramica.
In epoca etrusca furono sperimentate, non senza innovazioni, tutte le tecniche ceramiche più antiche, dai vari tipi di bucchero in forme eleganti arricchite anche da elaborate decorazioni “a cilindretto“ alle ceramiche dipinte a figure rosse o nere, a quelle cosiddette “argentate“ che imitavano gli oggetti in metallo sbalzato.Ma la manifattura in cui furono raggiunti i risultati artisticamente più rilevanti fu quella della terrecotte architettoniche policrome che sono considerate capolavori di tutta l‘arte etrusca. In epoca medievale risale alla fine del XII secolo la produzione di ceramica dipinta ed invetriata che precede all‘introduzione dello smalto ed al grande sviluppo artistico della maiolica arcaica. Tra la fine del XIII e la metà del XIV secolo i vasellari orvietani, padroneggiando le nuove tecniche, ne svilupparono creativamente le potenzialità espressive, rinnovando sulla varietà delle forme non solo gli apparati decorativi, ma gli stessi criteri della decorazione.
L‘ adozione di un sistema di campitura “a reticolo“, complementare ai disegni geometrici o fantasiosi sui fondi smaltati, conferiva un‘apparente profondità alle superfici dipinte mentre la pratica corrente delle applicazioni a rilievo su alcune forme chiuse di elementi figurativi o simbolici arricchiva realisticamente la tridimensionalità limitata dell‘uso del tornio. Per questa ricerca di carattere estetico che i ceramisti di Orvieto –partecipi dei processi artistici che si sviluppavano sul grande cantiere della cattedrale per la quale fornivano le tessere dei mosaici della facciata- applicarono alla prima maiolica italiana, la produzione raggiunse un livello qualitativamente elevato tanto che il cosiddetto “stile orvietano“ si diffuse in molti centri dell‘Italia medievale in cui era più o meno presente un‘attività ceramistica.
Tra la fine del XIII e la metà del XIV secolo i vasellari orvietani, padroneggiando le nuove tecniche, ne svilupparono creativamente le potenzialità espressive, rinnovando sulla varietà delle forme non solo gli apparati decorativi, ma gli stessi criteri della decorazione.Essendo l’arte ceramica in Orvieto maggiormente sviluppata in epoche antiche come quella etrusca e quella medievale, la sua riscoperta non poteva che essere legata alla ricerca archeologica.
Fu nella seconda metà dell’Ottocento, infatti, che iniziarono le campagne di scavo per riportare alla luce i templi e le necropoli etrusche e, con esse, nacque anche l’interesse per tutti i materiali ceramici sepolti sotto terra e nelle tombe.Analogamente fu nei primi anni del Novecento che si verificò l’inattesa scoperta di particolari giacimenti nel sottosuolo della città, cioè numerosi “butti” scavati sistematicamente sotto le case medievali dove si erano ben conservati in notevole quantità ceramiche frammentarie, ma ricostruibili spesso integralmente, dei secoli XII – XVII.Lo svuotamento febbrile di quei “butti”, che divenne un’attività redditizia per gli antiquari, restituì una documentazione eccezionale della produzione orvietana di maiolica arcaica fino ad allora del tutto ignota e i più importanti musei del mondo se ne procurarono facilmente molti esemplari.
Soltanto una minima parte dei materiali estratti dai “butti” restò patrimonio cittadino, ma la “scoperta” della maiolica arcaica orvietana e la consapevolezza della sua importanza furono uno straordinario incentivo per la rinascita e il rilancio della produzione.Nel 1919, proprio con il proponimento di una rivisitazione della ceramica medievale, fu fondata l’Arte dei Vascellari di Orvieto, e quell’esperienza trovò continuità nei decenni successivi con l’attività di Ilario Ciaurro il quale, con la sua opera di rinnovamento, consolidò quella tradizione a cui ancora oggi si fa riferimento nelle botteghe artigiane orvietane.
Per maggiori informazioni:

Attestato Medaglia D’Oro Camera dì Commercio Industria e Agricoltura di Bologna – Attilio Rinaldi



Questione di stirpe!

Mio Bisnonno

Attilio Rinaldi

 

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Camera di Commercio Industria e Agricoltura – Bologna

Medaglia D’Oro all’Azienda “Rinaldi Attilio” per gli 85 anni di

Attività Agricola

in Zola Predosa dal 1881 –

7 Maggio 1966

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Curiosità:

 • Il Regno d’Italia ha una superficie di 296.323 km quadrati. I comuni sono 8.259, i centri abitati 23.160. Il 72,7% della popolazione vive nei centri abitati. Densità: 96,0 abitanti per km quadrato.

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La produzione agricola nel 1881 

• Quest’anno si sono prodotti: 28 milioni e 864mila quintali di frumento, 14,390 milioni di quintali di granoturco, 4,213 di riso, 2,443 di avena, 2,099 di orzo, 1,130 di segale.

• Altri prodotti (in migliaia di quintali):

Patate: 10.085

Olive: 9.577

Olio d’oliva: 1.199

Arance: 2.256

Limoni: 2.301

Tabacco: 57

Vino: 25,832 milioni di ettolitri [b1]

• Il Regno d’Italia ha 5 milioni e 252mila ettari di boschi. [b1]

Bestiame. I bovini sono 4 milioni e 783mila, gli ovini e caprini 10,612 milioni, i suini 2,064 milioni, gli equini 1,613 milioni. [b1]

• Macellati 992mila bovini, 7,432 milioni di ovini e caprini, 3,064 milioni di suini, 32mila equini, 435mila quintali di pollame e 133mila di conigli e selvaggina.

• Prodotti: 1,904 milioni di quintali di uova, 22,417 milioni di quintali di latte (di cui 9,404 destinati al consumo diretto), 204mila quintali di burro, 783mila quintali di formaggio. E poi 39.564 tonnellate di bozzoli, 9.885 tonnellate di lana sucida (da lavorare). [b1]

• Pesce pescato: 623mila quintali. [c]

Prezzi. Prezzi medi al consumo, al chilo, di alcuni prodotti del comparto alimentare. Valori in lire dell’epoca, tra parentesi in euro del 2010.

Pane: 0,43 (1,71)

Pasta: 0,66 (2,63)

Riso: 0,50 (1,99)

Patate: 0,17 (0,68)

Carne bovina: 1,34 (5,34)

Carne suina: 1,78 (7,09)

Burro: 2,90 (11,55)

Zucchero: 1,65 (6,57)

Caffè: 3,18 (12,67)

Latte: 0,33 (1,27) al litro

Olio d’oliva: 1,36 (5,38) al litro

Vino: 0,60 (2,39) al litro

Uova: 0,08 (0,32) al pezzo [f]

Il Romanzo Mensile – Agosto 1930 – Giacinto Innamorato Profumo – Illustrazione di LUCIO VENNA


Il Romanzo Mensile – Agosto 1930

La Signorina Dattilografa

di Marcello Idiers

La Signorina dattilografa di Marcello Idiers

§

 Il mondo nel 2030

Lord Birkenhead, il ben noto uomo di stato inglese, ha pubblicato sotto il titolo “Il mondo nel 2030” una serie di bozzetti. Per lui, fra cent’anni , la telegrafia senza fili e la televisione stereoscopica avranno sconvolto completamente le consuetudini sociali.  Nel 2030 gli oratori indicati da ogni partito politico potranno parlare ad ogni elettore in modo tanto efficace come ora al Parlamento. In venti minuti, una volta pronunciato l’ultimo discorso, sarà possibile conoscere e pubblicare la volontà d’una giuria nazionale su qualsiasi soggetto. Ma gli elettori avranno piacere di partecipare alle discussioni politiche?  “Sì, – afferma Lord Birkenhead, – perché allora le macchine avranno fatto tale progresso che nelle officine si lavorerà soltanto sedici ore alla settimana, e ci sarà tempo a sufficienza per lo studio, la ricreazione e le occupazioni politiche.”

§

Illustrazione di Lucio Venna
Giacinto Innamorato Profumo

Splendida illustrazione in IV di copertina di LUCIO VENNA

Lucio Venna, pseudonimo di Giuseppe Landsmann, (Venezia28 dicembre 1897 – Firenze4 settembre 1974), è stato un pittore italiano, esponente del movimento futurista.

Periodo Cartellonistica

Nel 1922 l’artista ha già abbandonato la pittura; deluso e avvilito per le sorti del sogno futurista, ormai pressato dai venti del ritorno all’ordine, inizia a disegnare i primi cartelli pubblicitari sollecitato – sembra – dall’amico Emilio Notte. Rientra a Firenze ed apre uno studio pubblicitario in Borgo Albizi dedicandosi a tempo pieno all’arte cartellonistica. In quindici anni di lavoro (1922-1937) disegnerà un centinaio di manifesti e moltissime locandine; pieghevoli, copertine per riviste, calendari, numerosi marchi aziendali, ecc., apportando anche in questa attività l’esperienza futurista e trasferendola con una prestigiosa qualità creativa e formale nelle Creazioni Venna. Insieme ad altri protagonisti degli anni ’20, quali SepoNizzoliDeperoCassandre, contribuirà al rinnovamento del cartellone pubblicitario europeo. Alla fine del 1937 interrompe il mestiere di cartellonista, riprendendolo solo occasionalmente negli anni successivi, per ritornare qualche anno dopo alla pittura. Fra il 1938 ed i primi anni Quaranta, Lucio Venna assume la direzione tecnico-artistica della “Scena Illustrata” (antica rivista fiorentina fondata da Pilade Pollazzi) e realizza una serie di copertine per il mensile e l’annuario dell’Almanacco e per alcuni libri. La ripresa della pittura è definitiva fino all’anno della sua scomparsa (avvenuta a Firenze il 4 settembre del 1974); ma l’ultimo ventennio dell’artista si concentrerà soprattutto sulle pietre e sugli zinchi litografici dello studio di piazza Savonarola e sulle lezioni cartellonistiche all’Istituto d’Arte fiorentino.

Link utili su LUCIO VENNA

OPERA FUTURISTA E OPERE INEDITE

http://www.fidolini.it/pdf/lucio_venna_10_disegni_inediti.pdf

http://www.fidolini.it/pdf/opera_futurista_di_lucio_venna.pdf

Il terremoto di Casamicciola – 28 Luglio 1883 – Libretto Funebre CLEMENTINA De RISEIS – ISCHIA


Per la sua violenza e drammaticità, il terremoto entrò in locuzioni come “Qui succede Casamicciola”, per dire che succede un putiferio.

Il terremoto di #Casamicciola

28 Luglio 1883

 Libretto Funebre CLEMENTINA De RISEIS

ANDINA


Libretto Funebre

28 Luglio 1883

CLEMENTINA DE RISEIS

detta ANDINA

Ahi! tu passasti, eterno

Sospiro mio: passasti; e fia campagna

D’ogni mio vago immaginar, di tutti

I miei teneri sensi, i tristi e cari

Moti del cor, la rimembranza acerba!

Leopardi



Andina fu il nome che ella diede a sè stessa.

Era Clementina e chiamò sè stessa

medesima Andina. (fiore o dolce fiore).

Parve sì dolce quel caro nomignolo

balbettato da due labbruzze di paradiso,

che non fu mai chiamata in altra guisa.[…]

[…]Infranta che fu per pochi istanti – e che istanti crudeli!-

l’armonia della natura, ella morì, e la sua morte

fu un volo rapidissimo verso l’eterna

bellezza, l’eterna armonia dell’amore.

Andina!Andina!, diletta nostra, ora che vivi

fra i beati, prega per coloro

che oggi piangono nell’umano dolore,

le perdute speranze della tua vita.

LA ZIA TERESA

Pagg. 50 e 51

§

[…] In una chiesetta, tra i pochi edifici risparmiati

dall’orribile flagello, nell’angolo vicino la porta giaceva

la piccola ANDINA.

Tremante sollevai la bianca coverta che l’avvolgeva.

Attorno attorno il silenzio e lo squallore della morte-

qua e là lenzuoli funerari covrivano altri cadaveri- tutto

era solenne e sacro.

Immobile, io rimasi lungamente a contemplare

quel caro corpicciuolo, senza poterlo

baciare nemmeno.

§

La testa mollemente reclinata sul guanciale,

poggiando la bianca manina sul mento bellissimo,

col sorriso che le sfiorava le labbra,

dormiva la povera ANDINA.

Allora allora la mamma sua amorosa, baciandola,

l’aveva benedetta, quando il terreno dell’isola

d’ISCHIA tremò tutto, sprofondò, e nella ruina

sua spense l’angiolo che dormiva.

Fu si rapida la sua fine, che non potè

dire nemmeno  mamma – la morte, nella

sua crudeltà, pietosa, non volle

che soffrisse un istante solo.

E lei, la sventurata madre, a pochi passi di distanza

dall’amor suo, vederlo morire, essere impotente

a soccorrerlo, sprofondata pur essa nell’abisso,

e non avere il conforto crudele di

carezzarlo morto………………….

……………………………

[…]

CARLO ALTOBELLI

Sul terremoto di Casamicciola

Il terremoto di Casamicciola fu un sisma che colpì l’omonima località dell’isola d’Ischia e i territori circostanti, alle ore 21:30 del 28 luglio 1883.

Dati Storici

Alle 21.30 circa del 28 luglio 1883 un violento #terremoto colpì la località di #Casamicciola, nell’isola d’Ischia, e i comuni limitrofi, soprattuttoLacco Ameno e Forio. La scossa tellurica, di tipo sussultorio e ondulatorio[2], durò 13 secondi e fu valutata, nell’epicentro, del X grado dellascala Mercalli[1]; la magnitudo, espressa secondo la scala Richter, è stata successivamente calcolata pari a 5,8[1]: l’apparente discrepanza pare dovuta alla superficialità dell’ipocentro.[3]

Le vittime furono 2.313, di cui la maggior parte a Casamicciola (1.784), Lacco Ameno (146) e Forio (345); altre vittime a Barano (10) e Serrara Fontana (28). I feriti furono complessivamente 762. A Casamicciola, che all’epoca contava 4.300 abitanti, la maggior parte delle abitazioni crollò (79,9%), le rimanenti furono danneggiate (19,9%), una sola restò illesa. Il terremoto fu avvertito con intensità molto diverse in tutta l’isola e anche nella vicina isola di Procida, inoltre a Pozzuoli e a Napoli (IV grado Mercalli).[4]

Le prime notizie del disastro giunsero a Napoli verso la mezzanotte del giorno stesso, ma la macchina dei soccorsi (anche a causa delle difficoltà nelle comunicazioni, non funzionando più il telegrafo), si mosse con una certa lentezza, riscattata dall’eroismo dei singoli.[5]

Le scosse di assestamento furono parecchie, la più forte fu avvertita il 3 agosto. Il sisma era stato preceduto da un fenomeno di minore intensità, dell’ordine di IX gradi della scala Mercalli, il 4 marzo 1881; le località maggiormente colpite erano state Casamicciola e Lacco Ameno; la scossa, durata sette secondi, aveva provocato 126 morti e un numero imprecisato di feriti.[6]

Tra le vittime del terremoto vi furono anche i genitori e la sorella del futuro filosofo Benedetto Croce, il quale – allora diciassettenne – fu estratto vivo dalle macerie.

Per la sua violenza e drammaticità, il terremoto entrò in locuzioni come “Qui succede Casamicciola”, per dire che succede un putiferio.

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